Attualità Covid-19 e trasparenza

Perché è importante conoscere come sono spese le risorse nell’emergenza

Il governo italiano – ma anche i suoi omologhi europei – dovrebbe rendere pubblici i contratti stipulati per fare fronte all’emergenza Covid-19. La trasparenza non è un ostacolo, ma il presupposto per la buona amministrazione, spiega Openpolis.

Pubblicato su 28 Aprile 2020 alle 08:18

Nello stato di emergenza in corso in Italia la gestione del potere e la catena di comando hanno subito diversi cambiamenti, con una pluralità di soggetti coinvolti.

Dell’incremento della capacità ospedaliera e delle necessarie forniture sanitarie si è da subito occupata — in raccordo fra il governo nazionale e le regioni — la protezione civile, alla cui guida vi è Angelo Borrelli. Un suo decreto del 2 marzo ha nominato l’amministratore delegato di Consip, Cristiano Cannarsa, soggetto attuatore. Fra le misure contenute nel decreto CuraItalia del 17 marzo, il governo ha nominato l’amministratore delegato di Invitalia Domenico Arcuri come commissario straordinario per l’emergenza Covid-19.

Per una completa trasparenza sui dati

Il 31 marzo gli uffici del commissario Arcuri hanno pubblicato online la Mappa dei materiali distribuiti alle Regioni, iniziativa significativa che lo stesso Arcuri si è impegnato a migliorare inserendo anche tutti i dati sugli acquisti, con dettaglio su fornitori, quantità, sconti e modalità di ingaggio.

Se lo sforzo è da apprezzare, il rischio che a dichiarazioni molto promettenti seguano rilasci di dati insufficienti o scarsamente riutilizzabili è sempre molto concreto.

La piattaforma appena pubblicata è un segnale importante, ma non si può non rilevare come i dati della “Mappa” possono essere esplorati ma non scaricati. Quindi non sono effettivamente pubblici, perché non possono essere riusati da chiunque voglia farlo, se non con costi e tempi insostenibili. Se fosse questa la modalità di rilascio anche dei dati su acquisiti e contratti pubblici, significherebbe non rendere davvero possibile alcun riutilizzo, analisi o approfondimento.

In questo senso, ci sentiamo di ribaltare il ragionamento del commissario Arcuri quando dice “Presto metteremo anche tutti i dati sui nostri acquisti, con fornitori, quantità, sconti e modalità di ingaggio dei fornitori. Prepariamo un software, presto accadrà”.

A nostro avviso, va invertito l’ordine: prima pubblicare i dati, in formato aperto e scaricabile, e poi gli applicativi web che ne consentono l’esplorazione. Mentre rilasciare solo questi ultimi non sarebbe fare vera trasparenza. Una volta definita questa modalità, il principio vale per tutte le informazioni in possesso dei soggetti che stanno gestendo la crisi in corso.

Per questo, come openpolis, rivolgiamo questa lettera aperta ai commissari che si stanno occupando dell’emergenza Covid-19.

Vigilanza necessaria e rafforzata

Affrontare l’emergenza coronavirus ha significato mettere in campo strumenti normativi del tutto nuovi, o comunque inediti, per far fronte alla crisi in corso. Lo ha rivendicato esplicitamente il presidente del consiglio Conte nella sua informativa in parlamento.

Decisioni che vanno chiaramente al di là della gestione ordinaria dei pubblici poteri, e che proprio per questo vanno monitorate con ancora più attenzione. Per evitare la compressione di un ulteriore diritto, fondamentale in una democrazia. Quello dei cittadini ad essere informati, a conoscere come viene esercitata l’azione dei decisori. E anche a chiamarli a rendere conto della propria attività. È con questo spirito che abbiamo avviato un monitoraggio di tutti gli atti che le istituzioni stanno prendendo sull’emergenza. Un elenco che aggiorniamo quotidianamente e che sarà la base di future analisi sulle decisioni prese durante l’epidemia.

Emergenza e norme in deroga

La prima cosa che si nota leggendo gli atti sul coronavirus è il continuo ricorso a strumenti e procedure di emergenza. Molte delle misure prese finora, dalle ordinanze della protezione civile ai decreti legge, dai dpcm ai provvedimenti dei ministeri, contengono infatti una o più deroghe all’ordinamento corrente.

