Il leader del Partito laburista Joseph Muscat ha puntato sulla sua popolarità personale, dicendo all'elettorato che un voto per i laburisti era un voto per lui. Il suo rivale, il leader del Partito Nnzionalista Adrian Delia, si è rivolto direttamente all'elettorato cattolico conservatore facendo riferimento alle elezioni europee come a un "referendum sull'aborto"".

C'era poco di europeo nella campagna per le elezioni del Parlamento europeo a Malta. Muscat e Delia hanno agitato degli specchi per le allodole prettamente nazionali dinanzi a un elettorato appassionatamente filoeuropeo ma sempre meno interessato alla politica dell'Ue.

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Gli slogan della campagna hanno caratterizzato questa deviazione verso il nazionalismo con la "n" minuscola. I Laburisti avevano per slogan "Malta nei nostri cuori", mentre il Partito nazionalista ha optato per "Insieme per il nostro paese". Queste tattiche hanno anche alimentato la retorica xenofoba: Muscat ha detto che preferirebbe vedere i lavoratori stranieri piuttosto che i maltesi fare lavori manuali come la raccolta dei rifiuti e Delia ha messo in guardia sui pericoli posti dai "clan" di stranieri sull'isola.

Alla fine il Partito laburista di Muscat ha vinto come previsto, catturando il 54 per cento dei voti e lasciando il Partito nazionalista di centro-destra, sempre più reazionario, con oltre 16 punti percentuali di ritardo. I partiti marginali non hanno avuto alcun impatto sul duopolio politico di Malta. Anche se i livelli di affluenza rimangono ben al di sopra della media europea, l'entusiasmo degli elettori è in calo. Il 27,3 per cento è rimasto a casa e il 3,6 per cento ha espresso il proprio punto di vista annullando le proprie schede elettorali; entrambe le cifre sono record nazionali.

Tre dei sei deputati maltesi saranno donne, mentre i laburisti manderanno al parlamento europeo quattro deputati rispetto ai due nazionalisti. Nel frattempo, Muscat fa pressione su Bruxelles per ottenere un posto ai tavoli dell'Ue che contano.