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I lavoratori essenziali possono permettersi un affitto in città? Una mappa dell’accesso alla casa in Europa

The Housing Games è un progetto collaborativo che analizza l’accessibilità delle città per le categorie di lavoratori e lavoratrici che svolgono servizi essenziali. Da Berlino a Praga, da Bruxelles a Varsavia, passando per Bologna, infermieri, assistenti sociali o insegnanti vengono pian piano allontanati dai centri. Quali scenari si prospettano per l’abitare se gli affitti continueranno ad aumentare mentre gli stipendi stagnano?

Pubblicato il 9 Aprile 2026

Una coppia di assistenti sociali sulla quarantina, residente nel quartiere Richardkiez a Berlino, sta valutando se trasferirsi fuori città. Il motivo? Dopo la nascita del figlio si sono resi conto che avrebbero bisogno di una stanza in più. Affittare un appartamento più spazioso nella zona è fuori dal loro budget. 

Stessa situazione, altra città: un’assistente sociale sulla trentina, residente nella zona di Smíchov a Praga, è alla ricerca di una sistemazione alternativa. Attualmente condivide una stanza in un appartamento con altre persone, ma vorrebbe vivere da sola. Ma non puo’ permetterselo, nonostante abbia un lavoro a tempo pieno. Non si tratta di episodi isolati. 

Grazie al progetto The Housing Games, realizzato dall’Urban Journalism Network possiamo analizzare l’accessibilità degli affitti per alcune categorie dei lavoratori e lavoratrici nelle città europee. Guardando ai dati di Berlino e Praga, per esempio, emerge un fatto: gli assistenti sociali devono spendere più del 40 per cento del loro stipendio per affittare un appartamento di 50 m² nelle rispettive zone.

Nel 2023, l’Australian Urban Observatory ha pubblicato una ricerca che racconta la condizione abitativa di alcune categorie di lavoratori e lavoratrici nelle città australiane. I dati hanno evidenziato come figure fondamentali, quali infermieri e insegnanti, siano costrette a trasferirsi in zone più economiche. Il risultato? Gli spostamenti sono diventati così lunghi che alcune zone rischiavano di perdere del tutto alcune professioni. 

Sebbene non esistano dati di questo tipo a livello europeo, i nostri calcoli, primi di questo tipo, delineano un quadro altrettanto critico e gli esperti sottolineano la gravità delle possibili conseguenze.

Il pendolarismo è di per sé problematico. Stando alle inchieste del quotidiano tedesco Tagesspiegel, datori di lavoro come Berlin Fire Brigade e Sana Kliniken AG, un operatore sanitario privato tedesco, fanno sapere che i loro dipendenti si lamentano a causa dei lunghi spostamenti tra la casa e il posto di lavoro. 

Per i turnisti abitare vicino al posto di lavoro è fondamentale. O, ancora, il lavoro da remoto non è un’opzione per svariate professioni: guidare ambulanze o pulire le strade all’alba richiede la presenza sul posto.

Quali scenari si prospettano se gli affitti continuano ad aumentare mentre gli stipendi restano inadeguati? Una risposta arriva da Zdeňka Havlová, dell’Istituto di pianificazione urbana di Praga: “Potrebbe diventare sempre più complicato potersi permettere una casa in centro se chi occupa ruoli essenziali percepisce stipendi inferiori alla media. Fino al punto di dover cercare casa altrove”.

I nostri dati mostrano che la maggior parte dei lavoratori e delle lavoratrici essenziali percepisce stipendi inferiori alla media. Questa condizione si estende anche a professioni apparentemente ben retribuite, come docenti universitari e magistrati. A questo si aggiunge il divario salariale di genere, che peggiora la situazione delle donne.

Nel 2025, Ans Persoons, all’epoca segretario di stato per l’Urbanistica di Bruxelles, aveva avvertito che costringere i lavoratori essenziali a trasferirsi fuori città avrebbe potuto causare carenze di personale e aggravare i problemi legati al pendolarismo, al traffico e alle pressioni fiscali. I giovani lavoratori di Bruxelles non possono permettersi di affittare un alloggio in nessuno dei 19 quartieri della città.

Come ci ha purtroppo ben dimostrato la pandemia di Covid-19, i lavoratori essenziali sono cruciali per le città. Settori come la sanità e l’istruzione stanno già affrontando una grave mancanza di personale. E la situazione potrebbe peggiorare. La crescita dei centri urbani farà aumentare la domanda di posti in asili e scuole, mentre l’invecchiamento della popolazione accresce la pressione su servizi sanitari e assistenziali.

Conosciamo quali settori stanno già soffrendo per la carenza di personale e possiamo stimare l’aumento della capacità necessario man mano che le città si evolvono. Quello che però le amministrazioni non sanno è quante persone stanno abbandonando la città a causa degli alloggi inaccessibili e quanti potenziali nuovi residenti vengono scoraggiati.

Alcuni, come Kristýna, hanno avuto fortuna. Kristýna lavora come paramedica a Praga ed è riuscita ad ottenere un appartamento a canone ridotto tramite l’ospedale in cui lavora. I lavoratori essenziali come Kristýna potrebbero aspirare ad avere un posto nelle case popolari. Però questo sistema è in crisi: a causa delle politiche di privatizzazione il numero di case disponibili è in calo da tempo.

