Da mesi la Serbia è scossa da un'ondata di proteste dopo il tragico incidente che il 1° novembre scorso ha causato la morte di 15 persone nel crollo di una pensilina della stazione ferroviaria di Novi Sad.
La crisi è culminata il 28 gennaio, quando il primo ministro Miloš Vučević (SNS, a destra) ha annunciato le sue dimissioni. Il governo del presidente serbo Aleksandar Vučić (SNS) sta affrontando una crisi senza precedenti: Vučić accusa i manifestanti di agire per conto di “servizi di spionaggio stranieri” che mirano a destituirlo, ha offerto piccole concessioni e ha minacciato di usare la forza, sostenendo che la pazienza dei suoi sostenitori “sta finendo”.
La ribellione è storica, ma fatica a farsi sentire nell'Ue. Sia nei mezzi d’informazione tradizionali che a livello di istituzioni europee, la rabbia serba non sembra suscitare molto interesse. Il contesto geopolitico della regione, unito agli interessi economici europei nel paese, potrebbe, secondo alcuni critici, esserne la causa.
Perché gli eco-investitori si ritrovano a finanziare le “Big Oil”? A quali stratagemmi ricorre la finanza per raggiungere questo obiettivo? Come possono proteggersi i cittadini? Quale ruolo può svolgere la stampa? Ne abbiamo discusso con i nostri esperti Stefano Valentino e Giorgio Michalopoulos, che per Voxeurop analizzano i retroscena della finanza verde.
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