Attualità Dopo le elezioni europee a Cipro

La minaccia neonazista è passata – per ora

I liberalconservatori al potere a Cipro hanno subito una battuta di arresto nelle urne, dopo essersi allontanati dalla loro posizione tradizionalmente favorevole all’UE e dal loro approccio moderato alla divisione dell’isola. Il fatto che il principale partito di opposizione abbia messo in campo un candidato turco-cipriota non ha semplificato le cose, anche se ha generato un risultato interessante.

Pubblicato il 24 Agosto 2019 alle 09:00
Dimitris Vetsikas |  A graffiti in Dhernia.

Il Raggruppamento Democratico Liberale Conservatore di Cipro (Disy) ha subito un duro colpo alle elezioni europee di maggio. Dopo aver ottenuto il 37,75 per cento nel 2014, è sceso al 29,02 per cento. Potrebbe essere il risultato dello spostamento ideologico del Disy verso la retorica nazionalista e dell’allontanamento dal suo tradizionale approccio pro-UE e moderato alla divisione di Cipro.

La svolta nazionalista ha coinciso con la linea dura del presidente Nicos Anastasiades sugli aspetti fondamentali di un compromesso sulla divisione di Cipro proposto sotto l’egida delle Nazioni Unite. Questo si è tradotto in una situazione di stallo totale per due anni e nell’escalation delle tensioni e delle rivendicazioni della Turchia in merito all’esplorazione delle risorse di gas naturale sulla piattaforma continentale che circonda l’isola.

Appena un mese prima dello scrutinio, Anastasiade e Disy sono entrati in un feroce confronto con il Partito Progressista dei Lavoratori (Akel), scatenato dopo che quest’ultimo ha messo in campo un candidato turco-cipriota, il docente universitario Niyazi Kizilyurek.

Nonostante la violenta campagna contro di lui, Kizilyurek si è assicurato con successo il suo posto di deputato europeo.

Ha potuto contare su un ampio sostegno da parte delle sezioni pro-pace della società greco-cipriota e dei turco-ciprioti – circa 4.500 secondo gli exit poll – molti dei quali hanno attraversato il nord per esercitare per la prima volta il loro diritto di voto alle elezioni europee.

Questo sviluppo è di grande importanza per la scena politica cipriota e per la rigida separazione del diritto di voto tra cittadini greci e turchi dalla fondazione della Repubblica nel 1960. Disy ha perso una parte dei suoi sostenitori moderati, che per lo più hanno scelto di astenersi o di votare per Kizilyurek.

I risultati elettorali non hanno in definitiva modificato la ripartizione dei seggi al Parlamento europeo tra i partiti. Disy (Ppe) e Akel (Gue-Ngl) mantengono due seggi ciascuno, mentre il Partito democratico nazionalista centrista e il Movimento per la democrazia sociale (Edek) (entrambi S&D) mantengono un seggio ciascuno.

Infine, il partito ultranazionalista neonazista Elam, il ramo cipriota dell’Alba Dorata greca, ha ottenuto l’8,25 per cento dei voti. In numeri assoluti l’Elam ha visto un rapido aumento dell’influenza nella società greco-cipriota, dove nel 2009 potrebbe aver avuto meno di 500 sostenitori. Il numero per il 2019 è stimato intorno alle 23.500 unità.

Gli elettori più giovani e più emarginati, in particolare, tendono a trovare seducenti gli slogan neo-nazisti patriottici e anti-istituzione del partito che fanno appello in una società greco-cipriota che è confusa sul suo futuro politico e sulle relazioni con la parte settentrionale dell’isola. Tuttavia, la quota di voto del partito non è stata sufficiente per ottenere un seggio al parlamento europeo.

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