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"Bruxelles è favorevole a un taglio del 30 per cento delle emissioni di CO2", rivela Le Monde basandosi su una comunicazione interna della Commissione europea. La riduzione del 20 per cento entro il 2020, decisa nel 2007 dai 27 membri dell'Unione, oggi sembra insufficiente in rapporto all'obiettivo di tagliare le emissioni di gas serra dell'ottanta per cento entro il 2050. Il recente summit di Copenaghen ha prodotto un accordo molto meno significativo, limitandosi a ratificare un impegno di riduzione delle emissioni del 15 per cento. "Se gli stati membri seguiranno le indicazioni della Commissione daranno uno scossone benefico ai negoziati internazionali sul clima", continua il quotidiano francese. Il costo annuale di un ribasso del 30 per cento delle emissioni si aggira intorno agli 11 miliardi di euro, ma se l'Europa fosse in grado di sostenerlo "rafforzerebbe la propria posizione economica e creerebbe nuovi posti di lavoro nei settori più promettenti dello sviluppo ecologico: l'efficacia energetica e le energie rinnovabili". Le Monde precisa che, nonostante la mancanza di una normativa internazionale sull'argomento, la Commissione giudica poco probabile il rischio di delocalizzazione delle industrie europee.

Perché gli eco-investitori si ritrovano a finanziare le “Big Oil”? A quali stratagemmi ricorre la finanza per raggiungere questo obiettivo? Come possono proteggersi i cittadini? Quale ruolo può svolgere la stampa? Ne abbiamo discusso con i nostri esperti Stefano Valentino e Giorgio Michalopoulos, che per Voxeurop analizzano i retroscena della finanza verde.

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