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“Assolutamente apolitici, poco fiduciosi nelle istituzioni democratiche ma ricettivi ai costumi dei loro genitori (che non vogliono cambiare il sistema sociale) e soprattutto pessimisti”: questo il ritratto della gioventù ungherese che emerge da un’inchiesta condotta nel 2012 dall’Istituto di ricerca Kutatópont tra 8.000 giovani tra i 15 e i 29 anni.
La gioventù ungherese non ha un’opinione positiva dell’Unione europea, sottolinea Népszava: il 20 per cento degli intervistati pensa che l’adesione all’Ue del 2004 sia stata “vantaggiosa” per l’Ungheria, contro un 26-32 per cento che la ritiene “piuttosto o completamente svantaggiosa”.
Il partito preferito dei giovani è Fidesz del primo ministro Viktor Orbán (40 per cento), davanti al partito di estrema destra Jobbik (29 per cento), al Partito socialista Mszp (17 per cento) e al partito verde Lmp (11 per cento).

Perché gli eco-investitori si ritrovano a finanziare le “Big Oil”? A quali stratagemmi ricorre la finanza per raggiungere questo obiettivo? Come possono proteggersi i cittadini? Quale ruolo può svolgere la stampa? Ne abbiamo discusso con i nostri esperti Stefano Valentino e Giorgio Michalopoulos, che per Voxeurop analizzano i retroscena della finanza verde.

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