Un tempo c’era un piccolo caffè in via Zubalashvili, al centro di Batumi, la seconda città più grande del paese, sul Mar Nero. Si chiamava Poni da Daini. Vendeva dolci, torte e caffè preparato sulla sabbia bollente, in perfetto stile batumiano. La proprietaria, Indira Ebralidze, gestiva sola la sua piccola attività, di cui non doveva neanche pagare l’affitto. Non essendo riuscita a ricavarne di che vivere, fu costretta a chiudere dopo appena un anno. Ma il motivo principale che l’aveva spinta a chiudere fu il crescente numero di caffè russi nel vicinato.
“In effetti, non poteva funzionare e non ha funzionato! Perché? Perché il 90 per cento dei caffè della città vecchia di Batumi appartiene agli occupanti [la Russia occupa il 20 per cento del territorio georgiano dopo la guerra-lampo del 2008]. I turisti russi sanno dove mangiare, avendo ricevuto con largo anticipo gli indirizzi via mail... Posso dire che [l’anno scorso] l’alta stagione è stata un fallimento totale. Se riesci a fare abbastanza soldi da poterci pagare l’affitto o gli stipendi del personale, non hai comunque nessun guadagno! Per fortuna il locale era mio e non dovevo pagare l’affitto... Potete vedere voi stessi che anche la posizione è ottima, quindi perché avrei dovuto chiudere?”.
Lungo la strada, Indira entra in vari caffè e chiede in georgiano il prezzo delle bevande. Le rispondono in russo: “Ciao”, “Non capisco”, “Capisco un poco, ma purtroppo non parlo bene”. La storia del caffè di Indira è solo un esempio degli effetti negativi delle attività russe aperte dopo l’occupazione.
Nella primavera 2022, il sindaco di Tbilisi, Kakha Kaladze, definiva “turisti” i russi in coda al valico di confine russo-georgiano, nel Caucaso. “Accogliamo di buon grado il flusso di turisti... Le autorità faranno del loro meglio per favorire questa tendenza, direttamente connessa alla crescita economica, all’aumento di posti di lavoro e quindi del tasso di occupazione...”

La realtà, però, è molto diversa, dato che gli espatriati russi si registrano principalmente come lavoratori indipendenti e titolari di piccole attività, e in quanto tali beneficiano di agevolazioni fiscali. In effetti, hanno creato vari posti di lavoro, ma per i propri connazionali.
Guide turistiche e propaganda
Nessuno si sorprende nel vedere un turista russo o una guida russofona in Georgia. Li si incontrano praticamente ovunque, a Tbilisi, nelle regioni, in montagna e nelle località balneari. Dal 2022 in poi il numero di guide russe è aumentato vertiginosamente.
Le guide georgiane che lavorano a Tbilisi, Kutaisi e Batumi sostengono che i migranti russi hanno preso il loro posto in poco tempo, e adesso controllano il 50 per cento del settore.
Secondo loro i russi creano i propri itinerari, completi di mappe, promuovono i propri tour in spazi virtuali e fisici e aprono i propri hotel. Oltre ad entrare in competizione con le guide georgiane e a causare danni economici alle loro attività, i russi rappresentano una minaccia ancora più grande: con i turisti russi ed europei, alterano la storia georgiana, forniscono informazioni inaccurate e omettono l’occupazione dell'Abkhazia e dell’Ossezia meridionale (Samachablo).
Abbiamo incontrato Lela Gogava, direttrice delle Guide certificate di Georgia. Parla francese e russo e ha 18 anni di esperienza. Lela dichiara che ultimamente il numero di guide russe è aumentato in maniera esponenziale. Russi che assumono altri russi, e che quindi non hanno bisogno di guide o autisti georgiani. Aggiunge che i turisti russi preferiscono ingaggiare loro, e questo ha inciso negativamente sui suoi introiti e su quelli dei suoi colleghi.
“Alcuni non avevano neppure mai lavorato come guide prima, ma hanno deciso che si trattava di un lavoro piuttosto redditizio, quindi hanno preso il controllo del settore. Attirano anche visitatori russofoni da Russia e Bielorussia... Tra l’altro, ucraini, bielorussi, turchi e iraniani fanno lo stesso, e spesso arrivano con le proprie guide, ma i russi sono decisamente più numerosi... La situazione a Batumi è particolarmente critica: molte guide georgiane che parlano russo hanno perso il posto. Alcune di loro lavoravano con gruppi di pellegrini, ma adesso hanno meno lavoro perché le guide russe accompagnano anche i gruppi religiosi”, racconta.
