“Se l´Unione europea non cesserà di sostenere le rivolte in corso in Libia, Tripoli cesserà ogni cooperazione con la Ue in materia di gestione dei flussi migratori”: questo, secondo Repubblica, il messaggio mandato dal governo libico alla presidenza ungherese dell’Unione europea il 20 febbraio. Una minaccia inquietante, perché “se si rompe l´argine libico, decine di migliaia di extracomunitari, che da mesi sono ‘prigionieri’ in Libia dove lavorano come schiavi oppure rinchiusi in centri di accoglienza, sarà un esodo biblico. […] Da settimane i trafficanti di esseri umani, spesso in società con militari e poliziotti che in cambio di denaro chiudono un occhio per far partire dalle coste libiche migliaia di nigeriani, somali, eritrei e di altri paesi del Corno d´Africa, si starebbero organizzando per far imbarcare migliaia e migliaia di disperati”, aggiunge il quotidiano romano. “Negli ambienti della nostra diplomazia non si fa mistero di tifare perché il leader Gheddafi riprenda il controllo della situazione”, scrive La Stampa, secondo cui la posizione del ministero degli esteri italiano è che “la rivolta non è mossa da un anelito di libertà come in Tunisia o in Egitto, ma da progetti di fondazione di uno Stato islamista integralista”.

"L’Unione Europea ha deciso di affrontare il regime del colonnello Gheddafi”, constata Le Temps. “Arrivati a Bruxelles domenica sera (20 febbraio) per una cena in buona parte dedicata alla crisi libica, i ministri degli esteri dei Ventisette hanno esortato il regime libico a rispondere alle ‘legittime’ aspirazioni del suo popolo, e a cessare immediatamente la repressione sanguinosa delle manifestazioni”. Nei confronti della Libia, l’Ue si trova in una “posizione estremamente delicata”, prosegue il quotidiano ginevrino. Da anni gli atteggiamenti del colonnello Gheddafi mettono a dura prova i nervi dei Ventisette, come accadde per esempio nel caso degli svizzeri arrestati a Tripoli. Ma l’importanza di questo paese per i rifornimenti energetici dell’Unione e per i flussi migratori dall’Africa sub sahariana – ha quasi 2.000 chilometri di coste e 4.000 di frontiera con sei paesi africani – ne fanno una vera e propria bomba a orologeria alle porte d’Europa. In ogni caso, “l’appello lanciato da Catherine Ashton a Tripoli il 20 febbraio, con cui auspica un dialogo aperto e significativo”, non è pienamente condiviso da tutti i paesi membri dell’Ue. “L’Italia e la Repubblica Ceca domenica sera si sono rifiutate di condannare apertamente la Libia, lasciando presagire che se la situazione dovesse precipitare tra i Ventisette scoppieranno inevitabilmente accese discussioni” scrive ancora Le Temps.