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La democrazia in Bielorussia ha bisogno del sostegno di Europa e Usa

À l'occasion de la Journée internationale dédiée à la mémoire des victimes de l'Holocauste, Roger Casale, secrétaire général de New Europeans et Olga Kostukevich de New Europeans Minsk témoignent de la situation en Biélorussie, soutenant que le pays a besoin d’urgence de l’aide de ses alliés, en particulier de celle de l’Europe.
“Ci hanno detto che stavano costruendo una nuova Auschwitz”, ha raccontato un manifestante. In occasione della Giornata della Memoria (lo scorso 27 gennaio), Roger Casale, Segretario generale di New Europeans e Olga Kostukevich, di New Europeans Minsk, parlano della situazione in Bielorussia e della necessità di aiuti internazionali per fare uscire il paese dal regime di Lukashenko.

Pubblicato il 27 Gennaio 2021 alle 09:30

Tre anni fa, il Presidente tedesco Frank Steinmeier ha partecipato all’inaugurazione di un memoriale a Malyj Trostenec, il più grande campo di concentramento nazista sul territorio dell’ex Urss. Era la prima volta che un presidente tedesco rendeva visita alla Bielorussia.

Oggi, a Slutsk, a 97 chilometri a sud di Minsk, il regime di Lukashenko sta costruendo un nuovo centro di detenzione. Un testimone oculare lo ha descritto come “una specie di unità militare, dove i prigionieri sono condotti davanti a uomini in uniforme, in riga in piedi a dieci passi l’uno dall’altro, armati di mitragliatrici o cani al guinzaglio”. Un manifestante, in seguito rilasciato dal campo, ha detto: “Quando abbiamo parlato con gli operai che preparavano le recinzioni di filo spinato, ci hanno detto che stavano costruendo una nuova Auschwitz”.

Tali testimonianze coincidono con i commenti che sarebbero stati fatti da Mikalai Karpenkau, ora viceministro dell’Interno. In una registrazione, realizzata quando era ancora un ufficiale di polizia, Karpenkau invita i suoi subordinati a “mirare proiettili di gomma ai testicoli, allo stomaco e alla faccia” dei manifestanti. Propone “campi di internamento” per “liberare la Bielorussia dalle persone di cui non ha bisogno”.

Tali commenti, se confermati, equivalgono a ordinare agli agenti di polizia di commettere crimini nell’ambito del diritto internazionale. Denis Krivosheev, vicedirettore di Amnesty per l’Europa orientale, ha chiesto che la registrazione sia “immediatamente, imparzialmente ed efficacemente” investigata.

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Nel frattempo, in tutta la Bielorussia, i manifestanti vengono tenuti in detenzione preventiva, spesso per mesi, e poi condannati a pene detentive fino a sette anni. I loro crimini? “Scivolare” su un poliziotto mentre vengono arrestati. “Strappare” la giacca di un poliziotto mentre resistono all’assalto della polizia.

Lo scorso  10 agosto, un giovane manifestante di nome Alysaksandr Taraykouski è stato ucciso dalla polizia in seguito all’esplosione di proiettili di gomma all’altezza del petto. Nessuna azione è stata intrapresa contro le persone coinvolte. Più di 900 cause penali sono state aperte contro i manifestanti, ma nessuna contro la polizia o la milizia.

Durante il periodo natalizio, ci sono casi di persone arrestate per avere decorato i loro alberi di Natale in rosso e bianco. Una ragazza è stata arrestata per aver indossato pantaloni a strisce bianche e rosse.

Alle persone in detenzione preventiva viene impedito di vedere i loro avvocati a causa del Covid. Alcuni vengono picchiati e tenuti in celle per settimane. A tutti vengono negate le cure mediche. Il sistema giudiziario in Bielorussia è usato come uno strumento di terrore.

Oggi i prigionieri politici in Bielorussia sono 189. Uno tra loro, Igor Lostik, un giovane blogger, è in sciopero della fame da 6 settimane. Le sue condizioni stanno peggiorando e gli amici temono per la sua vita.

