La foresta delle Landes, Francia. | Foto: ©Erika Di Benedetto Landes di benedetto Voxeurop

Malagestione e abbandono delle foreste europee: Francia, Portogallo e Germania a confronto

L'assorbimento di anidride carbonica e altri gas presenti nell’atmosfera è tra le funzioni essenziali di una foresta. Negli ultimi 20 anni alcune delle foreste europee non sono più in grado di adempiere a questo ruolo, rilasciando addirittura più anidride carbonica di quanta ne assorbano a causa dei frequenti incendi e dell'assenza di varietà.

Pubblicato il 21 Novembre 2024
Landes di benedetto Voxeurop La foresta delle Landes, Francia. | Foto: ©Erika Di Benedetto

Già nel 2021 uno studio dell'Unione europea aveva evidenziato un deterioramento delle condizioni delle foreste europee. La strategia per il 2021-2030, basata sul Green Deal europeo, mira a migliorare la quantità e la qualità delle foreste e a renderle più resilienti all'"incertezza dei cambiamenti climatici". 

La neutralità carbonica, che Bruxelles punta a raggiungere entro il 2050, è un elemento chiave di questo processo, così come l'obiettivo ambizioso di ridurre del 55 per cento le emissioni di gas serra (Ghc) entro il 2030. Mentre l'Europa si muove verso la riduzione delle emissioni, è giusto chiedersi come si sia arrivati a questo punto.

A influenzare l'equilibrio delle emissioni negli ecosistemi forestali concorrono vari fattori. Diversi studi dimostrano che le monocolture, in genere, mancano di resilienza agli eventi climatici estremi. Le piantagioni monospecie e gli alberi a crescita rapida hanno maggiori probabilità di essere gravemente danneggiati da incendi, malattie e tempeste, eventi che causano il rilascio da parte delle foreste di grandi quantità di gas serra.

Sebbene sia risaputo che la decomposizione o la combustione degli alberi rilascia anidride carbonica (CO2), è necessario prestare attenzione anche ai terreni forestali, che spesso ne immagazzinano di più degli alberi che vi crescono. Tempeste e pratiche come il taglio a raso e l'uso di macchinari pesanti possono alterare la quantità di anidride carbonica nel terreno.

In questa inchiesta presentiamo alcuni dei casi europei più gravi e mettiamo in relazione la gestione forestale con le emissioni per spiegare come alcune foreste siano passate dall’assorbimento di CO2 dall'atmosfera (in quanto scarichi biosferici) all’emissione dello stesso gas. 

In Portogallo l'eucalipto, materia prima essenziale per l'industria della carta, è da tempo al centro di un acceso dibattito. Anche in Francia e in Germania i pini selvatici delle Landes e gli abeti dell'Harz sono oggetto di discussione.

Flussi netti di gas serra delle foreste europee

È indubbio che la selvicoltura monospecifica abbia un impatto negativo sull'ambiente. In molti contestano la gravità di questi effetti, in particolare gli operatori economici che necessitano della materia prima fornita dalle foreste.

In Europa si assiste quindi a uno scontro tra interessi ambientali ed economici: è possibile raggiungere un equilibrio stabile tra i due?

La foresta delle Landes: un milione di ettari di pini marittimi in lotta contro i disordini climatici

Attraversare la foresta delle Landes nella regione francese sud-occidentale della Nouvelle-Aquitaine è un viaggio speciale. Si può guidare per oltre tre ore attraverso file apparentemente infinite di pini marittimi.

Con oltre un milione di ettari, queste piantagioni monospecifiche costituiscono oggi la più grande foresta artificiale d'Europa occidentale.

In queste coltivazioni i pini marittimi, con una quarta generazione di ibridi sviluppata di recente, crescono più velocemente. La foresta delle Landes da sola produce oltre un quarto del raccolto di legname della Francia; il fatturato annuo dell'industria del legno nella regione della Nouvelle-Aquitaine è stimato in oltre 10 miliardi di euro.

