Opinion, ideas, initiatives La Polonia e l’autoritarismo

Non c’è libertà senza solidarietà

Dopo un nuovo attacco dei nazionalisti radicali contro una marcia Lgbt+, e mentre i segni inequivocabili di autoritarismo crescono ogni giorno in Polonia – ma non solo – a spese delle minoranze e dei "traditori", i giornalisti del quotidiano di opposizione Gazeta Wyborcza chiedono ai sostenitori della democrazia di ribellarisi e di difendere i suoi principi fondamentali.

Pubblicato il 6 Agosto 2019 alle 20:42
 | Détail de l'affiche du documentaire "Strajk 88" sur la répression de la grève dans l'aciérie de Nowa Huta, qui accéléra la fin du régime communiste.

Dobbiamo dimostrarci solidali, altrimenti nessuno protesterà quando verranno a cercarvi, a cercarmi, a cercarci.

Abbiamo assistito alle marce dei nazionalisti, durante le quali bulli con razzi e croci celtiche prendevano a calci in testa le ragazze. Abbiamo visto fedeli cattolici che gridavano "vaffanculo!”. Abbiamo sentito i rappresentanti della Chiesa ringraziarli per il loro "atteggiamento patriottico e la difesa dei valori cattolici". Abbiamo assistito alla prolungata indifferenza dei pubblici ministeri e della polizia quando si tratta di perseguire gli aggressori. Siamo quindi convinti che oggi non c’è altra scelta se non quella di stare dalla parte giusta di questa frattura.

Per stare dalla parte di chi viene menato, non di chi mena le mani.

Gli Stati autoritari fioriscono non quando le persone cattive fanno cose cattive, ma quando le persone buone lo permettono.

Il potere autoritario richiede sempre nuovi nemici. Ha suscitato risentimento contro i rifugiati, i dimostranti, le donne che partecipano a "proteste nere" per difendere i loro diritti riproduttivi, i tedeschi, gli ebrei, gli ucraini, le élite e le Ong "guidate da Soros", i giovani medici, i disabili, gli insegnanti e i loro allievi, l’"ideologia di genere" e la Grande Orchestra della Carità natalizia, la più grande raccolta fondi di beneficenza della Polonia, con particolare accanimento contro il suo fondatore, Jerzy Owsiak. Ha continuato ad insultare il defunto sindaco di Danzica Paweł Adamowicz, che rappresentava molti dei valori che il potere autoritario non può sopportare, e che è stato assassinato mentre raccoglieva fondi per la Grande Orchestra della Carità natalizia.

Oggi il potere autoritario attacca ferocemente la comunità Lgbt+. Domani troverà un altro capro espiatorio. Come sempre, si rivolgerà a una minoranza, che già soffre di esclusione e stigmatizzazione. Sostenuto da fanatici all’interno del clero, il potere autoritario si vanta di rappresentare la maggioranza – "sana", "eterosessuale", "concepita naturalmente, non con la fiv", "cattolica", "patriottica", autenticamente e regolarmente polacca". Le analogie storiche sono agghiaccianti.

Si parte sempre da un’aumento della permissività dello Stato rispetto alla violenza simbolica, che comincia con la violenza verbale, prima di giungere alla sua conclusione logica: la violenza fisica. L’autoritarismo semina il vento e raccoglie la tempesta, per poi negare cinicamente ogni responsabilità per gli abusi che ha ispirato e orchestrato.

Il credo originale di Wyborcza

Gazeta Wyborcza ritorna al suo credo originale. Molti di noi che appartengono alla generazione dei fondatori del giornale ricordano di averlo cantato durante le proteste che sono scoppiate dopo l’introduzione della legge marziale in Polonia nel dicembre 1981. Questo ha portato alcuni di noi in prigione o nei campi di internamento. Ne è valsa la pena, ma ora è passato.

Nel far prova di solidarietà vogliamo andare al di là delle parole. Abbiamo sempre cercato di esserne all’altezza. Insieme ai nostri lettori abbiamo organizzato il sostegno alle vittime del Grande diluvio del 1997 in Polonia, abbiamo consegnato aiuti umanitari a Sarajevo quando era sotto assedio, e siamo andati a Maidan per stare al fianco degli ucraini in lotta per la democrazia.

