Sebbene l'Unione europea disponga di alcuni strumenti per gestire le epidemie transfrontaliere, questi rimangono rudimentali. Le istituzioni europee non possono quindi adottare misure uniformi che si applicherebbero in modo coerente in tutta l'Unione, anzi. La gestione dei sistemi di sanità e le conseguenze economiche e sociali dell'epidemia rimangono così interamente di competenza degli stati membri. La Commissione europea ha cercato di prendere l'iniziativa creando un “corona response team” e un fondo di investimento per compensare le conseguenze economiche dell'epidemia. Ma la sua azione ha ricevuto scarsa copertura mediatica e non ha convinto chi si chiede "che fa l'Europa?”

Di fronte all'epidemia, gli stati sono in preda a un caos sovrano. In un riflesso pavloviano, e in assenza di procedure sovranazionali, i governi si ripiegano su una strategia nazionale e adottano misure senza consultare i loro vicini. Alcuni hanno ad esempio chiuso le frontiere relativamente in fretta, mentre altri hanno semplicemente scoraggiato i viaggi all'estero per un lungo periodo. Quando alcuni hanno chiuso scuole, asili, ristoranti e caffè, altri hanno imposto un (semi) coprifuoco.

Da Bucarest a Bruxelles, l'opinione pubblica ha seguito col fiato sospeso i discorsi e le dichiarazioni dei leader europei – in particolare quelle di Emmanuel Macron e di Angela Merkel – ancora una volta testimone dello spettacolo di governi che agiscono unilateralmente di fronte a una crisi senza precedenti. La mancanza di coordinamento e di solidarietà tra gli stati europei porta a situazioni che vanno dal ridicolo al drammatico. L'Italia è stata lasciata a se stessa, dopo una richiesta di aiuto che apparentemente è stata ascoltata solo dalla Cina.

L'unica misura su cui i leader europei sono riusciti a trovare un accordo è la sospensione della libera circolazione tra gli stati. Questa misura ha poco senso in quanto i focolai di contaminazione sono regionali piuttosto che nazionali. Potrebbe anche essere controproducente, mobilitando alle frontiere risorse finanziarie e di polizia che sarebbero necessarie altrove e creando situazioni di interazione sociale che di solito si cerca di evitare. Peggio ancora, i Paesi Bassi e la Svezia sembrano aver adottato la stessa strategia darwiniana del Regno Unito. Consentendo deliberatamente alle persone meno vulnerabili di contrarre l'infezione, l'idea è quella di ottenere "l'immunità del gregge", anche se ciò significa più morti. Una scelta controversa che mira soprattutto a non fermare l'economia.

Politici ed esperti hanno a lungo sostenuto che il valore aggiunto dell'Unione europea, come la sua legittimità, sta nella sua capacità di trovare soluzioni comuni, rapide ed efficaci a problemi che gli stati da soli non potrebbero affrontare. Ma il metodo intergovernativo – che attribuisce agli stati l’iniziativa e la decisione finale all’unanimità – con 27 paesi membri non è chiaramente in grado di generare la "solidarietà di fatto" evocata dal “padre fondatore” Robert Schuman nel 1950.

In un momento in cui sempre più elettori si allontanano dai partiti tradizionali e si lasciano sedurre dai discorsi semplicistici e reazionari, è chiaro che i leader europei non hanno imparato la lezione delle crisi dell'ultimo decennio. Nel bene e nel male, la Commissione e la Banca centrale europea ammettono la loro impotenza nel settore della sanità dinanzi agli stati, che preferiscono giocare la carta della sovranità nazionale piuttosto che quella della cooperazione europea.

Questo approccio "ognuno per sé" avrà conseguenze disastrose, come abbiamo visto per quanto riguarda la gestione dei flussi migratori. Non sorprende che dieci anni di recessione e di tagli ai servizi pubblici abbiano lasciato i sistemi sanitari esangui e affetti da gravi carenze di fronte a un'epidemia di tale portata. La crudele mancanza di risorse a disposizione degli operatori sanitari, chiamati in prima linea, avrà indubbiamente gravi conseguenze.

Queste scelte e le loro conseguenze testimoniano la vacuità del discorso di chi, denunciando un'Europa federale, sovranazionale, castratrice di sovranità, invoca un'Europa di stati dalla sovranità riconquistata, che cooperano a "progetti che funzionano, come Airbus". In assenza di procedure efficaci, in assenza di risorse finanziarie comuni, in assenza di leader con un senso di responsabilità collettiva, è l'Europa intergovernativa a essere disfunzionale.

Questa è un'occasione crudelmente persa di mostrare solidarietà intraeuropea e di restaurare il buon nome dell’Unione, mettendo tutti i mezzi necessari per salvare le vite di chi è in pericolo nei paesi colpiti da Covid-19 o di chi si ammassa alle frontiere, fuggendo dalla guerra e dalla miseria.