Monocolture di pini marittimi nelle Landes. | Photo: ©ERIKA DI BENEDETTO
Monocolture di pini marittimi nelle Landes. | Photo: ©ERIKA DI BENEDETTO

Questo modello di produzione viene messo in discussione: da decenni ormai le foreste delle Landes sembrano maledette, colpite da eventi meteorologici estremi all'incirca ogni dieci anni, a riprova della mancanza di resilienza.

Nel 1999 la tempesta Martin devastò la regione e, appena dieci anni più tardi, fu la volta di Klaus. Infine, nell’estate del 2022 (la più calda mai registrata dal 2003), il maltempo ha colpito di nuovo con incendi devastanti. Le conseguenze sono gravi: oltre 30.000 ettari sono andati in fumo, con il rilascio nell'atmosfera di circa un milione di tonnellate di CO2.

Nonostante questi eventi, sono state ripiantate le stesse monocolture di pini marittimi ed è stata velocizzata la produzione forestale applicando le medesime tecniche: tagli a raso, ibridazione dei pini per accelerare la crescita e uso di macchinari che impoveriscono il terreno tritando la vegetazione e il sistema di radici. Oggi gli alberi utilizzati per la produzione di legname da costruzione, da energia e da industria vengono raccolti a intervalli di 35 anni e non più 60 come in passato.

In questa regione, dove il 90 per cento delle foreste è di proprietà privata, i gestori forestali che mettono in atto un modello diverso si contano sulle dita di una mano. 

Wildfires destroyed over 30,000 hectares in the summer of 2022 in the Landes region. | Photo: ©ERIKA DI BENEDETTO
Nella regione delle Landes gli incendi hanno distrutto oltre 30.000 ettari nell'estate del 2022. | Foto: ©Erika Di Benedetto

Eric Castex è uno di loro. Si è trasferito nella regione alla fine degli anni Novanta ed è coinvolto nella rete Pro Silva, una confederazione europea di gestori forestali professionisti che promuove la selvicoltura mista a copertura continua, rispettosa dei processi naturali degli ecosistemi forestali.

Ad esempio, Eric Castex non pratica mai il taglio a raso ma rimuove selettivamente fino al 20 per cento dei suoi alberi per assicurare una chioma continua. Castex è anche un fermo sostenitore del principio di rigenerazione naturale, secondo cui le piante crescono naturalmente laddove le condizioni lo permettono. La quercia dei Pirenei, quella peduncolata, il pioppo, il castagno e naturalmente il prediletto locale, il pino marittimo, sono tutte specie che si sono stabilite naturalmente nella tenuta di Castex.

Eric Castex sostiene la rigenerazione naturale e la selvicoltura mista. | Foto: ©Erika Di Benedetto
Eric Castex sostiene la rigenerazione naturale e la selvicoltura mista. | Foto: ©Erika Di Benedetto

"Per me è una questione di equilibrio ambientale naturale, e ci sono conoscenze che non possiamo ignorare", spiega Castex, specializzato nella produzione di grossi tronchi di alta qualità. Un esempio, dice, è l’importanza della presenza di specie diverse in una foresta per la conservazione di una solida rete micorrizica: nell'humus o sottoterra, alberi, funghi e altri organismi della foresta interagiscono per formare una rete invisibile ai nostri occhi, attraverso la quale si scambiano l’acqua, l’azoto e l’anidride carbonica, aiutando a regolare l'umidità nella foresta. Questo processo è vitale per garantirne la resistenza al fuoco e alle malattie. Nelle foreste monospecifiche, le associazioni micorriziche sono notevolmente ridotte rispetto a quelle delle foreste ricche in biodiversità.