E aggiunge: “Il tumulto politico ha avuto un ruolo significativo, perché nessuno sa se ci stiamo dirigendo verso l’Europa o verso la Russia. È certo che i turisti europei sono molto pochi. Nel frattempo, il governo dice che va tutto bene perché il mercato russo è enorme. Il problema è che i russi hanno completamente monopolizzato il nostro mercato”.
Visibilmente affranta, Lela Gogava ci dice che, oltre a fare le guide, i russi fanno anche i propagandisti. “Non gli sono state trasmesse le informazioni corrette sugli edifici di Tbilisi, quindi inventano le loro storie e mostrano la Russia sotto una luce decisamente positiva. Parlano della presenza dei russi nel Caucaso dicendo che niente sarebbe stato possibile senza di loro...”.
Dali Chitishvili ed Eka Tabagari sono guide georgiane che parlano russo e lavorano a Kutaisi. Hanno rispettivamente quindici e sei anni di esperienza. Entrambe dicono che non hanno lavorato molto ultimamente, e che questo ha inciso negativamente sulle loro entrate.
“Rispetto agli anni passati c’è molto poco lavoro. Quando arriva una guida russa, lei o lui viene in tour con noi solo una volta, impara quattro cose, e poi comincia a lavorare per conto suo, perché non ha più bisogno di noi. Sono sicura che non dà le informazioni corrette. Quando avevo turisti russi, raccontavo loro dell’annessione della Georgia alla Russia nel 1801, cosa a cui rispondevano sempre, dicendo che la parola ‘annessione’ è inappropriata perché la Georgia ha in realtà chiesto aiuto alla Russia. Io spiegavo che effettivamente abbiamo chiesto aiuto contro gli invasori, ma non abbiamo mai pensato che il nostro regno sarebbe stato abolito. Ma adesso, chissà cosa raccontano loro le guide russe. Non è difficile da immaginare”, dice Eka.
“È un’economia che non utilizza la lingua ufficiale dello stato, impiega pochissimi locali e genera un fatturato di cui la maggior parte esce dal paese...” – Esma Kunchilia
Non c’è modo di controllare cosa dicono le guide russe. Inoltre, non sappiamo quante guide russe o di quanti servizi di tour operator russi ci siano nel paese, principalmente perché non hanno l’obbligo di indicare “guida” o “turismo” come loro occupazione principale quando si iscrivono presso il registro delle imprese. In altre parole, sono liberi di dichiarare qualsiasi altra attività e poi lavorare come guide. Per questo motivo in particolare l’Ufficio statistico statale non riesce a fornire i numeri esatti.
Non c’è alcun meccanismo che regola l’attività delle guide in Georgia, e queste non hanno bisogno di certificati né di permessi. Chiunque può facilmente guidare un qualsiasi tipo di tour se lo desidera. Ci sono guide turistiche certificate, ma diventarlo dipende dalla volontà di ognuno ed è principalmente legato al prestigio.

“Nessuno è mai stato fermato o sanzionato per aver guidato un tour,” ci ha riferito Giorgi Dartsimelia, membro del consiglio di amministrazione dell’Associazione delle guide certificate georgiane.
Un’ulteriore prova di come la situazione sia ormai fuori controllo, è che le guide russe attive in Georgia invitano i turisti russi tramite experience.tripster.ru, offrono trasporti da Vladikavkaz, nella confinante Ossezia del Nord (Russia), e promettono un viaggio indimenticabile nella “soleggiata Georgia”.
Il business dell’ospitalità in mani russe
A Tbilisi, percorrendo in salita via Zandukeli, appena fuori dall’arteria principale, viale Rustaveli, ci sono diversi caffè e ristoranti. Il caffè Mariam Magdalene ha chiuso nel 2022 e adesso al suo posto c’è David’s Garden, un locale gestito da un quartetto di giovani a russi che si sono trasferiti in Georgia e lo hanno aperto nell’autunno dello stesso anno. Due di loro, Vladimir e Anzhelika Khamzaev, sono proprietari di parecchie attività a San Pietroburgo.
