Durante il vertice è stata affrontata anche l’adozione del budget Ue per il periodo 2014-2020, a rischio fino all’ultimo minuto a causa della minaccia di Londra di non votarla se il ribasso del suo contributo fosse stato messo in discussione. 

Les Echos valuta positivamente i sei miliardi di euro messi “sul tavolo dall’Europa per l’occupazione dei giovani”. Il quotidiano economico ricorda le condizioni che hanno permesso ai 27 di “impegnarsi seriamente per affrontare la nuova priorità”: 

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una volontà di pacificazione da parte della Francia dopo una settimana di tensioni con la Commissione europea; un compromesso dell’ultimo minuto sul budget europeo dopo mesi di negoziati; un accordo in extremis tra i ministri delle finanze sulle regole per il fallimento delle banche dopo un anno di discussioni. 

Sul portoghese Público José Manuel Fernandes critica i summit Ue che si sono susseguiti dal 2010 con l’obiettivo di “salvare l’euro e scongiurare l’apocalisse”: 

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un altro mese di giugno, un altro vertice europeo. Più una manciata di niente. Il programma per combattere la disoccupazione giovanile non è soltanto incredibilmente limitato in termini di fondi, ma ripropone la solita ricetta inefficace nel quadro della fallimentare “strategia di Lisbona”. Eppure questo sembra il massimo che l’Europa è in grado di fare in questo momento. 

“Un anno e 1,7 milioni di disoccupati più tardi, l’Europa propone la solita ricetta”, gli fa eco El País. Secondo il quotidiano la decisione di stanziare 6 miliardi di euro per la creazione di nuovi posti di lavoro nel 2014-2015 più altri 2 miliardi fino al 2020 è “parziale e relativamente modesta”:

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Sei anni dopo lo scoppio della crisi, 27 milioni di europei non hanno un lavoro. Una marea con le braccia incrociate che equivale alla popolazione del Belgio, dell’Austria, della Danimarca e dell’Irlanda messe assieme. […] Circa mezzo milione di disoccupati sono saltati fuori in Spagna, vero focolaio di disoccupazione del continente. E intanto della crescita neanche l’ombra. 

“Lavoro per i giovani dell’Unione europea: tante chiacchiere e pochi soldi”, scrive Gazeta Wyborcza. I 6 miliardi che saranno spesi tra il 2014 e il 2020 non basteranno, spiega al quotidiano polacco André Sapir del Bruegel Centre: 

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i progetti designati soltanto per i giovani non faranno una “grande differenza”, perché il problema è legato alla disoccupazione di tutte le fasce d’età e anche alla crescita economica (o meglio alla sua assenza). Penso che le nostre “garanzie per i giovani” siano soltanto noccioline, perché senza un ritorno alla crescita economica non creeranno nuovi posti di lavoro. 

I miliardi stanziati per stimolare l’occupazione giovanile provengono dal bilancio Ue per il periodo 2014-2020, concordato per l’occasione dai leader europei. Tuttavia, nota il quotidiano di Varsavia, prima del voto finale al Parlamento europeo ci vorranno settimane: 

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Il parlamento europeo voterà una risoluzione non vincolante a favore del budget martedì o mercoledì prossimo. Ma bisognerà aspettare la fine delle vacanze estive prima che i parlamentari approvino formalmente gli atti legali che riguardano il budget 2014-2020. […] Se i paesi Ue manterranno la promessa di aumentare leggermente i fondi per l’anno in corso, è molto probabile che l’esito del voto sul budget per i prossimi sette anni sia positivo.

Un incontro tra “leader contenti di limitarsi a ribadire accordi stretti in precedenza” ha rischiato di prendere una brutta piega quando il primo ministro britannico David Cameron ha chiesto una garanzia che non ci sarebbero stati cambiamenti alla discussa riduzione del contributo per il Regno Unito, scrive European Voice. Il sito d’informazioni ricorda che

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durante i vertici di dicembre e febbraio il Regno Unito aveva resistito alle richieste della Francia di cancellare o ridimensionare la riduzione britannica, ma da quel momento Parigi ha continuato a fare pressione per una modifica che secondo i calcoli britannici obbligherebbe il governo di Londra a versare 351 milioni di euro addizionali nel budget Ue per i prossimi sette anni.

Complessivamente, scrive Adriana Cerretelli sul Sole 24 Ore, le misure concordate a Bruxelles non rappresentano un passo avanti decisivo, e l’Ue continua a muoversi come un “pachiderma” rispetto al dinamismo dei suoi concorrenti, in primis gli Stati Uniti.

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Lo sblocco del bilancio pluriennale (2014-20) dell'Unione offre i mezzi concreti per agire. Che però sono obiettivamente scarsi. […] I 6 miliardi dal 2014 saranno spartiti in due anni tra 5,6 milioni di giovani senza lavoro con meno di 25 anni. Comunque si muova, l'Europa avanza sempre pochino: un po' di aiuti a chi ne ha bisogno ma mai abbastanza. Qualche minima spinta alla crescita ma più che altro simbolica. Perché ciascuno dei Paesi membri deve imparare a cavarsela da solo, generando il proprio sviluppo o cercandolo dove c'è.