In seguito agli eventi climatici descritti sopra, i membri della rete Pro Silva si sono detti favorevoli a una riforma della gestione forestale ma in Francia la lobby forestale domina il settore e il suo modello di selvicoltura intensiva è promosso dallo stato, attraverso il sostegno finanziario e l’istruzione, dato che la selvicoltura convenzionale è l'unico metodo di gestione insegnato nelle formazioni.

Eric Castex e la sua foresta mista – che finora ha scampato malattie e incendi – sono l’esempio lampante di come sia possibile adottare un approccio diverso nelle Landes. "Il mio obiettivo è piantare semi" dice, alludendo al desiderio di sensibilizzare gli altri operatori ai bisogni della foresta e alle nostre stesse necessità.

La terra abbandonata del Portogallo

Nel 2018 due esperti di incendi boschivi statunitensi si sono recati in Portogallo per indagare sulla tragedia che un anno prima aveva colpito le zone centrali del paese. "Il Portogallo è entrato in una nuova era di fuoco", hanno scritto in seguito nel loro rapporto, segnalando che in un momento di cambiamento climatico, una riforma parziale non è sufficiente a ridurre il rischio di incendi devastanti.

Il rapporto evidenzia che alla base della catastrofe una mancanza nella gestione forestale: gli autori hanno stimato che l'80 per cento delle foreste portoghesi non era amministrato. Nelle restanti zone invece, le operazioni nocive, in particolare le piantagioni di eucalipto e pino, sono alla base della creazione di "grandi aree di monocoltura sovraffollate con una sola classe di età".

Investigacao sobre gestao Florestal_Serra da Estrela. Baldios de Verdelhos.

In base ai dati degli ultimi due decenni, per la maggior parte del tempo la foresta portoghese ha svolto il ruolo di scarico biosferico. L’eccesso accumulatosi è causato dall'aumento drammatico delle emissioni negli anni in cui si sono verificati grandi incendi (2003, 2005, 2013, 2016 e 2017). Questo risulta evidente soprattutto nella regione Centro.

I portoghesi sono ormai abituati ai numeri della morte e della distruzione: gli ettari bruciati, le case distrutte, i mezzi di sussistenza andati in fumo, le persone ferite, le vite perse. Per loro, che la foresta bruci in estate è un dato di fatto. Oltre all’impatto sulle vite umane, sulla società e sull’economia, gli incendi hanno anche gravi conseguenze ambientali, poiché intaccano una delle funzioni principali della foresta: l’assorbimento di anidride carbonica.

La foresta portoghese è per lo più in mano ai privati: circa l'84 per cento, ben al di sopra della media Ue del 60 per cento. Nonostante la portata del settore privato, la mancanza di prospettive a lungo termine spinge molti proprietari a investire in specie a crescita rapida che garantiscono guadagni rapidi, come l'eucalipto.

È innegabile che l’industria della polpa di cellulosa, basata sulla produzione di eucalipto, sia fondamentale per l'economia portoghese. Nel 2022, il 9 per cento delle esportazioni del paese proveniva dal settore forestale, di cui oltre la metà dall'industria della polpa di cellulosa, della carta e del cartone.

Il pino marittimo, la seconda specie forestale più comune del Portogallo, può essere tagliato ogni 40-60 anni, mentre l'eucalipto è una specie a ciclo corto che può essere tagliato ogni 10-12 anni Foto: | Foto: José Sergio
Il pino marittimo, la seconda specie forestale più comune del Portogallo, può essere tagliato ogni 40-60 anni, mentre l'eucalipto è una specie a ciclo corto che può essere tagliato ogni 10-12 anni Foto: | Foto: José Sergio

Ma l'impatto ambientale della produzione di polpa di cellulosa giustifica le critiche nei confronti di quella che sembra essere un’espansione inarrestabile. Attualmente in Portogallo le piantagioni di eucalipto hanno un’estensione di 845.000 ettari, di cui circa il 23 per cento gestito dall'industria. In seguito agli incendi del 2017 è stata approvata una legge per limitare questa espansione. L’impatto sul numero di nuove piantagioni è stato significativo ma l'industria afferma di aver bisogno di più materie prime per sostenere la sua crescita. Un anno fa, infatti, l'amministratore delegato di Navigator, una grande impresa di produzione di carta, ha difeso pubblicamente l'aumento di questa produzione per garantire la sopravvivenza dell'azienda. 