David’s Garden è un caffè italiano che propone piatti europei e narghilè. Inizialmente, i loro post su Facebook erano in russo, mentre adesso sono solo in georgiano e in inglese. Sembra che sia una tattica per attirare più clienti locali. Questo metodo è usato anche dagli influencer georgiani che frequentano il caffè, provano il cibo e lo raccomandano sui loro post su Instagram e TikTok.
I ristoratori e proprietari di caffè ci dicono che la prima ondata di migranti russi dopo lo scoppio della guerra in Ucraina frequentava i loro locali in massa. Non erano particolarmente contenti di vedere proteste antirusse e antigovernative, o di leggere messaggi contro la guerra in georgiano, ma non avevano altra scelta. Con il tempo i russi hanno aperto i propri caffè praticamente in ogni angolo, servendo principalmente altri russi a Tbilisi e a Batumi.
“All’inizio, quando hanno cominciato a venire nei nostri bar, alcuni di loro erano veramente sgarbati. Avevano da ridire sui menù in georgiano, sulle offese a Putin, come ‘Putin Khuilo’ [Putin coglione], scritte sulle nostre pareti... Rispondevamo loro che non potevano aspettarsi che le cose fossero come volevano loro, e dopo un po’ hanno smesso di venire. Hanno aperto i propri bar, creando la propria economia separata. All’inizio usavano insegne in russo, adesso sono in georgiano e in inglese. Sembra una trovata per conquistare l’intero mercato,” ci ha detto Giga Tsibakhashvili, fondatore del Tsibakha bar.

“Quando i russi sono arrivati per la prima volta, i nostri ristoranti e bar ne hanno chiaramente tratto vantaggio perché loro non avevano locali propri. Tuttavia, provavano un forte disagio perché non li servivamo in russo. Ora che hanno aperto le loro attività, i turisti frequentano principalmente i loro locali. Hanno ristoranti di ogni tipo: bar per la colazione, il pranzo e la cena, ristoranti italiani, francesi, asiatici... Sono ricorsi a un marketing aggressivo, spendendo molto denaro e assicurandosi una buona presenza sui social media. Il risultato è che hanno fagocitato i locali georgiani più piccoli. Forse pagano le tasse, ma questo non mi aiuta”, ci ha detto Keti Bakradze, ristoratrice e chef.
Questa tendenza non è confermata solo dai racconti di chef e gestori di bar. In realtà, è avvalorata da ricerche scientifiche.
Esma Kunchilia, dottoressa in studi culturali, è la fondatrice dell'Istituto georgiano di cultura gastronomica. Secondo lei, recenti ricerche hanno dimostrato che, se fino al 2022 i turisti provenienti dalla Russia utilizzavano servizi locali (guide, trasporti, hotel, ristoranti, ecc.), oggi la situazione è diversa perché i servizi forniti dai georgiani sono stati sostituiti da quelli russi.
“Si tratta di un'economia che non utilizza la lingua ufficiale dello stato, impiega pochissimi locali e che genera un fatturato di cui la maggior parte esce dal paese... L'esempio di Batumi dimostra che ci troviamo di fronte a una sorta di ‘economia sommersa’, che non viene controllata e regolamentata in modo adeguato. Purtroppo, oggi nessuno discute il quadro realistico della distribuzione del capitale proveniente dalla Russia in Georgia”, afferma.
La situazione incontrollata è aggravata dal fatto che i russi non si preoccupano di presentare i loro rendiconti finanziari. Sul portale dove vanno depositati abbiamo trovato 13 aziende russe che sono state oggetto di richiami per rendiconti incompleti e in ritardo. Si tratta di aziende legate al settore della ristorazione e registrate in Georgia nel periodo 2022-2024.
Abbiamo contattato l'amministrazione nazionale del turismo georgiana, chiedendo quali misure siano state adottate per migliorare la situazione e sostenere le guide georgiane, ma finora non abbiamo ricevuto alcuna risposta.
Falsa crescita economica
“Perché dovremmo chiudere la frontiera? Non è chiaro perché dovremmo essere i primi a farlo”, diceva tre anni fa Aluda Ghudushauri, deputato di Sogno Georgiano, il partito al potere, giurando che gli introiti provenienti dagli esiliati russi sarebbero stati controllati attentamente.
