“A Bossi è sempre piaciuto il verde. Camicie verdi, fazzoletti verdi, cravatte verdi... Ma a diventare verde giovedì è stata la sua faccia, quando ha saputo che i suoi figli e il tesoriere della Lega Nord rubavano i soldi del partito”, scrive La Razon. I ritratti dedicati a Umberto Bossi dalla stampa europea il giorno dopo le sue dimissioni sono tutti piuttosto irriverenti, e si concentrano sui suoi tratti più folcloristici: il turpiloquio, le uscite memorabili, la canotta. Il francese Le Point è uno dei pochi a riconoscere al Senatur, oltre al machismo e alla volgarità, un “formidabile senso politico”:
Demagogico e xenofobo sulla scena nazionale, ha portato al potere tutta una generazione di amministratori locali che si sono spesso distinti per la loro competenza... e la loro onestà.
Pochi azzardano un’analisi delle conseguenze dello scandalo Belsito sull’incomprensibile sistema politico italiano. Tra questi l’Economist, secondo il quale
È lo sviluppo più sensazionale, e forse il più significativo, dalla caduta di Berlusconi. (...) Lo scandalo avrà implicazioni per la stabilità politica italiana, perché la Lega Nord è stata di gran lunga il più feroce avversario del governo tecnico di Mario Monti. Non solo lui, ma anche i tre principali partiti che lo sostengono trarranno beneficio dall’imbarazzo della Lega.
E l’imbarazzo sarà estremo. (...) Le dimissioni di Bossi rischiano di esacerbare le tensioni tra Maroni e l’ala moderata della Lega da una parte e la fazione più estremista dall’altra.
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