La Federazione Nazionale dei proprietari forestali ha chiesto al governo di rivedere la legge ma l'attuale governo ha sostenuto che non lo farà. Al riguardo l’industria non ha risposto alle nostre domande ma la loro posizione dichiarata è che il settore agisce come scarico biosferico.

L'eucalipto è causa di un numero maggiore di incendi perché rappresenta circa il 26 per cento della foresta portoghese e le sue caratteristiche naturali accelerano la propagazione delle fiamme. "Una piantagione di eucalipto, per unità di tempo e per anno, avrebbe un potenziale maggiore di trattenere CO2 rispetto a una foresta di querce, questo grazie alla sua crescita rapida e di conseguenza a un assorbimento più veloce di anidride carbonica", spiega il biologo Francisco Moreira. Tuttavia, dice, "il rischio incendiario è generalmente più elevato in una piantagione rispetto a una foresta di querce secolari. Sono parametri soggettivi che vanno comunque tenuti in considerazione quando si valuta l’opportunità di sostituire una specie con un’altra per migliorare l’equilibrio ambientale” afferma il ricercatore.

Nel frattempo, il settore ha ormai oltrepassato i confini del Portogallo. Le due maggiori aziende produttrici di carta hanno puntato gli occhi sulla regione spagnola della Galizia: Navigator ha avviato una campagna volta ad affittare terreno dai proprietari privati galiziani e il suo concorrente, Altri, ha in programma di costruire una fabbrica nella regione. Questo ha scatenato una manifestazione in cui migliaia di persone hanno protestato contro l’impatto ambientale della struttura.

Il futuro della foresta portoghese, abbandonata dai proprietari terrieri disperati e trascurata per decenni dai legislatori di Lisbona, è in bilico. Negli ultimi anni la consapevolezza è maturata e sono state adottate nuove misure, come la legge per limitare le piantagioni di eucalipto e le normative sulla prevenzione degli incendi.

Le zone rurali del Portogallo sono afflitte da un esodo decennale che ne colpisce il tessuto economico e sociale. Il nuovo governo si è impegnato a rendere queste regioni più attraenti.  | Foto: José Sergio 

Oggi, mentre l'Europa meridionale affronta il cambiamento climatico, la probabilità di incendi più vasti e violenti è all’ordine del giorno.

Il 14 settembre 2024 sono scoppiati diversi incendi, durati più giorni e apparentemente incontenibili, gettando il paese nel lutto per la morte di tre civili e quattro vigili del fuoco. Oltre al costo umano, questi incendi hanno provocato nel mese di settembre il picco più alto di emissioni degli ultimi 22 anni, e il fumo si è propagato fino in Spagna e Francia. Il primo ministro portoghese ha attribuito la colpa a criminali, suscitando aspre critiche da parte dell'opinione pubblica che considera questa affermazione una generalizzazione grossolana e un modo per evitare di affrontare le cause strutturali alla base della distruttività degli incendi.

L'attuale governo afferma di impegnarsi in misure di promozione degli investimenti per rendere la foresta e la campagna più attraenti, combattendo così un esodo decennale verso l’estero e le grandi città portoghesi. I prossimi anni diranno se siano riusciti a rendere la gestione forestale un'attività economica praticabile per piccole e medie imprese, la foresta più resistente agli incendi che continueranno indubbiamente a verificarsi, e le zone rurali del Portogallo un luogo di speranza nel futuro per coloro che le chiamano casa.

Le foreste fantasma dell’Harz, un paesaggio decimato dai bostrici

Ferrovie alimentate a carbone conducono al centro dell’Harz, una catena montuosa nel cuore della Germania che per secoli è stata quasi completamente coperta da fitte foreste.

