“Con meno di nove donne nelle sue fila la Commissione non otterrà la maggioranza richiesta nel voto previsto a ottobre”:nuovo presidente dell’esecutivo di Bruxelles, Jean-Claude Juncker, deve darsi da fare per raggiungere la quota del 40 per cento di donne nella sua squadra.
Se il presidente del Parlamento europeo Martin Schulz, è di parola l’assemblea non darà il via libera a una Commissione a 28 con meno donne di quella uscente.
Invece, osserva il giornale, le quattro commissarie annunciate fino a fine luglio dagli stati membri — Cecilia Malmström (Svezia), Věra Jourová (Repubblica ceca), Alenka Bratušek (Slovenia) e Federica Mogherini (Italia) — sono lungi dall’”impegno fatto da Juncker durante la campagna elettorale di avere almeno il 40 per cento di donne nella sua squadra”. Ne mancano sette all’appelo. E vanno trovate entro fine agosto, sperando che a dargli un aiutino provvedano i paesi che non hanno ancora nominato il loro commissario: Paesi Bassi, Slovacchia, Lettonia, Lituania, Malta e Polonia.
Perché gli eco-investitori si ritrovano a finanziare le “Big Oil”? A quali stratagemmi ricorre la finanza per raggiungere questo obiettivo? Come possono proteggersi i cittadini? Quale ruolo può svolgere la stampa? Ne abbiamo discusso con i nostri esperti Stefano Valentino e Giorgio Michalopoulos, che per Voxeurop analizzano i retroscena della finanza verde.
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