Salute pubblica: L’Europa è a corto di medici

5 dicembre 2018 – VoxEurop

Ondata di pensionamenti, mancanza di formazione di nuovi operatori, migrazione degli operatori verso paesi con condizioni lavorative più favorevoli... nel 2020 in Europa potrebbero mancare 230mila medici.

Nel giro di venti anni, il servizio sanitario pubblico romeno ha perso 5mila medici, circa il 10 per cento degli operatori in servizio, e potrebbero mancargli 12mila terapeuti nei prossimi 15 anni. In Francia si contano il 9,1 per cento di medici di base in meno rispetto a 10 anni fa. In Italia, entro il 2028 potrebbero mancare 34mila dottori. La questione è simile in tutti gli stati membri e non è un problema nuovo. Già nel 2012 la Commissione europea stimava che al continente potrebbero mancare 230mila medici da qui al 2020: questo significa che il 13,5 per cento delle necessità sanitarie degli europei non potrebbero essere gestite.

La Francia ha recentemente annunciato l’intenzione di creare 400 nuovi posti per medici e 4mila per assistenti sanitari. La Romania invece pianifica di rivedere al rialzo il numero di posti per specializzandi. Ma non è sicuro che tali misure saranno sufficienti, perché queste carenze sono in gran parte strutturali.

Medici distribuiti in modo disomogeneo nel territorio

Paradossalmente, il numero di medici aumenta in Europa. Nel decennio 2010-2020 aumenterà del 5 per cento: una percentuale superiore rispetto all’evoluzione media di creazione di posti di lavoro in tutti i settori (3 per cento). Ma restano le difficoltà di reclutamento: la mancanza di candidati con le qualifiche richieste è la causa principale della metà dei posti da medico non occupati nell’Unione europea.

Queste difficoltà si acuiscono nelle zone rurali, soprattutto in Scandinavia, Francia, Estonia o Lettonia, dove i medici si stabiliscono di più nelle città e in misura minore in campagna. In Slovacchia, altro paese in cui il fenomeno è particolarmente marcato, si contano per esempio 6,8 medici ogni 1000 abitanti nelle zone urbane e 2,7 nelle zone rurali, ovvero 2,5 volte in meno. In Ungheria, si registrano 5,1 operatori ogni 1000 abitanti in città, contro i 2,2 presenti nelle campagne.

Operatori sanitari sempre più anziani

Parallelamente, il numero di specialisti aumenta molto più rapidamente rispetto alla quantità di medici di base. Un fenomeno che rischia di amplificarsi, con il massiccio pensionamento che si preannuncia per i prossimi anni. In alcuni paesi la quota di medici con un’età superiore ai 55 anni è considerevole: per citare qualche esempio, si attesta al 55 per cento in Italia, al 47 per cento in Francia e al 48 per cento in Estonia. Gli stati membri, che non hanno adeguatamente affrontato in anticipo il fenomeno, non sono stati in grado di inserire un numero sufficiente di nuovi operatori per colmare la carenza. Questa è una situazione particolarmente sentita soprattutto nell’Europa a 15.

Nei paesi da poco entrati a far parte dell’Unione, il problema è di altra natura: questi stati hanno talvolta difficoltà a trattenere il proprio personale sanitario. Questo avviene anche nei paesi fortemente colpiti dalla crisi, come Portogallo e Grecia, dove il turnover è importante. Le lunghe giornate di lavoro, lo stress, la difficoltà a conciliare vita privata e vita professionale, la remunerazione troppo bassa, la mancanza di infrastrutture di qualità possono spingere a lasciare il proprio impiego o andare a lavorare in un altro paese in grado di offrire condizioni più favorevoli. E, in effetti, tra le professioni regolamentate, i medici sono la categoria che emigra di più in Europa. Si registrano in maniera più consistente i flussi da est verso ovest e da sud verso nord. Questo fenomeno incrementa ulteriormente la mancanza di medici in alcuni paesi come Polonia e Ungheria, mentre stati come la Germania o i paesi scandinavi, ma soprattutto il Regno Unito, ricevono numerosi operatori stranieri.

Nel Regno Unito, la Brexit accentua la mancanza di medici

Finora il National health service (Nhs), il servizio sanitario britannico, si affidava fortemente alla manodopera europea per integrare il suo personale sanitario, tanto che ad oggi i medici provenienti dall’Unione europea costituiscono circa il 10 per cento dei professionisti che esercitano nel Regno Unito.

Ma dal 2015 gli arrivi sono calati. È stato in effetti l’anno in cui David Cameron, l’allora primo ministro, aveva annunciato l’intenzione di tenere un referendum sull’uscita del Regno Unito dall’Unione europea. Dopo la vittoria dei Leave nel referendum del giugno 2016, il governo di Londra si è impegnato affinché i medici europei, tra gli altri, non fossero toccati dalle conseguenze e potessero continuare a lavorare in Regno Unito. Ma le preoccupazioni restano e gli stranieri non si sentono più i benvenuti.

Nel 2017, sono stati registrati 3458 medici provenienti da un altro paese dell’Unione europea, contro i 4644 nel 2014, delineando così un calo del 26 per cento. Uno studio del 2016 mostra che il Regno Unito avrebbe bisogno di 190mila nuovi medici entro il 2027. Verranno formati nuovi operatori, ma ancor più che negli altri paesi, nulla garantisce che questi posti supplementari saranno sufficienti a colmare la carenza nel Regno Unito.

Translated by Andrea Torsello

Questo articolo è pubblicato in collaborazione con The European Data Journalism Network.

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