transphobia-voxeurop

Violenza, discorso di odio e politiche ultraconservatrici: viviamo in una società intrinsecamente transfobica? 

L’ascesa del conservatorismo, spesso intriso di religione, si traduce in un aumento dei discorsi d’odio e degli attacchi violenti contro le persone Lgbt+, soprattutto transgender e intersessuali. Da J.K. Rowling ai media, come viene affrontata la questione dell’identità trans?

Pubblicato il 5 Gennaio 2026

Nell’aprile 2025, una decisione della Corte suprema inglese ha determinato una definizione giuridica di donna basata sul sesso biologico, provocando un’ondata di discriminazioni e minacciando nuove restrizioni per le persone transgender. Più di recente, i tentativi da parte dei conservatori di far ricadere l’omicidio dell’attivista americano di estrema destra Charlie Kirk sulle persone transgender, senza alcuna prova, evidenzia le piroette logiche nei quali si cimentano alcuni per giustificare l’attuale offensiva contro i diritti umani delle minoranze. 

Dalle coste inglesi a Washington, all’aumento degli attacchi contro i transgender e le persone intersessuali si aggiunge una copertura mediatica spesso insufficiente e caricaturale, se non complice. 

La violenza esiste 

Secondo la Fra (Agenzia dell’Unione europea per i diritti fondamentali), pubblicati nel 2024, su un totale di 98.272 persone Lgbt+ residenti nell’Ue, il 36 per cento ha dichiarato di aver subìto discriminazioni legate all’identità sessuale o di genere nel 2023. I tassi di discriminazione sono elevati per le donne transgender (64 per cento), gli uomini transgender (63 per cento), le persone intersessuali (56 per cento) e le persone non binarie (51 per cento). “La percentuale dei partecipanti al sondaggio che dichiarano di aver subìto violenze mosse dall’odio, comprese aggressioni fisiche e sessuali, nel corso dei cinque anni precedenti il sondaggio, è aumentata nel 2023 rispetto al 2019 (14 per cento contro 11 per cento)”, dice il rapporto. 

In Francia, “la transfobia si aggiudica il ‘top 3’ delle fobie Lgbt+ individuate dall’organizzazione SOS homophobie”, secondo il rapporto pubblicato nel 2025, anno in cui l’organizzazione ha rilevato 371 casi di transfobia su un totale di 1624 atti LGBTfobici nell’intero paese (il 23 per cento). Gli atti più comuni comprendono rifiuto (57 per cento), insulti (26 per cento), discriminazione (14 per cento), molestie (13 per cento), e minacce (10 per cento), mentre le aggressioni fisiche rappresentano l’8 per cento.

In Spagna, una serie di aggressioni transfobiche perpetrate negli ultimi mesi mettono in luce l’aumento dell’ostilità verso le persone transgender. A giugno 2025, una donna transgender è stata vittima di un’aggressione da parte di cinque persone nel quartiere Sant Antoni di Barcellona. L’hanno picchiata e trascinata a terra, filmando il tutto per postarlo sui social, cosa che ha poi permesso il loro arresto. La Federazione nazionale spagnola di lesbiche, gay, trans, bisessuali, intersessuali e altro (Felgtbi+), riporta che lo scorso anno, una persona transgender su quattro ha subìto aggressioni fisiche o sessuali (26,70 per cento), mentre il 35,60 per cento è stata vittima di molestie e il 37,80 per cento di discriminazione. 

Secondo uno studio condotto dall’Istituto di salute Carlos III, circa la metà delle persone transgender e non binarie sono state aggredite fisicamente almeno una volta nella vita, riportando gravi danni psicologici. La metà delle persone coinvolte ha avuto pensieri suicidi dopo aver subìto violenze o transfobia.

In Irlanda, un’inchiesta finanziata dal governo nel 2023 sull’atteggiamento della popolazione nei confronti della diversità, ha rivelato, in media, un atteggiamento estremamente positivo verso le persone transgender. Secondo le statistiche pubblicate dalla polizia nazionale irlandese, i crimini d’odio legati al genere sarebbero rimasti a un livello relativamente basso.  Si è passati da 25 casi nel 2022 a 38 nel 2023, per poi scendere a 17 casi nel 2024. Tuttavia, questi dati apparentemente positivi vanno interpretati con cautela poiché, come riportato nel rapporto della Fra, si registra una “continua tendenza a non denunciare i crimini legati ai pregiudizi”.

L’agenzia dell’Ue sottolinea, ad esempio, che in Irlanda solo l’11 per cento degli intervistati ha dichiarato di aver denunciato alle autorità o a un’organizzazione le molestie subite nel corso dell’anno precedente al sondaggio. “Il 16 per cento [delle persone LGBT+ intervistate e vittime di violenza] si sono rivolte alla polizia in Irlanda per denunciare aggressioni fisiche o sessuali legate all’odio. La percentuale si abbassa all’11 per cento nel resto dei paesi Ue”.

