L’accettabile ricatto di Gheddafi

Per ottenere finanziamenti dall'Ue il leader libico agita lo spettro dell'immigrazione di massa dall'Africa. La minaccia è fondata, e in mancanza di alternative dovremo accettare le sue condizioni.

Pubblicato il 2 Settembre 2010 alle 14:01
Gheddafi a Roma, 30 agosto 2010.

La visita di Gheddafi in Italia ha suscitato come sempre polemiche e reazioni indignate. Ma "quando parla del futuro dell’Europa e dell’Africa, il colonnello ha sostanzialmente ragione", sostiene Mario Deaglio su La Stampa. La minaccia di un'"Europa nera" usata dal colonnello per convincere l'Ue a scucire 5 miliardi di euro per l'impegno anti-immigrazione della Libia è assolutamente fondata: la popolazione africana cresce di 20 milioni all'anno e supererà abbondantemente il miliardo entro la fine del decennio, e l'intensificarsi delle ondate migratorie è inevitabile.

"Per dire no a Gheddafi non bastano le parole, è necessaria una proposta alternativa", ma nessun governo europeo sembra averne una. "L’opinione pubblica europea dovrebbe convincersi che, in qualche modo, il prezzo va pagato e che le condizioni di calma alle frontiere meridionali non dureranno in eterno. E potrebbe anche concludere che, tutto sommato, i cinque miliardi chiesti dal colonnello sono ragionevoli: dopotutto si prende lui l’incarico di respingere i possibili migranti mentre noi siamo liberi di guardare dall’altra parte, seguire con grande attenzione le vicende del calcio, e continuare a parlare dei princìpi che hanno fatto grande l’Europa, in nome dei quali il resto del mondo dovrebbe continuare a trattarci con rispetto".

Gheddafi sulla stampa

Un affarista cinico e megalomane

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"Ancora una volta Roma è stata teatro delle controverse dichiarazioni e dei bizzarri comportamenti del presidente libico. Gheddafi si è rivolto soprattutto al mondo arabo, dove vuole apparire come un leader e un propagatore dell'islam, oltre che uno dei pochi in grado di ottenere un risarcimento dalle ex potenze coloniali", sottolinea il quotidiano polacco Rczespospolita, che paragona le stravaganti richieste del colonnello "agli atteggiamenti megalomani di Caligola". Lo spagnolo La Vanguardia traccia invece la storia delle relazioni coloniali e postcoloniali tra Italia e Libia, notando che i rapporti "sono al momento dominati dagli interessi economici: petrolio, banche, automobili, edilizia, media, turismo", nessun settore sembra sfuggire agli investimenti comuni. Il tutto, precisa il quotidiano, "va di pari passo con il conflitto d'interessi tra pubblico e privato, dato che i gruppi legati a Silvio Berlusconi e Muammar Gheddafi intervengono direttamente nelle contrattazioni d'affari". A Bruxelles invece la Commissione europea non commenta "le dichiarazioni del Signor Gheddafi", riferisce Marco Zatterin su La Stampa. Tuttavia, "dalle dichiarazioni informali raccolte nei corridoi dei palazzi europei emerge la matura necessità di mantenere il filo ben aperto con la Libia, ma anche la convinzione che sia meglio farlo con il mare in mezzo. Il processo è cominciato dopo l’eliminazione delle sanzioni (2004) e, nel giugno scorso, si è arrivati a un accordo preliminare di cooperazione in settori quali economia, sanità, energia e gestione dei flussi migratori. Con 60 milioni da erogare alla Libia fra il 2011 e il 2013."

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