Alla vigilia delle elezioni per il nuovo parlamento europeo, un gruppo di storici europei ha inviato una lettera aperta all’opinione pubblica con un messaggio drammatico: il progetto europeo è in crisi e si sta sgretolando. Secondo gli storici il concetto degli stati-nazione, dominante in passato, non è più sostenibile; abbiamo bisogno di riconoscere il nostro pluralismo e non abbandonare il principio dell’unità.
Nessun politico si è lasciato sfuggire l’occasione. Il presidente francese Emmanuel Macron ha inviato a sua volta una lettera aperta ai cittadini europei invocando un “rinascimento europeo” e una lotta contro “il nazionalismo che sfrutta la rabbia dei cittadini”.
Le due lettere vorrebbero spingere gli elettori ad andare a votare. Che accada davvero, però, è tutto da vedere, soprattutto negli stati dell’Europa orientale. Alle elezioni europee del 2014, per esempio, in Croazia l’affluenza è stata una delle più basse d’Europa, appena superiore al 25 per cento. Ancora peggio era andata in Repubblica Ceca (18,20 per cento) e in Slovacchia (13,05 per cento, il dato più basso). Polonia e Ungheria avevano registrato un’affluenza appena superiore, rispettivamente il 23,83 e il 28,97 per cento. In tutti questi paesi la partecipazione elettorale è stata largamente inferiore a quella dei paesi occidentali. Ma perché gli elettori dell’est non sono motivati ad andare a votare? […] Leggi l'articolo intero su Internazionale.it.
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