Le elezioni generali che si sono tenute in Lettonia nell’ottobre del 2018 hanno portato al Saeima, il parlamento nazionale, sette partiti di cui tre esordienti. Le nuove formazioni – i liberali di Sviluppo/Per! (A/P), il Nuovo partito conservatore (Jkp) e i populisti di Chi possiede lo stato? (Kpv Lv) – hanno ottenuto un grande sostegno popolare grazie al quale sono entrati nella coalizione di governo insieme a due dei vecchi partiti. Ora potrebbero avere un ruolo di primo piano alle prossime elezioni europee.

Al pari della campagna per le elezioni nazionali, anche questa sfida ha visto emergere le posizioni antitetiche dei diversi partiti e dei rispettivi candidati. La ridotta rappresentanza nel parlamento europeo e l’incapacità di operare come una squadra unita rappresentano un pericolo per la Lettonia. Nonostante ci siano figure influenti lettoni, come il vicepresidente della Commissione Valdis Dombrovskis, attualmente la Lettonia fa registrare uno dei punteggi più bassi in termini di influenza sulle politiche dell’Unione.

Dato che il numero di eurodeputati determina direttamente la capacità di influire sul processo legislativo del parlamento europeo, è fondamentale che i rappresentanti dei paesi più piccoli riescano a creare una rete di contatti con gli attori principali e a essere attivi nelle commissioni, stipulando alleanze politiche di peso. Da questo dipende la possibilità che i deputati diventino rapporteur (persone incaricate di presentare i rapporti sui diversi temi) o rapporteur ombra, un’altra posizione determinante per influenzare il processo legislativo. Diversamente da altri stati che hanno una maggiore rappresentanza al parlamento europeo, la Lettonia ha bisogno di leader autorevoli che siano pronti a fare “quel passo in più” per promuovere gli interessi della piccola repubblica baltica. […] Leggi l'articolo intero su Internazionale.it