E cosa è successo dopo i promessi “controlli”? I russi che si erano stabiliti in Georgia hanno creato la loro diaspora, aperto caffè, bar, saloni di bellezza, scuole, asili, agenzie di viaggio, servizi commerciali e magazzini che hanno dato luogo a un florido commercio diretto con la Russia, a vantaggio principalmente dei russi.
"L'unico vantaggio per la Georgia è che potrebbero spendere parte delle loro entrate sul posto, mentre i georgiani non ne traggono nessun beneficio e lo stato non può riscuotere le tasse...
I russi hanno individuato tutte le possibili scappatoie legali e pagano tasse estremamente basse o non ne pagano affatto. Godono di sgravi fiscali, assumono i loro connazionali, comprano e vendono tra loro. Di conseguenza, alcune attività economiche risultano visibili sulla carta, mentre i beneficiari di tali attività sono gli stessi russi", spiega l'economista Giorgi Khotivari.
Negli ultimi tre anni sono state registrate 20.347 piccole imprese russe. Ciò significa che invece del 20 per cento standard, pagano solo l'1 o il 3 per cento di tasse sul loro reddito.
Abbiamo cercato di scoprire se la nostra economia abbia prosperato o meno grazie all'afflusso dei russi. Volevamo scoprire quali somme sono state versate dalle imprese russe al nostro bilancio dal 2022 ad oggi.
Abbiamo chiesto al Servizio delle entrate dello stato di fornire l'elenco delle imprese russe insieme alle imposte che hanno pagato in questi anni. Ci è stato negato l'accesso alle informazioni con la motivazione che si trattava di dati riservati e non potevano essere divulgati.
Il paradiso degli informatici russi
Grazie agli sgravi fiscali, la Georgia è un luogo molto attraente per gli informatici russi, soprattutto dopo la guerra in Ucraina. Oggi, delle 21.040 aziende del settore IT che operano in Georgia, più della metà (il 57 per cento) sono russe.

Le aziende IT registrate in Georgia godono di due tipi di agevolazioni: quelle delle aziende internazionali e quelle che rientrano nello status di zona virtuale [uno status fiscale speciale introdotto dalla Georgia per attrarre aziende informatiche straniere offrendo significative esenzioni fiscali].
Significa che i dipendenti di un'azienda internazionale pagano il 5 per cento di imposta sul reddito invece del 20 per cento standard; un'azienda straniera paga il 5 per cento del proprio reddito invece del 15 per cento standard; un'azienda straniera è esente dall'imposta sulla proprietà (ad eccezione di quella sui terreni) se l'attività è autorizzata dalle autorità; nel caso della zona virtuale: i servizi offerti alle aziende situate al di fuori della Georgia sono esenti da imposte, nonché dal pagamento dei dazi all'esportazione e dell'IVA.
Lo status di azienda straniera o internazionale è concesso alle società autorizzate a fornire servizi a clienti che stanno fuori dalla Georgia e viene ottenuto da una società solo dopo due anni di attività.
Lo status di appartenenza alla zona virtuale è concesso a una società informatica registrata in Georgia che opera nel settore delle tecnologie dell'informazione e fornisce servizi informatici e di programmazione al mercato internazionale, cioè al di fuori della Georgia.

LLC. JettyCloud è una di quelle aziende russe che hanno recentemente espresso il desiderio di lavorare in Georgia. David Slonimsky, cittadino russo, l'ha fondata il 10 marzo 2022, due settimane dopo l'inizio della guerra in Ucraina.
Slonimsky (58 anni) aveva un'attività nel settore IT in Russia, ovvero due società a San Pietroburgo che hanno chiuso nel 2020. A quanto pare, ha trasferito la sua attività in Georgia, dove si è rivelata redditizia. Secondo le informazioni di Forbes Georgia 2025, JettyCloud occupa il 22° posto tra le 100 società con il maggior valore di mercato che operano in Georgia.
Nel 2023 JettyCloud ha registrato ricavi per 51 milioni di lari (1 euro = circa 3 lari), di cui 36 milioni di utile netto, mentre l'azienda ha versato 1,3 milioni di lari al bilancio. Probabilmente è accaduto perché JettyCloud rientra nella zona virtuale, quindi i suoi profitti derivanti dal commercio con aziende estere sono esenti da imposte.