Anche alcuni giornalisti sono stati imprigionati, tra questi Katerina Borisevich di TUT.BY, il più grande portale libero di notizie prima che fosse privato dello status di media nel 2020.

Secondo l'Associazione bielorussa dei giornalisti (BAJ), sono stati arrestati 479 giornalisti dall’inizio delle proteste: 15 stanno affrontando un processo, 9 sono già in prigione. Lo stato ha limitato l’accesso a 50 siti di media che si occupano di questioni politiche e ha chiuso 4 giornali.

Eppure, con straordinario coraggio, i cittadini continuano a trovare modi potenti per sfidare il regime di Lukashenko. Le proteste continuano, anche se le temperature scendono a meno 22°C sottozero. 

La vita quotidiana è sempre più difficile. Il governo ha aumentato le tasse e alcuni temono che stia stampando denaro. Il costo di farmaci, cibo, gas ed elettricità è già aumentato del 10%.

Si teme per la centrale nucleare bielorussa. Violazioni della sicurezza hanno causato la chiusura della centrale 3 volte negli ultimi 6 mesi. L’ultima cosa di cui il mondo ha bisogno ora è una nuova Chernobyl.

In questo contesto, la maggioranza democratica in Bielorussia guarda all’Ue e alla comunità internazionale per essere aiutata. Cosa vedono?

Rene Fesel, presidente della Federazione internazionale dell’hockey su ghiaccio, che abbraccia Alexandr Lukashenko. (Il tentativo di assicurarsi i campionati di hockey su ghiaccio è fallito: poiché gli sponsor non lo appoggiavano).

Nel frattempo, la concittadina di Rene Fesel, Natalie Hersche, dalla doppia cittadinanza svizzera e bielorussa, sta scontando una condanna di due anni e mezzo per aver strappato un passamontagna aun poliziotto.

I leader politici in Occidente hanno sostenuto Sviatlana Tsikhanouskaya, ma l’Ue e gli Stati Uniti potrebbero e dovrebbero fare molto di più. E unire le forze sarebbe utile.

L’arrivo di Joe Biden alla Casa Bianca è il momento giusto per rivedere la strategia della comunità internazionale nei confronti della Bielorussia e della regione.

In primo luogo, l’Ue dovrebbe ampliare urgentemente e massicciamente l’uso del suo nuovo regime di sanzioni globali (misure Magnitsky) contro individui e aziende che intrattengono legami con il regime.

In secondo luogo, gli stati membri dell’Ue e tutti gli altri dovrebbero seguire l’esempio della Lituania e intentare procedimenti penali contro coloro che hanno torturato e ferito persone in Bielorussia.

In terzo luogo, l’Ue dovrebbe riconoscere che la forza di polizia speciale bielorussa è un’organizzazione terroristica e aggiungerla alla lista dei terroristi dell’Ue.

In quarto luogo, la comunità internazionale deve aumentare il suo sostegno alle vittime del regime e alle loro famiglie, alle iniziative della società civile e al lavoro delle reti della diaspora.

In quinto luogo, l’Occidente deve continuare ad esercitare pressioni sul regime del presidente Putin per assicurare la rimozione di Lukashenko dal potere e facilitare una transizione democratica.

Lukashenko sarà un giorno chiamato a rispondere delle sue azioni, sia dalla comunità internazionale, sia da un governo libero e democratico in Bielorussia.

Contemporaneamente, la lista delle accuse contro di lui si allunga e la repressione esercitata dal suo regime continua a crescere con implicazioni pericolose.

Pochi bielorussi si fidano dei media statali, quindi la maggior parte si tiene informata attraverso canali di notizie internazionali. Noi dall’Occidente guardiamo i bielorussi. Anche i bielorussi ci guardano.

Dovremmo ricordare cosa significa stare dalla parte giusta della storia: iamo tutti chiamati ad agire affinché la libertà e la democrazia prevalgano.


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