Nel corso del Consiglio europeo del 17 e 18 ottobre i capi di stato e di governo saranno chiamati a prendere decisioni su temi di rilievo come la Brexit, il bilancio europeo, e l’apertura dei negoziati di adesione all’UE per Albania e Macedonia del Nord. Una questione, quest’ultima, che viene rimandata da più di un anno: prima dal Consiglio europeo del giugno 2018, poi ancora da quello tenutosi in estate.

Nel corso delle ultime settimane le figure più rilevanti delle istituzioni europee si sono spese in favore dell’apertura dei negoziati. Il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk si è recato in visita sia a Tirana che a Skopje per rassicurare i rispettivi capi di governo sulla volontà dell’Unione di intraprendere al più presto l’avvio dei negoziati di adesione.

Il 3 ottobre, inoltre, è stata rilasciata una dichiarazione congiunta firmata dalla Presidente della Commissione Ursula von der Leyen, dal Presidente del Consiglio europeo Donald Tusk, e dal Presidente del Parlamento europeo David Sassoli. “Se l’Ue decide ora di avviare i negoziati di adesione, darà prova della capacità dell’Unione di mantenere le sue promesse e guardare la futuro – si afferma nella dichiarazione – la Macedonia del Nord e l’Albania hanno fatto ciò che abbiamo chiesto loro di fare. Questi risultati hanno richiesto uno sforzo significativo da parte dei loro cittadini, per i quali la prospettiva europea è stata fonte di grande motivazione e determinazione”.

Già due volte comunque la Commissione aveva espresso parere favorevole senza che i negoziati iniziassero. Questa dichiarazione congiunta non ha precedenti ma potrebbe comunque non servire allo scopo: a decidere saranno infatti gli stati membri e su questa questione vi è una forte divisione all’interno del cosiddetto motore franco-tedesco. Se la Germania è uno dei più attivi sostenitori dell’integrazione europea delle repubbliche balcaniche – col Bundestag che ha approvato una mozione in favore dell’apertura dei negoziati la scorsa settimana – lo stesso non si può dire della Francia di Macron.

La scorsa estate infatti l’intesa sull’apertura dei negoziati fu bloccata prevalentemente dall’ostruzionismo di Macron, il quale sostenne che non poteva dare il via libera visto che l’opinione pubblica francese non era favorevole all’ingresso nell’Ue dei paesi in questione.

Tralasciando il fatto che l’apertura dei negoziati non equivale all’accesso all’Ue, che richiederà comunque profonde riforme strutturali e anni di tempo – la Turchia ha aperto i negoziati nel 2005 e chiuso un solo capitolo su 35 -, le poche rilevazioni statistiche sulla questione non sembrano dare un quadro così lapidario sulla questione.

Come si può notare dai dati di Eurobarometro la questione è molto contesa a livello europeo. Nel corso degli ultimi mesi inoltre il supporto ad un ulteriore allargamento è aumentato.

Un sondaggio condotto recentemente dallo European Council on Foreign Relations ci permette di conoscere meglio l’orientamento delle opinioni pubbliche nazionali sulla questione allargamento per i 14 paesi su cui la survey è stata condotta.

In nessuno dei paesi investigati vi è una maggioranza assoluta di posizioni negative nei confronti dell’accesso alla UE di tutte o alcune le repubbliche balcaniche. Anzi, in molti di questi, come Italia o Spagna, la somma fra coloro i quali vorrebbero allargare i confini della Ue a “tutti” o “alcuni” dei paesi balcanici supera la maggioranza assoluta del campione intervistato. 

Le motivazioni che spingono comunque una generale diffidenza nei confronti dell’allargamento in alcuni paesi sembrano essere legate al timore diffuso tra i cittadini europei dei flussi migratori. Si pensa, insomma, che aprire le porte della Ue ai Balcani occidentali farà in modo che grandi quantità di persone inizieranno a migrare all’interno dei confini Ue.

È vero che l’opinione pubblica francese sembra più refrattaria rispetto a quella di altri paesi, ma a meno che non si voglia credere che per il presidente francese la politica estera debba essere decisa attraverso democrazia diretta guardando ai sondaggi, è più verosimile che Macron abbia usato l’apertura dei negoziati come merce di scambio durante il Consiglio dello scorso giugno, visto che in quel periodo si stavano anche negoziando i nomi cui affidare le posizioni più rilevanti all’interno delle istituzioni UE.

Questa volta, le previsioni per Tirana e Skopje sembrano più ottimiste rispetto agli scorsi mesi. In un editoriale di fine settembre, Bloomberg sostiene che con tutta probabilità le negoziazioni saranno aperte, citando alcuni documenti su cui la loro redazione è riuscita a mettere le mani.

Un ulteriore ritardo nelle aperture dei negoziati potrebbe scoraggiare ulteriormente le già poche aspettative che i cittadini e i governi di Albania e Macedonia nutrono nell’integrazione europea. Ne conseguirebbe un grave danno alla credibilità dell'UE, nonché un possibile fattore di rischio per la stabilità politica dell’Europa sudorientale.