Insieme abbiamo difeso la dignità della donna con la nostra iniziativa "partorire in condizioni umane". Insieme abbiamo marciato in "proteste nere" a favore dei diritti riproduttivi delle donne. Insieme, ci siamo battuti per coloro che sono esclusi economicamente, per coloro che muoiono a causa dell’inquinamento atmosferico, per gli inquilini costretti abusivamente ad abbandonare le loro case, per le vittime di violenza sessuale. Siamo sempre stati e continuiamo ad essere solidali con le persone con disabilità.

Insieme ai nostri lettori ogni anno raccogliamo fondi per la Grande Orchestra della Carità natalizia, la più grande raccolta fondi di beneficenza della Polonia, che sostiene il sistema sanitario, con particolare attenzione all’equipaggiamento dei reparti pediatrici con dispositivi salvavita e all’avanguardia. Insieme, siamo scesi in piazza per difendere la costituzione, la libertà del nostro sistema giudiziario, i nostri diritti e la dignità umana. Siamo stati con le donne coraggiose che sono state picchiate dalle milizie nazionaliste durante la marcia del giorno dell’indipendenza.

Oggi siamo con i partecipanti violentemente attaccati della marcia per l’uguaglianza a Białystok e con i membri della comunità Lgbt+. Saremo sempre con coloro che vengono maltrattati e umiliati, così come con coloro i cui diritti fondamentali vengono negati.

Il nostro mondo non sta andando nella giusta direzione, e questo ci impone di essere solidali con le future vittime della miopia e dell’egoismo endemico di questo momento. Dobbiamo lanciare l’allarme per il disastro climatico che si sta avvicinando rapidamente e per l’imminente collasso ambientale. Dobbiamo lottare per un pianeta sostenibile – un pianeta che sia libero dalla plastica e che si basi pienamente sulle energie rinnovabili.

Non sappiamo chi ha lanciato il canto "Non c’è libertà senza solidarietà" a Danzica nell’agosto 1980. Chiunque fosse, sarebbe difficile per lei o lui capire che questo credo sarebbe diventato così pesante di significato e importanza, e così centrale per affrontare le sfide che ci troviamo ad affrontare nel XXI secolo.

Libero e solidale

La libertà di alcuni non può ostacolare la libertà di altri. La libertà della maggioranza non può tradursi nella tirannia contro la minoranza. Questo è particolarmente importante quando la maggioranza gode del sostegno dello Stato, mentre la minoranza viene lasciata sola perché la maggior parte dei cittadini si sente completamente impotente.

Il motto "Non c’è libertà senza solidarietà" ci lega. Il mondo così come lo abbiamo conosciuto – stabile, sicuro, prevedibile – crollerà irrevocabilmente davanti ai nostri occhi se ci concentriamo solo sul nostro interesse immediato, e saremo focalizzati esclusivamente sull’acquisto, il consumo e la digestione. Si apriranno così le porte ai populisti e ai politici ciarlatani.

Se non siamo solidali, la nostra libertà ci sarà tolta dai falsi profeti che la disprezzano.

Tutti noi, nella misura delle nostre capacità, dobbiamo esprimere la nostra protesta contro il male.

Nascondersi nelle nostre zone di benessere, proteggendoci con la convinzione che "questo non ci riguarda", non è che un via libera implicito all’abuso che ci circonda. Ci rende parte attiva e passiva nell’atto di violenza.

Promettiamo che non saremo mai silenziosi o indifferenti, perché il silenzio e l’indifferenza possono costare la vita degli altri. Nessuno dovrebbe mai essere lasciato solo.

Stiamo tornando al punto di partenza: "Non c’è libertà senza solidarietà".

Quando presero
Quando i nazisti presero i comunisti,
io non dissi nulla
perché non ero comunista.
Quando rinchiusero i socialdemocratici
io non dissi nulla
perché non ero socialdemocratico.
Quando presero i sindacalisti,
io non dissi nulla
perché non ero sindacalista.
Poi presero gli ebrei,
e io non dissi nulla
perché non ero ebreo.
Poi vennero a prendere me.
E non era rimasto più nessuno che potesse dire qualcosa.

Martin Niemöller, pastore luterano tedesco (1892-1984) – Dachau, 1942.

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