Dopo gli attentati di Parigi

“I terroristi hanno appena vinto una battaglia contro di noi”

All'indomani degli attentati terroristici compiuti da dei jihadisti legati all'ISIS e che hanno provocato oltre 128 morti a Parigi e nelle vicinanze, la stampa francese reagisce all'emozione provocata in Francia e all'estero e si interroga sulla fragilità dei dispositivi di prevenzione.

Published on 14 November 2015 at 14:38

Dopo gli attentati di gennaio e l'intervento militare in Siria le autorità francesi erano sul piede di guerra e avevano rafforzato la sorveglianza delle persone sospette, ma non sono riuscite a evitare che un gruppo di terroristi commetta il più grave attentato in Europa da quelli di Madrid del 2004.

“È la Francia, la sua politica, il suo ruolo internazionale che sono presi di mira dai killer, non con attentati mirati come quello di Charlie Hebdo o dell’ipermercato Kosher, ma con una crudeltà indistinta, scatenata per ispirare il terrore a tutto un popolo”, scrive Laurent Joffrin. Secondo il direttore di Libération,

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la società francese deve armarsi di coraggio per non cedere nulla agli assassini, per esercitare la sua vigilanza e la sua volontà incrollabile di far fronte all’orrore appoggiandosi sui principi del diritto e della solidarietà. […] Non si può non collegare questi eventi sanguinosi alla guerra in corso in Medio oriente. La Francia vi è presente. Deve continuare la sua azione senza battere ciglio. Solo l’unità del paese, solida e determinata, appoggiata sui suoi valori, permetterà al paese di vincere la sua sfida più importante.

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Gli autori degli attacchi di venerdì ispirano “rabbia e disgusto”, scrive l'editorialista Jean-Marie Montali su Le Parisien:

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questi barbari di dio, soldati di paccottiglia il cui eroismo consiste nell’uccidere innocenti, massacrano alla cieca perché vogliono mettere la Francia in stato di choc. Paralizzarla. Dividerla. Ma in nome dei veri martiri di ieri, vittime innocenti, e in nome della République, la Francia saprà restare unita e fare fronte.

Per Le Figaro, quello di venerdì è stato “il copione nero temuto dalle forze dell’ordine e dai servizi di intelligence”. Il giornale cita diversi esperti che avevano denunciato come “estremamente probabile” una serie di attacchi come quelli di Parigi, compiuti da

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una squadra più o meno importante di ragazzi che vengono dal teatro di operazioni dove sono stati formati, forse la Siria, forse la Libia, lo Yemen, che trovano armi sul posto (in Francia) e passano all’azione.

“È una prima in Francia in materia di attentati. Diversi kamikaze si sono fatti esplodere”, spiega Le Monde:

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Questi attacchi, chiamati ‘complessi’ riguardo al modus operandi in diverse tappe, sono ispirati a una forma di violenza corrente da diversi anni in Medio Oriente in zone di conflitto come l’Afghanisan, l’Iraq o la Siria, dove regna una forma di violenza dalla quale la Francia si riteneva al riparo.

“Gli attacchi di venerdì 13 costituiscono una rottura nel modo di agire del terrorismo contro la Francia. E questo, su quattro piani diversi”, spiega Jean-Dominique Merchet su L’Opinion:

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gli obiettivi, la simultaneità, l’ampiezza e il metodo, suicida. […] Superando una nuova tappa nella guerra, i terroristi hanno appena vinto una battaglia contro di noi. Il terrorismo è fondamentalmente un’arma di comunicazione di massa: l’eco degli attacchi di venerdì è immensa. È l’effetto che cercano gli autori e l’hanno ottenuto. Il terrore è efficace. […] Gli attacchi di Parigi si svolgono a due settimane dalla COP21, che vedrà convergere verso Parigi decine di capi di stato o di governo. La sfida dal punto di vista della sicurezza, già elevata, diventa notevole. Altro dossier, quello della Siria, con la riunione di sabato a Vienna dei principali paesi coinvolti nella crisi. La Francia sarà in grado di conservare la sua linea – né Bachar El Assad, né Daech – mentre il terrorismo l’ha colpita così duramente?

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