La foresta morta vista dal treno che attraversa l'Harz | Foto: ©Kai Rüsberg

Si trattava per lo più di foreste commerciali dominate dalla presenza dell'abete rosso. Oggi, viaggiando col treno a vapore attraverso quelle che un tempo erano dense e scure foreste, tutto ciò che si vede sono radure: due terzi degli abeti rossi sono morti.

Tronchi bianco-grigi di alberi morti puntano verso il cielo o giacciono l'uno sull'altro lungo i pendii come giganteschi mikado.

Un fenomeno che non riguarda solo l'Harz. In particolare sono state colpite le catene montuose basse, come  dimostrano i dati di Global Forest Watch (GFW): dal 2001 al 2022 la Germania ha perso 1,23 miliardi di ettari di foresta, ovvero quasi il 10 per cento. Quattro alberi su cinque in Germania sono malati, secondo il rapporto nazionale sullo stato delle foreste.

Circa 180.000 ettari di foresta sono irrimediabilmente danneggiati o morti, afferma il biologo Pierre Ibisch, professore di Conservazione della natura all'Università di Eberswalde. Il problema principale è la siccità, fino agli strati più profondi del suolo, in particolare per le monocolture come quelle dei Monti Harz.

Abeti rossi morti | Foto: ©Kai Rüsberg
Abeti rossi morti | Foto: ©Kai Rüsberg

Scendere dal treno sull'altopiano è come arrivare in un campo di battaglia. Il bostrico ha attaccato e abbattuto le oscure foreste di un tempo; la devastazione si estende a perdita d’occhio. I fori sono ancora ben visibili sulla corteccia degli abeti rossi, densi e percorsi in ambo i versi.

Le larve di bostrico vivono nella corteccia – strato d’importanza vitale in quanto passaggio per l’acqua – e si nutrono della sua linfa. Se sono troppi, l'albero muore.

Vittime del vento: Tronchi di abete rosso spezzati sull'altopiano dell'Harz | Foto: ©Kai Rüsberg

Vaste aree dei Monti Harz si sono indebolite a causa della siccità. Tra il 2018 e il 2022 le precipitazioni sono state particolarmente scarse e le temperature insolitamente elevate per lunghi periodi. Questi effetti del cambiamento climatico hanno favorito l'invasione di massa del bostrico e la morte di vaste aree di foresta. Quando si verifica un'invasione anche gli alberi sani possono morire. Inoltre, l’abete rosso non può resistere poiché non è originario di questa regione ma è stato coltivata per secoli come legname ad alto rendimento.

Nel frattempo, è scattata la polemica su come gestire le gigantesche quantità di legno morto. Mentre molti proprietari forestali hanno ripulito del tutto le aree morte dalle radici, l'amministrazione del Parco Nazionale dell'Harz ha fatto esattamente il contrario. Secondo l'amministrazione del parco, il legno morto rafforza le difese della foresta e trattiene molta umidità, agendo quindi anche come difesa naturale contro gli incendi.

Invasione di bostrici causata dalla siccità | Foto: ©Kai Rüsberg

L’ong Naturschutzbund (NABU) sostiene inoltre che il legno morto formi un prezioso strato di humus, diventando così un habitat per innumerevoli organismi come funghi e insetti. Lo strato di legno morto immagazzina anidride carbonica nel suolo, contrastando la crisi climatica.

Oltre a ciò, per la pulizia sono necessari pesanti macchinari che causano danni irreversibili al terreno. La disputa è arrivata in tribunale e l'ONG ha vinto la causa. Ora, intorno a Brocken, la montagna più alta, domina ancora una foresta fantasma di abeti rossi morti.

🤝 Questo articolo è stato pubblicato nell'ambito del progetto collaborativo Come Together e con il sostegno di Journalismfund Europe.

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