La connivenza dei media

Anaïs Perrin-Prevelle, direttrice di OUTrans, un’associazione femminista di auto-sostegno trans con sede a Parigi, sostiene che in Francia la situazione sia un po’ particolare rispetto agli altri paesi europei. “Abbiamo notato che i paesi che occupano posizioni simili o inferiori alla nostra in [alcune classifiche sulla transfobia] sono spesso quelli in cui sono state condotte massicce campagne governative anti-trans”, afferma. Cosa che, secondo la direttrice, non è avvenuta in Francia, dove si respira comunque un’atmosfera transfobica. 

Secondo l'organizzazione SOS Homophobie, l'eccessiva mediatizzazione della trans identità contribuisce alla diffusione dei discorsi di odio: questo dipende dal fatto che “la maggior parte dei media fanno riferimento alla transessualità attraverso discorsi di noti militanti transfobici piuttosto che chiamare in causa le persone coinvolte”, spiega il rapporto. “Tra complottismo, stigmatizzazione e disprezzo, i transfobici sembrano decisi a mettere le persone trans al centro del dibattito politico e sociale”. 

In occasione della giornata internazionale della visibilità transgender, che si celebra il 31 marzo, l’Associazione delle giornaliste e giornalisti gay, lesbiche, bi, trans e intersessuali (Ajl), ha ricordato al mondo mediatico le sue responsabilità: “Ci aspettiamo dalle nostre consorelle e confratelli un trattamento responsabile e rispettoso delle persone, lontano dai sensazionalismi, dalla curiosità malsana e dalla disinformazione. Ci auguriamo che venga data voce alle persone interessate, spesso inascoltate o date in pasto al pubblico nei cosiddetti programmi “d’intrattenimento”. L’Ajl si aspettava dai giornalisti “un assoluto rigore [...], specialmente nella scelta degli interlocutori/trici in base all’ambito di competenza”.


Su alcune piattaforme social, non è raro che i contenuti transfobici vengano messi molto più in evidenza rispetto ai contenuti che rappresentano positivamente le persone transgender


Se Anaïs Perrin-Prevelle riconosce l’importanza della copertura mediatica, secondo lei non si può tralasciare l’influenza dei social network sulla transfobia. Su alcune piattaforme, non è raro che i contenuti transfobici vengano messi molto più in evidenza rispetto ai contenuti che rappresentano positivamente le persone transgender.

Per la direttrice di OUTrans questo alimenta un rumore di fondo che instilla paura. “Mi piace molto far riferimento all’etimologia delle parole, e la transfobia è, letteralmente, la paura delle persone trans. Viviamo in una società etimologicamente transfobica”.

Anche l’attualità spagnola è stata segnata da diverse dichiarazioni pubbliche o decisioni politiche percepite come come violazioni dei diritti delle persone Lgbt+. Nel 2023, l’Assemblea di Madrid ha approvato una proposta di legge volta a modificare e abrogare una buona parte delle leggi Lbtq+ della Comunità Autonoma di Madrid, determinando, secondo l’ong Amnesty International, una “grave regressione in materia di diritti umani”.

Diversi personaggi della scena pubblica spagnola sono stati vittime di atteggiamenti transfobici. Nel 2021, un deputato del partito di estrema destra Vox si è riferito alla deputata transgender Carla Antonelli (Psoe, centro sinistra) usando pronomi maschili. Anche l’attrice Karla Sofía Gascón sostiene di aver subìto attacchi in parte legati alla sua identità di persona transgender visibile sulla scena mediatica. Gascón era stata criticata per dei tweet considerati islamofobi, razzisti e offensivi, che l’attrice aveva postato in passato. In seguito, ha presentato le sue scuse pubblicamente. 

In Irlanda, le dichiarazioni critiche sulle questioni di genere sono circoscritte, al momento, ai margini della sfera politica e sono operate da una minima parte di politici all’interno del Dáil e del Seanad (rispettivamente camera bassa e camera alta irlandesi).

🤝 Quest’articolo è stato realizzato nell’ambito del progetto PULSE, un’iniziativa europea volta alla promozione delle collaborazioni giornalistiche transnazionali. Hanno contribuito alla redazione Conor O’Carroll (The Journal Investigates, Irlanda) e Ana Somavilla (El Confidencial, Spagna).

Ti piace quello che facciamo?

Contribuisci a far vivere un giornalismo europeo e multilingue, in accesso libero e senza pubblicità. Il tuo dono, puntuale o regolare, garantisce l’indipendenza della nostra redazione. Grazie!

Sei un media, un'azienda o un'organizzazione? Dai un'occhiata ai nostri servizi di traduzione ed editoriale multilingue.

Sostieni un giornalismo europeo senza frontiere

Fai un dono per rafforzare la nostra indipendenza

Sullo stesso argomento