Inoltre va evidenziata l’apertura della contabilità speciale per la gestione dell’emergenza, che consente di operare al di fuori delle ordinarie norme di contabilità dello stato. Si aggiunge poi anche l’allentamento di alcuni obblighi di trasparenza, come l’allungamento dei termini per la trasmissione dei dati all’osservatorio contratti pubblici.

Ovviamente, è giusto che i provvedimenti siano adeguati a una situazione di emergenza, nella necessità di velocizzare i procedimenti. Allo stesso tempo, sarebbe davvero un errore pensare che la deroga degli obblighi di trasparenza possa velocizzare o rendere più efficienti le procedure.

La trasparenza non è un intralcio

La compressione del diritto di accesso alle informazioni fa sempre leva sullo stesso argomento. E cioè che, durante eventi eccezionali, una gestione trasparente sia solo una perdita di tempo che ostacola la possibilità di agire e di raggiungere risultati in tempi brevi.

In realtà è esattamente l’opposto. Rendere le procedure meno trasparenti significa rinunciare in partenza all’unico strumento che abbiamo per verificare se la gestione delle risorse pubbliche sia stata davvero efficiente.

Una rendicontazione puntuale dell’attività dei decisori è il principale incentivo verso una corretta gestione delle risorse pubbliche. E solo attraverso la raccolta e la pubblicazione di questi dati saremo in grado di capire come è stata gestita questa, come qualsiasi altra, emergenza.

Non si tratta di principi astratti, ma di disposizioni che — dal decreto trasparenza in poi del 2013 — fanno parte a pieno titolo del nostro ordinamento giuridico.

Cosa chiediamo a chi gestisce l’emergenza

Nei giorni scorsi, gli uffici del commissario straordinario per l’emergenza hanno messo online una piattaforma per censire i materiali distribuiti alle regioni. Si tratta di un’iniziativa molto significativa, perché va proprio nella direzione di aumentare la conoscenza dei cittadini sulla gestione delle risorse pubbliche.

Il commissario straordinario Arcuri ha poi rilanciato nella conferenza stampa di ieri: “Dopo aver messo online a disposizione di tutti i dati sulle forniture sanitarie alle Regioni, presto metteremo anche tutti i dati sui nostri acquisti, con fornitori, quantità, sconti e modalità di ingaggio dei fornitori. Prepariamo un software, presto accadrà”.

A nostro avviso, si tratta di un passo ineludibile per una gestione autenticamente trasparente dell’emergenza Covid-19. In passato, purtroppo, abbiamo rilevato come a dichiarazioni di intenti condivisibili spesso siano seguite modalità di rilascio delle informazioni che non consentivano un vero riutilizzo dei dati.

Per evitare che succeda, con una lettera aperta abbiamo rivolto alcune raccomandazioni a Domenico Arcuri (Commissario straordinario per l’emergenza Covid-19), Angelo Borrelli (Capo Dipartimento per la Protezione Civile) e Cristiano Cannarsa (Soggetto Attuatore e Ad di Consip).

In primo luogo, va data la possibilità di scaricare in formato aperto i dati già presenti sulla piattaforma attuale, e di quelli che saranno aggiunti sui contratti. I dati della piattaforma attuale, ad esempio, possono essere esplorati ma non scaricati. Procedere nello stesso modo con quelli sui contratti significherebbe vanificare qualsiasi possibilità di utilizzo, se non con tempi e costi insostenibili.

È inoltre fondamentale che siano rese disponibili non solo delle elaborazioni, ma i dati veri e propri. Ciò vale a maggior ragione per quelli sugli acquisti. Fare trasparenza significa pubblicare l’intero elenco dei contratti stipulati per acquistare le forniture, con l’indicazione dei soggetti contraenti, degli importi e tutti gli altri dettagli utili.

I dati pubblicati finora hanno il merito di segnalare una delle dimensione dell’emergenza, e la necessità degli approvvigionamenti per far fronte alla crisi. Sono già servite, e serviranno, grandi quantità di risorse pubbliche. È necessario che la valutazione sulla loro gestione non sia sottratta al controllo dell’opinione pubblica.

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