L’accordo raggiunto il 16 marzo tra Cipro, l’Eurogruppo e il Fondo monetario internazionale prevede una tassa del 6,6 per cento sui depositi inferiori a centomila euro e del 9,9 per cento sugli altri. Definita “arbitraria” e “rischiosa espropriazione”, la misura minaccia la solidarietà tra paesi dell’eurozona e la libera circolazione dei capitali all’interno dell’Unione, sottolineano i commentatori.

Con il titolo “l’Europa mette a punto un altro salvataggio pasticciato”, il Financial Times condanna la sorprendente tassa sui depositi bancari, aggiungendo che “proprio quando l’eurozona aveva intrapreso il cammino virtuoso nella lotta contro una crisi del debito in continua mutazione, è ripiombata nel vecchio vizio”.

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Per quanto possa essere legale, questa orrenda violazione dello spirito della garanzia sui depositi (nell’Ue ai piccoli risparmiatori è garantito che i depositi fino a centomila euro sono intoccabili a prescindere dalle condizioni di salute della banca) tradisce quelli che hanno più da perdere e meno colpe. […] Davanti al naufragio di uno stato membro, anziché tirare un salvagente a Cipro i leader gli hanno messo una pietra al collo. […] Considerando il bilancio delle banche cipriote era inevitabile colpire alcuni depositi, ma la tesi del presidente Nicos Anastasiades secondo cui non esistevano alternative al piano attuale è un insulto ai piccoli risparmiatori e imprenditori ciprioti. […] I rischi per l’Europa adesso sono molto alti […] e il maggiore è di natura politica. L’imposizione dell’austerity universale, combinata con il trattamento di favore riservato ai grandi investitori, sta intossicando sempre di più gli elettori europei. I leader del vecchio continente hanno appena aggiunto benzina sul fuoco. 

Secondo il portoghese Público il piano di salvataggio non è altro che “un’appropriazione indebita” da parte dell’Eurogruppo, accusato di introdurre la confisca e alcune pratiche arbitrarie nella politica Ue.

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Le parole le conosciamo già. Ancora una volta dicono che non c’era alternativa, e questa soluzione era la meno dolorosa. Ma l’orrendo piano di salvataggio di Cipro approvato dai ministri dell’Eurogruppo sabato mattina mostra che il valore delle parole nell’Unione europea sta subendo una fortissima svalutazione. Dove un tempo c’erano cittadini europei con i loro diritti, ora ci sono persone che possono subire una scrematura dei loro depositi bancari senza essere avvertite, come sta accadendo a Cipro. […] Ormai l’arbitrarietà e il totale disprezzo per le regole e i valori sono un’abitudine dell’Ue. Questo fine settimana ha segnato un passaggio triste della storia europea. […] La democrazia è diventata relativa, e il ricatto ha sostituito la solidarietà. Le parole sono cambiate. Questa è la vera crisi dell’Europa.

“Un’imposta sui risparmi è una cosa buona, ma espropriare il denaro ai ciprioti potrebbe rivelarsi devastante”, scrive Trouw. Pur comprendendo lo sdegno dell’opinione pubblica, il quotidiano di Amsterdam sottolinea che Cipro è stato un paradiso fiscale molto attraente per i correntisti, e l’isola sembra ormai diventata una “meta molto popolare per i soldi sporchi”. L’idea di alleviare i problemi finanziari dell’isola

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è encomiabile, […] ma l’accordo raggiunto nel fine settimana a Bruxelles si configura come esproprio. I correntisti hanno perso parte dei loro risparmi, e questo non si applica soltanto ai ricchi russi, ma anche ai piccoli risparmiatori ciprioti.

Il quotidiano milanese Il Sole 24 Ore crede che attingere ai conti correnti di Cipro per garantire il bailout crei “un precedente pericoloso che intacca la fiducia”. “Che fine fa la libertà di movimento di capitali nella Ue?”, si domanda il giornale

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Certo, i principali contribuenti dell'imposta sui conti correnti saranno capitali russi, spesso attratti da una legislazione fiscale generosa e da una normativa antiriciclaggio molto vaga: ma questi fattori non bastano a fugare i dubbi di una mossa spericolata e destinata a lasciare un segno indelebile tra i risparmiatori, che hanno cuore di coniglio, gambe di lepre e memoria di elefante.

“Tassare per salvare”, riassume Kommersant a Mosca. Tassando i depositi bancari “l’Ue ha deciso di salvare il sistema bancario cipriota con i risparmi russi senza consultare la Russia”, sottolinea il quotidiano. Secondo Kommersant l’ammontare complessivo degli averi russi nelle banche cipriote ammonta a 20 miliardi di dollari [15,43 miliardi di euro] su un totale di 90 miliardi di dollari [69,46 miliardi di euro]. Il presidente Vladimir Putin ha definito il piano di aiuti “ingiusto, non professionale e pericoloso”, ma il quotidiano sottolinea che

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il governo russo ha parlato così tanto, dopo il 2011, di “de-offshorizzazione” dell’economia cipriota [ovvero di rimpatriare i capitali russi depositati in paesi come Cipro], che non ha il diritto morale di condannare il sostegno più efficace per il governo di Cipro. […] Il senso nascosto di questa imposta è il mantenimento dello statu quo, perché il ministero delle finanze russo aveva posto come condizione del rinnovamento del prestito a Cipro la divulgazione di informazioni sui beneficiari russi dell’economia cipriota.

“Nessuno può misurare le conseguenze di questa decisione”, sottolinea Le Monde, concentrandosi in particolare “sul possibile effetto contagio del piano cipriota”.

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Gli europei e l’Fmi si sono assunti il rischio di alimentare la sfiducia nei confronti della moneta unica. Lunedì mattina le borse e l’euro erano in ribasso. A questo punto conviene assicurarsi che i risparmiatori spagnoli, portoghesi, irlandesi e italiani non ritirino i loro risparmi per poca fiducia nella sicurezza dei depositi bancari.

In Germania la Süddeutsche Zeitung sottolinea che questo “attacco ai risparmi” è “l’ultimo tabù infranto” nella crisi dell’euro:

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Certo, la situazione era complicata. I negoziati per un piano di salvataggio di Cipro duravano da nove mesi, e nessuno voleva fare un passo indietro. […] La Germania è la più grande economia dell’eurozona, e questo comporta una maggiore responsabilità finanziaria. Nel dubbio, Berlino dovrà pagare di più, ma questo non vuol dire che la Germania ha un peso maggiore nelle decisioni che riguardano l’euro, perché è soltanto uno dei 17 paesi dell’eurozona. Le somme che la Francia, l’Italia e la Spagna dovranno pagare sono poco inferiori a quelle versate dai tedeschi, ma a nessuno di quei paesi è venuta voglia di utilizzare la piccola Cipro per vedere che succede quando si rompe un altro tabù e si pregano i risparmiatori di passare alla cassa.