Attualità Disuguaglianze nel mondo

L’Europa resiste

Il primo Rapporto sulle disuguaglianze nel mondo indica un divario crescente tra i più ricchi e i più poveri. L'Europa fa eccezione in questa tendenza globale.

Pubblicato il 19 Dicembre 2017 alle 00:14

La pubblicazione il 14 dicembre del primo Rapporto sulle disuguaglianze mondiali permette, grazie a dati reali, di delineare i contorni geografici e la dinamica delle disuguaglianze internazionali negli ultimi trent’anni. Realizzato dal World Inequality Lab – di cui fanno parte tra altri gli economisti Thomas Piketty, Facundo Alvaredo e Lucas Chancel – il rapporto è opera di oltre 100 ricercatori di tutto il mondo che hanno creato un data base di 175 milioni di numeri, accessibile a tutti, che offre una prima fotografia internazionale delle disuguaglianze. Dove si colloca l’Europa da questo punto di vista?

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Negli ultimi dieci anni, le disuguaglianze si sono acuite ovunque nel pianeta, ma in maniera differenziata a seconda delle regioni. In Europa le disuguaglianze sono meno marcate che altrove, a riprova del fatto che le istituzioni nazionali (fisco, servizi pubblici, etc.) hanno una funzione importante nel tenerle sotto controllo e ricomporle. La dinamica delle disuguaglianze è apparsa molto più marcata negli Stati Uniti e in Medio Oriente, dove le società sono polarizzate al massimo tra quanti traggono profitto dalla manna petrolifera e gli stranieri, indigenti, che lavorano al loro servizio.

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Se si osserva con attenzione la dinamica delle disparità di reddito in Europa e negli Stati Uniti, si può constatare che esse sono aumentate nei due continenti, ma in percentuale molto inferiore su questa sponda dell’Atlantico: mentre nel caso degli americani il 20 per cento della ricchezza è concentrato nelle mani dell’1 per cento più facoltoso della popolazione, per gli europei il rapporto è del 12 per cento. Negli Stati Uniti a partire dalla metà degli anni Novanta i più i ricchi si sono arricchiti più i poveri si sono impoveriti. In Europa, invece, i più ricchi hanno guadagnato un po’ di terreno rispetto ai meno fortunati, ma entrambe le curve di crescita non si incroceranno ancora a lungo.

I dati raccolti riguardano l’Europa occidentale: che cosa cambierebbe se si tenesse conto anche dei paesi d’Europa orientale? Poco o nulla: il 10 per cento più ricco della popolazione possiede il 37 per cento della ricchezza in Europa occidentale; il 38 per cento se si includono i paesi dell’Europa centro-orientale.

Gli autori del rapporto hanno elaborato anche gli scenari di possibili proiezioni future. Se le disuguaglianze mondiali seguiranno i trend degli ultimi trent’anni, negli anni a venire continueranno a incrociarsi. In un mondo che seguisse la dinamica americana, la percentuale di ricchezza nelle mani dell’1 per cento più benestante della popolazione passerebbe dal 20 al 30 per cento circa della ricchezza mondiale. Al contrario, seguendo la tendenza prevalente in Europa, la percentuale calerebbe un po’: sarebbe meglio, ma non ancora sufficiente a rimettere in discussione la tendenza strutturale del nostro capitalismo contemporaneo ad accentuare il divario esistente in tema di ricchezza.

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