Dati alla mano Salute e traffico

Gli abitanti delle città pagano caro l’inquinamento atmosferico dovuto al traffico

A cinque anni dallo scandalo Dieselgate, una nuova ricerca ha quantificato, per l’Europa, i costi sociali legati alle emissioni provocate dai mezzi di trasporto nelle aree urbane più inquinate. In testa Londra, seguita da Bucarest, Berlino, Varsavia, Roma, Parigi, Milano, Madrid e Budapest.

Pubblicato il 21 Ottobre 2020 alle 08:52

Nel quinto anniversario del Dieselgate, un nuovo studio dimostra che a causa dell’inquinamento provocato dai mezzi di trasporto su strada ben 130 milioni di abitanti delle più importanti aree urbane in Europa hanno pagato ogni anno costi sociali superiori ai 166 miliardi di euro. 

La ricerca è stata commissionata dall’European Public Health Alliance (EPHA), una rete di Ong nazionali che opera nel settore dell’assistenza sanitaria, ed è stata portata a termine dalla società di consulenze ambientali CE Delft. I ricercatori hanno quantificato il valore monetario dell’impatto sulla salute delle sostanze inquinanti emesse dagli autoveicoli in 432 città europee in 30 Paesi (i 27 dell’Ue più Regno Unito, Norvegia e Svizzera), prendendo come riferimento le concentrazioni di inquinanti riportate a livello ufficiale e altri dati del 2018. In media, ogni città paga 385 milioni di euro l’anno per danni. Rispetto agli anni precedenti o seguenti, i risultati possono variare al rialzo o al ribasso. 

La maggior parte dell’inquinamento è provocato da automobili e camion diesel che, dopo lo scandalo per la truffa delle emissioni di Volkswagen nel 2015, si è scoperto che superano i limiti fissati dall’Ue per il diossido di azoto (NO2). Inoltre, i modelli diesel più vecchi degli Euro 6 in genere emettono più polveri sottili (o particolato, PM) di altri tipi di motori a combustibile fossile e, al momento, rappresentano la percentuale più grande del parco macchine circolante in Europa. Ne consegue che il responsabile principale dei danni presi in esame dallo studio è il diesel, che include la quota emessa sopra la soglia fissata per legge. 

I “costi sociali” misurano l’azione erosiva complessiva sulla quello che è considerato lo stato di salute della popolazione, definito comunemente come una vita vissuta a lungo in un ambiente sano e pulito. La salute è influenzata negativamente dagli impatti su di essa riconducibili, alla  mortalità prematura o alla morbilità (malattie), che contribuiscono rispettivamente fino al 76,1 per cento e per il  23,9 per cento di tutti i danni nelle località europee analizzate dallo studio. I costi sociali includono perdite che possono essere monetizzate direttamente sotto forma di spese per l’assistenza sanitaria (p. es. le ospedalizzazioni), oltre alle perdite che possono essere quantificate soltanto indirettamente sulla base del denaro che i cittadini sono disposti a pagare per evitarle (p. es. una minore aspettativa di vita). 

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Roma e Milano fra le 10 prime

Le dimensioni di una città, abbinate al livello di inquinamento, sono un fattore determinante che contribuisce ai costi sociali totali. In verità, quanto più grande è la popolazione tanto più alta è la percentuale di persone che hanno bisogno di assentarsi dal lavoro per recarsi in ospedale a causa di malesseri riconducibili all’inquinamento, etc. Nell’elenco delle 10 città con i più elevati costi sociali dovuti all’inquinamento dell’aria figurano tutte le città europee con una popolazione superiore al milione di abitanti. In termini assoluti, Londra è la città che ha registrato la perdita di salute più consistente. I suoi 8,8 milioni di abitanti pagano una cifra complessiva di 11,38 miliardi di euro. La capitale del Regno Unito è seguita da Bucarest (6,35 miliardi di euro), Berlino (5,24 miliardi), Varsavia (4,22 miliardi), Roma (4,11 miliardi), Parigi (3,50 miliardi), Milano (3,50 miliardi), Madrid (3,38 miliardi) e Budapest (3,27 miliardi). Tutte insieme, queste città hanno subito danni per circa il 25 per cento del totale di tutte le 432 città. 

Tra le città vi è un considerevole divario in termini di spese annuali, sia pro-capite sia come percentuale del reddito locale. In media, ogni abitante di una città europea subisce una perdita della salute per oltre 1.276 euro l’anno, pari al 3,9 per cento del reddito medio guadagnato dagli abitanti delle città. Con oltre 3.000 euro Bucarest ha i più alti danni pro-capite, mentre Santa Cruz di Tenerife nelle isole Canarie spagnole ha quelle inferiori a tutte, con circa 400 euro. Nelle capitali europee più grandi – comprese Londra, Parigi, Berlino, Madrid e Roma – i cittadini perdono rispettivamente il 6,2, il 4,8, il 3,8, il 3,1 e il 2,4 per cento del loro reddito annuo. I più alti costi sociali riguardanti la salute sono compresi tra l’8 e il 10 per cento del reddito percepito e si riscontrano nelle città dei Paesi dell’Europa centrale e orientale, in particolare Bulgaria, Romania e Polonia. 