L'agevolazione fiscale per le aziende IT russe è resa ancora più interessante dalle modifiche che Sogno Georgiano ha introdotto frettolosamente nel giugno 2023 in merito al permesso di soggiorno semplificato.
A partire dal 1° settembre, gli specialisti IT stranieri possono ottenere un permesso di soggiorno valido per tre anni. Successivamente, il permesso può essere prorogato quattro volte, per tre anni ogni volta.
Il problema della sicurezza
I parlamentari di Sogno Georgiano sostengono che lo scopo di questa modifica è rendere la Georgia attraente per i professionisti, aumentando così il bilancio del paese.
“Al fine di migliorare l'ecosistema tecnologico, il governo georgiano ha introdotto un meccanismo che, da un lato, favorisce la creazione di gruppi di professionisti informatici altamente qualificati e il progresso delle infrastrutture informatiche e, dall'altro, renderà la Georgia attraente per un maggior numero di aziende informatiche internazionali”, si legge nell'appendice del disegno di legge.
L'Istituto per lo sviluppo della libertà di informazione (Idfi) ritiene che Sogno Georgiano possa aver introdotto la modifica non tanto per promuovere il settore delle tecnologie dell'informazione, quanto per sostenere un effetto fittizio di crescita economica.
"L'effetto esistente nel settore delle tecnologie dell'informazione responsabile della crescita economica in Georgia negli ultimi anni è stato ottenuto principalmente a seguito della migrazione di massa di specialisti IT dopo l'inizio della guerra in Ucraina. Considerando il crollo della migrazione e il desiderio delle autorità georgiane di preservare il contributo del settore alla crescita economica, queste ultime hanno deciso di introdurre alcune agevolazioni fiscali e permessi di soggiorno", si legge nel rapporto Idfi 2025.
Sebbene Sogno Georgiano sostenga che il numero crescente di specialisti IT sia vantaggioso per il bilancio del paese, i web developer e gli esperti di trasformazione digitale sottolineano che gli specialisti IT russi potrebbero essere pagati in criptovaluta, che non è tracciabile e quindi non controllabile. Inoltre, esistono minacce reali alla sicurezza.
"Non pagano le tasse necessarie per giustificare la loro presenza in Georgia, né producono nulla per il nostro mercato...Usano semplicemente le nostre risorse mentre lavorano per aziende americane o britanniche... Come nel settore dell'ospitalità, cercano di assumere i loro connazionali nelle aziende IT. Hanno creato un gruppo molto affiatato e se non sei un esperto eccezionale con una specializzazione di nicchia, non hai nessuna possibilità di essere assunto. Quando ho collaborato con le organizzazioni statali, abbiamo lottato attivamente per vietare la piattaforma Mail.ru. Ma oggi la quota di servizi di programmazione russi è in forte crescita, il che è pericoloso. Se necessario, l'Fsb [i servizi di sicurezza russi] potrà accedervi facilmente con un clic", afferma Giorgi Nakaidze, web developer.
Oltre al danno causato dalla falsa crescita economica discussa nell'articolo, la questione della sicurezza dello stato non è meno importante. Il governo non è in grado di tenere sotto controllo i veri obiettivi che spingono i cittadini russi a venire in Georgia. In una chiacchierata con iFact, l'esperto di sicurezza Andro Gotsiridze ha detto che l'arrivo di cittadini russi in Georgia dopo il 2022 è uno degli strumenti della guerra ibrida, molto utile per i servizi speciali del paese occupante:
"I soldi russi puzzano perché rendono le imprese georgiane di nuovo dipendenti dall'orbita russa... Basti ricordare il 2005-2006, quando il vino georgiano fu bandito dalla Russia, con conseguenze disastrose per i produttori di vino georgiani... Inoltre, il denaro russo sarà sicuramente seguito dalle regole del gioco russe. Quali sono queste regole nel mondo degli affari? Assassinio, scontri fra bande, racket, fusione delle istituzioni statali con strutture criminali, praticamente tutto ciò che accade a Mosca e San Pietroburgo... Il problema diventerà un cancro per qualsiasi governo futuro".
👉 L’articolo originale su iFact
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