Opinion, ideas, initiatives Contro la crisi del coronavirus

“I tempi sono maturi per un nuovo patriottismo europeo”

In questa lettera aperta pubblicata per primo da "EUobserver" diversi universitari europei chiedono all’Ue di mostrare che può avere un ruolo decisivo nella crisi e aiutare concretamente i cittadini ad affrontare le sfide poste dal Covid-19 alle nostre società.

Pubblicato su 6 Aprile 2020 alle 07:10

Il 26 marzo, dal Consiglio europeo dedicato alla risposta all’epidemia di coronavirus è emersa una Ue completamente divisa, dedicata alle misure europee volte a gestire la crisi più grave dal 1929.

La pandemia di coronavirus e le crisi economiche e sociali che si stanno manifestando offrono all’Europa una straordinaria opportunità: decidere di andare verso un’unità più profonda, o, in alternativa, declinare irrevocabilmente. La strada da percorrere dipenderà naturalmente dalle decisioni dei governi in seno al Consiglio europeo e alle altre istituzioni dell’Ue, ma anche e soprattutto dalla mobilitazione dei cittadini e dell’opinione pubblica di ciascuno Stato membro.

La domanda rivolta all’Europa è la seguente: l’Ue è una comunità di aspirazioni, una Schicksalsgemeinschaft, o non è altro che un’associazione strumentale di egoismi nazionali?

Le forze disintegratrici della destra e dell’estrema destra, uscite vittoriose con la Brexit ma temporaneamente sconfitte alle elezioni europee del 26 maggio 2019, sono sempre qui, pronte per un nuovo, inesorabile attacco sia all’euro che all’Ue. E questa volta queste forze potrebbero anche rivelarsi vittoriose, approfittando cinicamente della disconnessione tra i cittadini e l’Ue, causata in parte dalle enormi sofferenze subite durante questa crisi sanitaria e dalla tragedia sociale ed economica che ci attende, ma anche dall’inazione politica e morale delle élite filoeuropee.

Il parlamento europeo si è pronunciato chiaramente a favore di un salto di qualità nell’integrazione europea. La commissione europea ha però una grande responsabilità nell’attuale stagnazione. Questo è dovuto alla sua mancanza di leadership, sia in termini di bilancio pluriennale, sia nell’emanazione di misure per gestire questa crisi sanitaria e le sue conseguenze economiche.

A differenza di altri shock, questo non è asimmetrico, ma simmetrico, e colpisce tutti i paesi, anche se attualmente a patirne sono soprattutto i paesi del sud, che hanno già sofferto di più durante la crisi migratoria. Una situazione di emergenza eccezionale richiede rimedi eccezionali. La decisione della Banca centrale europea di impegnare 750 miliardi di euro nel mercato obbligazionario è importante, ma non è decisiva. È imperativo che l’Ue combini le dimostrazioni di solidarietà anti-virus con una concreta solidarietà finanziaria. Oggi questo manca.

Le accuse reciproche fra le capitali europee sono più dure che mai. Da un lato, i governi olandese e tedesco rivendicano il diritto di opporsi all’"azzardo morale": le eurobbligazioni o "eurobond", ovvero la mutualizzazione dei debiti nazionali, incoraggerebbero pratiche immorali e lassismo di bilancio nei paesi indebitati, che approfitterebbero della solidarietà europea per lasciar correre la spesa.

Dall’altro lato, i paesi del nord sono accusati di mancanza di solidarietà in una situazione che vede quasi mille morti al giorno in Italia e Spagna, disordini sociali in aumento e una significativa svolta nella pandemia in Francia e Belgio. Ma forse, ancora peggio, sono anche accusati di voler approfittare dell’incombente crisi finanziaria per arricchirsi e cambiare gli equilibri di potere in Europa.

Queste reciproche accuse tramite i mezzi d’informazione, questo crollo della fiducia, stanno sconvolgendo anche gli europei più convinti, stanno erodendo il nucleo stesso del consenso europeo che è stato costruito con cura negli ultimi 70 anni. Il danno alle nostre democrazie potrebbe presto diventare irreparabile.

Coronabond

Nove stati membri hanno inviato una lettera al presidente del Consiglio europeo Charles Michel per chiedere che vengano creati i "coronabond", dei titoli di debito europei. Un’idea che si sta facendo strada anche nell’opinione pubblica in Germania, nei Paesi Bassi, in Austria e in Finlandia. Siamo quindi convinti che ci sia un ampio consenso per:

a) una rinegoziazione delle condizioni per l’accesso in caso di crisi/emergenza al Mes, il Meccanismo europeo di stabilità che comprende 430 miliardi di euro;

b) la creazione di un gruppo europeo di esperti qualificati, in grado di proporre con urgenza nuovi strumenti con tutti i aspetti tecnici necessari.

Sebbene gli "eurobond" non siano l’unica soluzione praticabile, è una buona idea in termini di efficienza (unità di fronte ai mercati mondiali) e di simbolismo (di fronte ai cittadini).

In ogni caso, l’Ue deve inviare con urgenza due importanti messaggi:

Il primo messaggio, quello della speranza, deve parlare davvero al cittadino comune, ai popoli d’Europa che sono sconvolti dalla crisi del coronavirus e preoccupati per il loro futuro: l’Ue è qui per aiutare. Sta affrontando lancia in resta questa crisi sanitaria, sociale ed economica, con una maggiore unità e un grande progetto di ripresa economica e sociale.

Il secondo messaggio deve essere rivolto al mondo intero: l’Ue garantisce l’unità, la forza e la stabilità dell’eurozona, assicurando la nostra "sovranità comune" di fronte ai mercati globali e alle potenze che cercano di dividere e distruggere l’Unione.

Gli Stati Uniti hanno sottovalutato l’attuale pandemia e il loro governo ha dimostrato di non avere più l’autorità politica e morale necessaria per coordinare efficacemente la battaglia contro il coronavirus globale. Solo l’Ue, in un contesto di cooperazione multilaterale, può intervenire con successo e preparare la strada per la gestione di questa crisi sanitaria senza precedenti e delle sue conseguenze sociali ed economiche.

È giunto il momento di un nuovo patriottismo europeo. Nuovo, perché deve assolutamente essere radicato sia nelle comunità nazionali rimobilizzate sul tema della solidarietà, sia nelle reti transnazionali.

I milioni di cittadini impegnati, volontari, operatori sanitari e associazioni della società civile offrono una solida base umana per una nuova fase dell’idea di Europa. È tempo di collegare i valori fondamentali dell’Europa alla capacità tecnica e politica in modo innovativo e di offrire al mondo un messaggio di speranza e di forza contro questa crisi senza precedenti.

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