“I risultati della ricerca forniscono ulteriori prove del fatto che ridurre l’inquinamento dell’aria potrebbe far risparmiare cifre significative per la  salute. Ridurre le emissioni dei mezzi pubblici nelle città europee dovrebbe essere tra le priorità di qualsiasi operazione volta a migliorare la salute delle popolazioni in Europa”, ha detto Zoltán Massay-Kosubek, EPHA Policy Manager. “La Pandemia ha semplicemente messo la situazione sotto gli occhi di tutti: le malattie mortali associate all’inquinamento dell’aria contribuiscono alle morti da Covid-19”, ha aggiunto. 

La ricerca si occupa di soli tre agenti inquinanti: il particolato (PM), il diossido di azoto (No2) e l’ozono troposferico (O3), responsabili rispettivamente di 412mila, 71mila e 15mila morti premature in tutta Europa, come si legge nell’ultimo studio dell’Agenzia europea per l’ambiente (European Environmental Agency, EEA). Il diesel ha un ruolo primario nella formazione di tutti e tre gli agenti. In verità, i gas di scarico delle autovetture diesel emettono direttamente livelli più alti di ossidi di nitrogeno (NOx) di quelle a benzina. Una parte di NOx si trasforma in NO2 entrando nell’atmosfera, mentre un’altra parte reagisce con altri composti organici volatili, che in modo indiretto danno origine sia a PM secondario sia a O3. 

I ricercatori hanno scoperto che la grande maggioranza dei costi sociali si deve alle particelle, comprese quelle di due misure particolari, la più piccola PM2,5 e la più grande PM10. In media, in tutte le 432 città le particelle PM2,5/PM10 provocano fino all’82,5 per cento dei danni complessivi alla salute, mentre NO2 e O3 contribuiscono in media rispettivamente per il 15 e il 2,5 per cento. Le cifre, tuttavia, differiscono in modo considerevole tra una città e l’altra. Per esempio, le particelle PM2,5/PM10 contribuiscono in modo variabile al danno complessivo, da un minimo del 60,1 per cento a Funchal in Portogallo a un massimo del 94,0 per cento a Narva in Estonia. In genere, l’O3 contribuisce in modo assai limitato, che varia dallo 0 per cento nelle città estoni di Tallinn, Tartu e Narva al 7,6 per cento di Cáceres in Spagna. Infine, il NO2 contribuisce in modo variabile dal 4,8 per cento di Palencia in Spagna al 34,4 per cento di Funchal in Portogallo. 

Altri inquinanti con effetti nocivi sulla salute umana – come le particelle ultrasottili, il particolato carbonioso, gli idrocarburi policiclici aromatici e i metalli pesanti – non sono stati presi in considerazione dai ricercatori per mancanza di dati rilevati in modo continuo nel tempo. Inoltre, alcune grandi città europee hanno un numero limitato di centraline di rilevamento e monitoraggio di PM, NO2 e O3, e questo porta a sottovalutare l’inquinamento dell’aria. I costi sociali presentati nel rapporto, pertanto, sono da ritenersi molto inferiori a quelli reali. 

I vantaggi dello studio, rispetto alle analisi precedenti spesso più dettagliate, sono il numero delle città interessate, ma anche una metodologia seria e uniforme che ha individuato e valutato l’impatto sulla salute dell’inquinamento dell’aria dovuto al traffico escludendo dal calcolo complessivo altre forme di inquinamento urbano (perlopiù riscaldamento degli edifici, agricoltura e industria). 

Tuttavia, tenuto conto di tutte le variabili nel modello dello studio, il margine di incertezza si aggira intorno al 30-40 per cento: questo significa che i dati riportati nello studio potrebbero essere di più alti o più bassi di un terzo. 

“La Pandemia ha semplicemente messo la situazione sotto gli occhi di tutti: le malattie mortali associate all’inquinamento dell’aria contribuiscono alle morti da Covid-19”

Lo studio ha utilizzato indicatori ampiamente riconosciuti dei costi e dei benefici messi a punto dagli economisti ambientali per quantificare i costi sociali indiretti, ossia qualsiasi cosa differisca dalle spese economiche. Simili indicatori forniscono una stima della quantità di denaro che i singoli individui sarebbero disposti a pagare per scongiurare conseguenze che non hanno un prezzo stimabile. 

