L'Unione europea metterà a punto un piano di salvataggio finanziario per l'Irlanda? È l'inizio di una crisi più grande e più grave? Secondo Der Standard, nelle prossime decisioni "l'isola non conta più molto". Il quotidiano viennese comprende lo "scetticismo di Dublino" a proposito della possibile perdita della sua indipendenza finanziaria. "Il problema fondamentale è il seguente: per i salvatori del continente, la questione principale non è l'Irlanda. Come nel caso della Grecia, l'economia irlandese è troppo piccola per poter trascinare l'eurozona nel baratro. Ma come la Grecia, l'Irlanda e le sue banche devono molto denaro agli istituti di credito dell'eurozona e del Regno Unito: 138 miliardi soltanto per quanto riguarda le banche tedesche", precisa il quotidiano viennese, che sottolinea il pericolo di un effetto domino che metta nei guai anche la quarta economia europea, la Spagna.

Il portoghese Diário de Notícias annuncia che "il governo di Lisbona rifiuta di chiedere aiuto anche se gli irlandesi lo facessero". Ma a Bruxelles, sottolinea il connazionale Público, "c'è chi ammette che un aiuto comune ai due paesi è ormai inevitabile".
Come siamo arrivati a tanto? Secondo Les Echos, l'Europa paga le decisioni prese la scorsa primavera. Durante la crisi greca "per orgoglio Bruxelles ha escluso la possibilità di una ristrutturazione del debito di uno degli stati membri" e ha fatto ricorso a un "piano pensato per guadagnare tempo e calmare i mercati". Tuttavia "i mercati finanziari si sono calmati solo per qualche mese, e presto non ci sarà più tempo per i cosiddetti paesi 'periferici' dell'eurozona come la Grecia, l'Irlanda o il Portogallo per rifinanziarsi a condizioni accettabili", spiega il quotidiano economico francese.
"Come potrebbe fare l'Irlanda a portare il deficit dal 32 al 3 per cento del pil entro il 2014?", si chiede Les Echos. "L'eccesso di debito non può che sfociare un giorno o l'altro nell'insolvenza o in una ristrutturazione profonda. Ma fino a ora l'Europa ha rifiutato di ammetterlo". È quindi urgente "uscire dal diniego" e "mettere in atto un meccanismo di ristrutturazione 'ordinato' del debito dei paesi più vulnerabili, ovvero uno scaglionamento delle scadenze accompagnato da uno sforzo da parte dei creditori".
Secondo la Frankfurter Allgemeine Zeitung, sull'Irlanda è in corso una "partita a poker". 
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