Il Barri gòtic. Opti Mystic/Flickr

Barcellona, un marchio svalutato

Negli ultimi vent'anni la metropoli catalana si è costruita l'immagine di una città ricca, moderna e dinamica. Ma il marketing non basta a rimediare ai numerosi scandali che stanno rovinando questa reputazione.

Pubblicato il 4 Novembre 2009 alle 15:22
Il Barri gòtic. Opti Mystic/Flickr

Una settimana fa, in occasione degli stati generali del partito socialista catalano (Psc), il sindaco di Barcellona, Jordi Hereu, se l'è presa con la “campagna di diffamazione” di cui sarebbe vittima la capitale della Catalogna. Senza identificare gli aggressori, il rappresentante politico ha denunciato “chi usa armi di disillusione di massa contro la città”. Chi ha avuto la faccia tosta di attaccare l'immagine positiva e dinamica di Barcellona, questo “marchio” di moda ormai da due decenni grazie alle migliori tecniche del marketing internazionale?

In questi anni si sono alzate soltanto voci isolate a frenare l'euforia e sottolineare lo scarto esistente tra il mito veicolato all'esterno e la realtà vissuta dalla popolazione. L'antropologo Manuel Delgado, nel saggio La ciudad mentirosa, ha messo in discussione“l'inganno e la miseria del modello Barcellona”. Nel 2008 Joan Ramon Resina, professore di letteratura e di cultura ispanica all'università di Stanford, nella sua opera intitolata La vocacio de modernitat de Barcelona ha analizzato “lo sviluppo e il declino di una immagine urbana”.

Gli eccessi di una città-spettacolo

Nei quartieri popolari di Poblenou o di Sants non si leggono questi trattati, ma al rientro delle vacanze i barcellonesi non hanno potuto non notare le prime pagine dei giornali locali che parlavano di inganni, miseria e declino. Barcellona è triste. L'attualità accentua il rischio evocato dai due intellettuali che la città possa “morire di successo” dopo essere stata promossa a “prodotto di consumo”.

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Il primo scandalo è scoppiato in settembre con la pubblicazione sul quotidiano El País di immagini shock in cui si vedevano due uomini coi pantaloni calati che si intrattenevano con prostitute per la strada. Non in luoghi oscuri della periferia, ma lungo la Rambla, sotto le arcate del turistico mercato della Boqueria, in pieno centro.

Lo scoop ha messo in discussione i luoghi comuni sulla Rambla, l'asse viario lungo un chilometro e mezzo in cui ogni anno transitano 78 milioni di persone, di cui la metà turisti. È lì e nelle adiacenti vie del Raval che si è insediato il racket della prostituzione. È sempre lì, nel quartiere centrale di Ciutat Vella, che sono stati registrati gran parte degli oltre 80mila furti di automobili dichiarati nel 2008. Emblema fino a ieri di Barcellona, la capitale del buon vivere e della gioventù, la Rambla è diventata, secondo Vanguardia, “il paradigma degli effetti nocivi di un certo tipo di successo urbano legato alla città spettacolo”.

Corruzione nell'oasi catalana

Il quotidiano lamenta “la fuga della popolazione locale da questo spazio pubblico”, vittima del turismo di massa e del degrado urbano.

Davanti al discredito, la stampa locale lancia l'appello alla mobilitazione, soprattutto delle istituzioni culturali, per creare un “marchio Rambla”. Da parte sua, il sindaco si rivolge agli spiriti polemici affinché “vengano a constatare di persona il nostro sforzo per trasformare la Ciutat Vella in un esempio di centro storico rimodernato”.

Ma se è sufficiente rimboccarsi le maniche per porre riparo ai danni collaterali di un turismo eccessivo, gli attentati all'immagine di Barcellona sono più gravi quando vengono dall'interno. Il secondo scandalo di questo autunno ha fatto tremare il Palazzo della musica, un teatro dell'arte corale che, oltre a essere patrimonio mondiale dell'Unesco, è un monumento alla fierezza catalana. L'arresto del suo presidente, Felix Millet, accusato di avere sottratto oltre dieci milioni di euro in occasione dei lavori di ristrutturazione dell'edificio modernista, ha scandalizzato la gente comune.

L'istituzione, che vive soprattutto di finanziamenti pubblici, è solo uno degli esempi di malversazione. Il malessere è cresciuto in questi giorni dopo l'arresto, su richiesta del giudice Baltasar Garzon, di otto uomini politici, imprenditori e alti funzionari catalani, nel quadro di un vasto affare di corruzione legato al mondo immobiliare.

Questa “retata trasversale”, come è stata definita dalla stampa locale, conferma che Barcellona e la regione non sono immuni dall'epidemia di corruzione che sommerge la Spagna e che ha ufficialmente varcato le frontiere di quella che le elite locali hanno a lungo definito “l'oasi catalana”.

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