Le stime si basano, tra altre cose, sulla disponibilità a pagare affitti più elevati pur di vivere in aree urbane meno esposte all’inquinamento o assicurazioni più alte per avere accesso a migliori servizi di assistenza sanitaria. Per quanto riguarda le stime monetarie, gli indicatori mostrano che scongiurare la mortalità infantile è ben diverso che prevenire malattie incurabili (come le malattie polmonari croniche) e così via. Quantificare e comparare tra le città sia gli impatti diretti sia quelli indiretti sulla salute offre un quadro complessivo più obbiettivo di come la scarsa  qualità dell’aria influisca  gravemente la salute a livello locale. 

La ricerca mostra anche che le politiche relative ai mezzi di trasporto influenzano il modo col quale i cittadini pagano per l’inquinamento dell’aria. Per esempio, un aumento dell’1 per cento nella durata media del tragitto per recarsi al lavoro in auto aumenta il danno da PM10 dello 0,29 per cento. Questo aumento è oltre il doppio (0,54 per cento) nel caso del NO2, il che conferma il peso considerevole sulla salute delle emissioni dei motori diesel.

Ridurre il tempo al volante

Se gli automobilisti riducessero dell’1 per cento il tempo trascorso alla guida di un’automobile diesel, per esempio per il divieto a circolare nei centri urbani, tutte le 432 città risparmierebbero almeno 143 milioni di euro. I cittadini di Londra, Parigi, Berlino, Madrid e Roma, per esempio, beneficerebbero di una riduzione della spesa legata all’inquinamento dell’aria pari rispettivamente a 13,16 milioni, 15,64 milioni, 3,93 milioni, 3,67 milioni e 3,83 milioni di euro. Un aumento dell’1 per cento nel numero delle auto in una città ne aumenta i costi sociali complessivi di quasi lo 0,5 per cento. 

Queste scoperte sono un campanello d’allarme sia per i cittadini sia per i governi locali e mostrano che ridurre i percorsi e l’uso dell’auto automobile dei pendolari può avere un impatto positivo sulla qualità dell’aria e sullla salute dei cittadini. “I costi sociali relativi alla salute dovuti all’inquinamento dell’aria dovrebbero essere tenuti in considerazione da chi prende le decisioni sui trasporti urbani nelle giunte municipali, soprattutto quando si pianifica l’indispensabile transizione della mobilità urbana dai motori a combustione interna (altamente inquinanti), come i diesel, ad alternative a emissioni zero o basse”, ha detto Massay-Kosubek,  che aggiunge:“Lo studio evidenzia con chiarezza che, se si vuole migliorare la salute dei cittadini, le decisioni politiche per rendere non inquinanti i mezzi pubblici urbani di trasporto non possono più aspettare.”


Metodologia 

• Lo studio prende in considerazioni 16 impatti sulla salute attribuibili all’inquinamento dell’aria prodotto da polveri sottili (PM), diossido d’azoto (NO2) e ozono troposferico (O3). 

• Lo studio non si è occupato degli altri impatti sulla salute oltre quelli raccomandati dall’OMS, anche se una ricerca di recente ha reso note le prove evidenti di una molteplicità di altri impatti negativi sulla salute legati all’inquinamento dell’aria. 

• Gli impatti fisici dell’inquinamento dell’aria sulla salute umana sono stati quantificati usando funzioni di concentrazione e reazione che determinano la percentuale di aumento della mortalità e della morbidità correlata alle concentrazioni sempre maggiori delle varie sostanze inquinanti, sulla base delle raccomandazioni dell’Organizzazione mondiale della Sanità (OMS). 

• Gli impatti sulla salute sono stati successivamente convertiti in denaro usando un sistema di valutazione messo a punto nell’Handbook of External Costs con revisione paritaria pubblicato dall’European Commission’s Directorate General for Mobility and Transport, DG MOVE. 

• I costi sociali derivati riscontrati in una specifica città sono stati quindi dedotti dai livelli di inquinamento dell’aria qui riportati  e dalle dimensioni, la composizione per età, gli standard di vita (prezzi e reddito) della popolazione di quella città specifica. 

• La ricerca calcola i costi sociali derivanti dalla qualità dell’aria riportata dalle città stesse, usando i dati di Eurostat, Urban Audit, senza la possibilità di controllare se tali dati fossero corretti. 

 • L’uso dei dati di Urban Audit implica anche che le città analizzate ai fini della ricerca dovrebbero essere considerate “aree urbane”, poiché in alcuni casi nei calcoli si è tenuto conto di tali zone più che delle città amministrative. 

• L’attenzione è rivolta soltanto all’inquinamento all’aria aperta, mentre l’inquinamento al chiuso, come quello dentro le abitazioni e nei mezzi pubblici di trasporto, non è stato preso in considerazione. 

• La ricerca si è occupata soltanto dei costi per la salute dovuti all’inquinamento dell’aria, non ad altri fenomeni quali il degrado dell’ecosistema o gli impatti sugli edifici e i materiali che necessitano più spesso di manutenzione. 

Questo articolo è pubblicato in collaborazione con lo European Data Journalism Network.

In collaborazione con la Heinrich Böll Foundation – Paris

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