Venti anni fa, Praga contava 100mila appartamenti di questo tipo; oggi invece ne ha meno di 30mila. Di questi, solo circa 3.500 sono destinati a lavoratori essenziali, nonostante ve ne siano 105.000 residenti in città.

Anche a Varsavia gli alloggi sociali potrebbero rappresentare un aiuto concreto per chi lavora in settori essenziali. Il problema è che sono pochissimi: la città ne ha circa 80mila, ma oltre 70mila sono occupati. La lista d’attesa per ottenerli va dai 2 ai 15 anni.

A differenza delle città post comuniste, dove i fondi dedicati alle case si sono ridotti a causa della privatizzazione, Vienna è stata lodata per il suo modello di case popolari. Anche qui, però, i problemi stanno cominciando. Più della metà dei 750mila appartamenti in affitto della città sono sovvenzionati o gestiti da cooperative non-profit, mantenendo i canoni bassi per chi vive da tempo in città. I nuovi arrivati e i giovani lavoratori, però, spesso non possono accedere a questi vantaggi e sono in balìa del mercato privato.

Un insegnante di scuola primaria a Vienna deve spendere il 35 per cento dello stipendio per un appartamento di 50 m²; a Praga è il 33, a Berlino il 29. A Londra, invece, la situazione è ancora diversa: gli insegnanti spendono metà dello stipendio solo per l’affitto.

Le città cominciano a rendersi conto del problema e stanno cercando di intervenire. A Berlino, ad esempio, la società statale Berlinovo costruisce nuovi appartamenti per i lavoratori essenziali: oggi sono oltre 5.600, e si prevede di arrivare a 6.800 entro il 2029.

“L’idea è costruire migliaia di appartamenti e stiamo anche ristrutturando alcuni edifici. Praga sta investendo in diversi progetti in vari quartieri, dove una parte delle abitazioni sarà accessibile,” ha spiegato un portavoce del Comune della capitale ceca, rispondendo alla nostra domanda su che strategie stessero adottando le città per risolvere la questione.

Basteranno questi appartamenti? Impossibile saperlo.

La “crisi abitativa” è un tema ricorrente nei discorsi dei partiti di estrema destra: nei Paesi Bassi il Partito della Libertà e in Portogallo Chega hanno fatto dell’accessibilità degli alloggi un punto chiave delle loro campagne.

Anche a livello dell’Unione europea, la questione degli alloggi sta ottenendo attenzione politica. Alla fine del 2025, la commissione europea ha lanciato l’European Affordable Housing Plan, il Piano europeo per l'edilizia acessibile, un documento pionieristico che promette di affrontare la crisi abitativa nell’Ue.

L’impatto della mancanza di case accessibili sui servizi pubblici essenziali è citato in un solo documento di lavoro. Tra le quasi duecento pagine, si trova un sottocapitolo su “Lavoratori essenziali e fornitura di servizi essenziali”: qui il personale della Commissione richiama una dichiarazione precedente del Comitato economico e sociale europeo, secondo cui “un numero crescente di lavoratori non può permettersi di vivere vicino al proprio posto di lavoro, causando carenze nei settori chiave come sanità, istruzione e servizi pubblici”.

I documenti, però, non forniscono dati sull’effettiva dimensione del problema.

Per anni, la crisi abitativa è stata vista come una difficoltà nel comprare casa, portando molti paesi a introdurre politiche di aiuto all’acquisto. Queste misure, però, non hanno reso il trovare casa più accessibile. Si sono semplicemente limitate ad aumentare gli investimenti nel settore immobiliare.

L’aumento del costo della vita, soprattutto degli affitti, mette a rischio le classi medie, e in particolare i giovani. Il problema è diventato ancora più evidente con l’aumento dei prezzi dell’energia in Europa dopo la crisi energetica.

Chi rientra nella categoria di “cittadino medio” a Berlino, Vienna, Londra e Bruxelles?

Il “cittadino medio” di Berlino, ovvero una persona con uno stipendio medio, può permettersi di affittare in circa il 70 per cento dei quartieri berlinesi. Questa percentuale non è raggiunta da categorie di lavoratori quali poliziotti, assistenti agli anziani, vigili del fuoco, insegnanti di asilo, assistenti sociali o netturbini. 

Questi lavoratori possono permettersi un affitto in un numero ridotto di zone. Se a Berlino ci sono ancora alcuni quartieri relativamente abbordabili, a Praga e Vienna i canoni di mercato sono del tutto inaccessibili per professioni essenziali come gli operatori socio-sanitari. Per loro gli affitti sono molto meno abbordabili di quanto indichino le statistiche medie.

Analizzando i dati, quartiere per quartiere e professione per professione, emergono chiaramente le disuguaglianze che caratterizzano le nostre città. Ci sono nette differenze tra le varie zone: alcune vedono concentrare residenti ad alto reddito, mentre altri vengono spinti verso la periferia o addirittura fuori città. Il divario di reddito tra paesi cresce, e alcune categorie, come professori universitari e giudici, non riescono a coprire il costo dell’affitto. 

Anche il divario salariale di genere aumenta notevolmente nelle posizioni più elevate. Il problema principale, tuttavia, è che i redditi non stanno al passo  dell’aumento di affitti e bollette energetiche.

🤝 Questo articolo fa parte del progetto collaborativo The Housing Games, coordinato dalla rete Urban Journalism Network.

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