Nelle ridotte di Alba dorata

Il movimento neofascista si è infiltrato nelle vecchie roccaforti operaie come il porto del Pireo, sfruttando la disoccupazione e l’odio per i sindacati e i partiti di governo.

Pubblicato il 24 Settembre 2013 alle 15:07
Manifestazione di Alba dorata contro le banche. Il Pireo, aprile 2013

Via Tsaldari a Keratsini. Davanti a una pasticceria ci sono delle corone di fiori freschi e delle candele. Qui nella notte fra il 17 e i 18 settembre il cantante hip hop Pavlos Fyssas è stato ucciso da un membro del partito neonazista Alba dorata.

La morte di Pavlos, anche se ha traumatizzato l’opinione pubblica e ha rivelato (sempre che ce ne fosse bisogno) la natura criminale dell’organizzazione neonazista, si inserisce in una strategia pianificata. Da alcuni mesi infatti il partito fondato sulla nostalgia della dittatura dei colonnelli cerca di seminare il terrore e di guadagnare terreno nei sobborghi del Pireo, ex quartieri operai e roccaforti sindacali, oggi colpiti dal crollo dell’industria navale e dalla crisi economica. A Keratsini, Nikaia e Perama, tre comuni limitrofi dove il tasso di disoccupazione è superiore al 40 per cento, la maggior parte degli uomini lavorava ai cantieri navali o nell’industria metallurgica.

Il fronte sindacale comunista Pame controllava le assunzioni, era in posizione di forza per difendere gli operai e le loro condizioni di lavoro; ai cantieri navali si guadagnavano 100 euro al giorno e il lavoro non mancava mai. Ma alla fine del 2008 tutto è cambiato. I datori di lavoro hanno cominciato a delocalizzare verso la Turchia, Cipro e la Cina; le giornate di lavoro sono diventate sempre più rare, il sindacato ha puntato i piedi sul mantenimento del livello di stipendio e sulle condizioni di lavoro e non è riuscito a far firmare ai datori di lavoro il rinnovo delle convenzioni collettive. Così in poco tempo la maggior parte degli operai si è ritrovata senza lavoro.

Quattro anni dopo le rare giornate di lavoro ai cantieri navali sono pagate la metà, diverse imprese siderurgiche hanno chiuso e dopo un anno di indennità gli operai disoccupati non ricevono più alcun aiuto e non hanno alcuna copertura sociale. "Molti considerano i sindacati responsabili di questa situazione, e insieme a loro il Partito comunista", spiega Takis Karayanakis, ex operaio dei cantieri di Perama ed ex responsabile sindacale. Con il suo anticomunismo viscerale e il rifiuto del sistema politico, Alba dorata "esprime lo smarrimento e la frustrazione di queste persone che hanno perso tutto".

Il movimento fornisce spiegazioni semplicistiche e promesse: "È colpa degli immigrati", "vi troveremo un lavoro". Il terreno è fertile, con la crisi molti elettori hanno perduto qualunque appartenenza politica, come un altro abitante di Keratsini, Dimitris Karavas: "Io e la mia famiglia abbiamo sempre votato Nuova democrazia [centrodestra]. Ma oggi non ci riconosciamo più in nessuna forza politica". Questo tassista dice di lavorare 14 ore al giorno per guadagnare non più di 20 euro. "Bisogna riuscire a mantenere il sangue freddo. Non è facile. Capisco la tentazione di votare Alba dorata". Alle ultime elezioni lui invece ha preferito non votare affatto.

A poco a poco Alba dorata penetra negli interstizi. L’inverno scorso i suoi militanti hanno fatto irruzione nella sede locale dell’ong Médecins du Monde a Perama chiedendo l’espulsione degli immigrati. In questo comune alcuni caffè e benzinai si sono trasformati in rifugi dell’organizzazione: bandiere greche, braccia muscolose e divise nere non lasciano dubbi.
Il partito paga le spese legali. "Alba dorata è la nostra unica speranza", dice davanti al suo caffè Tassos, operaio disoccupato. Un’organizzazione criminale capace di uccidere un uomo? "E allora? Oggi la gente muore di fame e nessuno ne parla", replica l’uomo con violenza. Come le altre persone presenti quel giorno in un caffè della "zona", il cantiere navale di Perama, vuole solo una cosa, "vedere impiccati Samaras e Venizelos", il primo ministro (Nuova democrazia) e il numero due del governo (Pasok). Tassos non vuole più sentir parlare dei due partiti che hanno governato la Grecia negli ultimi 40 anni.

Battaglia di strada

Alba dorata è impegnata in una dimostrazione di forza contro i sindacati storici dell’industria navale. Una decina di giorni fa, mentre i sindacalisti del Pame attaccavano dei manifesti vicino alla "zona", una quarantina di membri di Alba dorata in uniformi nere sono arrivati all’improvviso armati di bastoni. Nove sindacalisti sono rimasti feriti.
[[Al Pireo Alba dorata ha esordito all’inizio del 2012 con delle ronde di una ventina di membri il sabato o la domenica pomeriggio]]. Una presenza sempre più aggressiva via via che il paese si avviava sulla strada delle elezioni anticipate. E in due occasioni i neonazisti hanno accerchiato e picchiato dei militanti di sinistra.

"Il numero di aggressioni nei confronti dei militanti di sinistra è in continuo aumento", osserva Dimitris Kousouris, un abitante del Pireo. "Questo succede soprattutto nei quartieri popolari e operai, dove il partito neonazista ha deciso di vincere la ‘battaglia della strada’, come dicono loro stessi. È evidente che il loro compito è colpire quello che resta del movimento operaio organizzato".

Anche Kousouris, storico specialista della storia greca degli anni quaranta, è stato vittima una quindicina di anni fa in qualità di leader sindacale del movimento studentesco di un’aggressione da parte di un membro di Alba dorata – all’epoca l’organizzazione era solo un gruppuscolo che picchiava gli studenti di sinistra all’università. In seguito Alba dorata ha cominciato a prendere di mira gli immigrati – in particolare albanesi, afghani e pachistani – e tre anni fa ha cominciato a farsi conoscere in un quartiere povero del centro-nord di Atene (Aghios Panteleimonas) attraverso azioni violente sotto lo sguardo passivo – se non complice – della polizia.

A Perama Takis ha fondato insieme ad altri militanti di sinistra un collettivo di assistenza reciproca che organizza distribuzioni di cibo, corsi di sostegno scolastico gratuiti e mobilitazioni contro l’austerità. Riuniti ogni settimana in assemblea generale, i membri di questo collettivo si pongono in continuazione la questione della crescita di Alba dorata. In effetti diversi operai disoccupati fanno spesso discorsi razzisti e negli ultimi mesi un certo numero di persone ha lasciato il collettivo per entrare nelle fila di Alba dorata.
"Assistiamo a una forma di guerra civile di bassa intensità", spiega Kousouris, "resa possibile da una forma di amnesia collettiva e dalla disperazione della gente. Questo insieme di fattori ha risvegliato dal sonno il mostro fascista".

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