Quindici anni fa Marián Kotleba ha marciato per le strade indossando l'uniforme della Guardia Hlinka, la milizia del Partito popolare slovacco sotto la prima Repubblica Slovacca, uno stato vassallo della Germania nazista. Il movimento politico di Kotleba era Slovenská pospolitosť ("Raggruppamento Slovacco"). La Corte Suprema slovacca ha sciolto l'organizzazione estremista dopo la sua registrazione come partito politico nel 2005. All'epoca il partito otteneva meno dell'1 per cento.

Non sono state solo le uniformi a fare apertamente riferimento e a glorificare l'epoca fascista. Ma l'effettivo potenziale politico di quell'aperto estremismo era comunque molto basso in un momento in cui la Slovacchia si stava ancora riprendendo dal governo semiautocratico di Vladimír Mečiar e la popolazione slovacca era ansiosa di festeggiare l'adesione all'Unione europea. Marián Kotleba ha imparato la lezione. Avendo compreso che il suo attivismo politico non poteva essere apertamente fascista, assunse il ruolo più convenzionale di protettore ultra-nazionalista e autodichiarato dei valori cristiani tradizionali, con sfumature di fascismo cattolico.

Nel 2010, Kotleba ha lanciato 'Kotleba – Partito Popolare La nostra Slovacchia'. In quell'anno ha ottenuto meno dell'1,5 per cento dei voti nel parlamento nazionale, ma non è bastato a scoraggiare Marián Kotleba. Ha modificato ancora una volta la sua retorica politica ed è stato eletto governatore della regione di Banská Bystrica nel 2013. Il suo partito è finalmente entrato nel parlamento slovacco con oltre l'8 per cento dei voti nel 2016, nonostante la derisione iniziale che aveva ricevuto dagli analisti politici.

Il sostegno a Kotleba sta crescendo, e il suo partito che di recente ha superato l'11 per cento e ora occupa due seggi nel parlamento europeo. L'ultimo tentativo di bandire il partito di Kotleba è fallito poco prima delle elezioni europee. La corte suprema slovacca ha stabilito che non può essere sciolto legalmente per la sua posizione antidemocratica, dato che il programma politico del partito non ne ha fornito alcuna prova. Kotleba ha assunto il ruolo di vittima ingiustamente perseguitata e può ora indossare gli abiti di leader di un partito democratico.

Anche se in genere i membri cercano di nascondere la loro ideologia di estrema destra, alcuni non sono ancora abbastanza attenti, come dimostra il recente caso di Stanislav Mizík. Mizík, che si è assicurato un seggio nel parlamento slovacco nel 2016, è stato accusato di antisemitismo e di incoraggiare la violenza contro le minoranze etniche nei suoi post su Facebook. È stato scagionato solo dopo che i suoi avvocati hanno sostenuto che l'incapacità del politico di utilizzare computer e dispositivi elettronici significava che non avrebbe potuto scrivere lui stesso i messaggi. Questo è il modo in cui i fascisti mascherati sono oggi in grado di operare in una democrazia.

Originariamente anti-Ue, Kotleba ha annunciato durante la campagna elettorale per le europee che il partito ha cambiato direzione e che ora cercherà di cambiare l'Unione dall'interno. Nel frattempo, il partito euroscettico Sme Rodina ("Siamo una famiglia) non è riuscito a ottenere seggi con la guida del più moderato populista di destra Boris Kollár. Nemmeno la visita ufficiale di Marine Le Pen e l'appoggio pubblico di Matteo Salvini li hanno aiutati a far eleggere il loro candidato con una carta euroscettica.

La campagna più aggressiva.

Milan Uhrík, uno dei candidati di successo di Kotleba, ha girato a Bruxelles alcuni ridicoli video che alimentano la paura. In una scena si trova nel comune di Molenbeek e lo dichiara "zona vietata ai bianchi". Mentre le persone di colore gli passano indifferenti accanto, dice che si sente insicuro e che l'Ue vuole inondare l'Europa di migranti e omosessuali.

Durante la campagna è emerso chiaramente che l'enfasi sulle soluzioni sociali e politiche concrete, il dialogo tra le forze democratiche e la volontà di creare forti coalizioni possono e devono essere parte della risposta alle paure fomentate dall'estrema destra. È il segreto della vittoria alle elezioni europee della coalizione tra i partiti di nuova formazione Progresívne Slovensko ("Slovacchia progressista") e Spolu ("Insieme").

Progresívne Slovensko, un partito democratico apertamente liberale, ha ottenuto la sua prima vittoria politica quando Zuzana Čaputová è stata eletta alla presidenza della repubblica, a marzo. La coalizione ha vinto poco più del 20 per cento dei voti complessivi, inviando quattro deputati a Bruxelles. La sua campagna è stata costruita sul monito contro la crescente ondata di estremismo in tutta Europa e in particolare contro il successo del partito di Kotleba.

Se queste tattiche si dimostrino sostenibili sul lungo periodo rimane una questione aperta, poiché anche loro hanno bisogno di un "nemico esterno" per mobilitare gli elettori. È un dibattito che continuerà fino alle prossime elezioni parlamentari in Slovacchia, previste per la primavera del 2020, quando un terzo partito nuovo si affiancherà a Progresívne Slovensko e allo Spolu. Za Ľudí ("Per il popolo") è stata fondata di recente dal presidente uscente Andrej Kiska. Qualunque sia l'esito delle prossime elezioni, una nuova politica democratica dovrebbe promuovere la cooperazione globale su questioni urgenti come il cambiamento climatico, lo sconvolgimento tecnologico e l'estrema disuguaglianza economica. Solo allora l'ultima ondata di estremismo sarà fermata e invertita – in Slovacchia e nella regione.