Il “no” può ancora vincere?

Dopo aver segnato il passo i sostenitori del "Bremain", la permanenza del Regno Unito nell'Ue, sono ora in testa nei sondaggi, mentre mancano meno di due mesi al referendum del 23 giugno. Ma gli indecisi sono ancora molto numerosi e possono cambiare le sorti del loro paese e dell'intera Unione.

Pubblicato il 26 Aprile 2016

A poco meno di due mesi dal referendum sull’Unione europea, due sondaggi (uno del Guardian, l’altro del Telegraph) assegnano la maggioranza dei voti, rispettivamente il 53 e il 54 per cento, alla permanenza del Regno Unito nell’Unione europea (Ue).

Queste percentuali sono da prendere con cautela perché un sondaggio è solo la fotografia di un momento e gli istituti britannici hanno alle spalle una lunga storia di errori. Al momento non c’è niente di garantito, anche perché la campagna è appena cominciata. Tuttavia sorprende che proprio quando David Cameron, primo ministro e grande nemico del Brexit, attraversa una fase di acuta impopolarità, abbiamo, seppure per un solo giorno, una chiara maggioranza di britannici contrari all’uscita del loro paese dall’Ue.

La situazione è tanto più sorprendente se pensiamo che il numero di indecisi si riduce progressivamente e che finora i sondaggi avevano assegnato un vantaggio agli euroscettici da sempre numerosi nel Regno Unito, paese dove il continente è tradizionalmente considerato una fonte di guerre e problemi.

Se altre istantanee confermeranno quella di ieri, se il no alla Brexit dovesse prevalere il prossimo 23 giugno, se i britannici esprimessero finalmente il loro attaccamento all’idea di unità europea, le conseguenze sarebbero enormi. In questo modo i britannici comunicherebbero agli altri europei che nemmeno loro vogliono sciogliere l’Unione nonostante la loro insularità, la loro singolarità e i loro mezzi d’informazione a maggioranza euroscettica.

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Questo messaggio colpirebbe duramente le nuove estreme destre europee dimostrando che, nonostante le delusioni e la rabbia suscitate dal funzionamento dell’Unione, non esiste una maggioranza europea contraria a un’opera in costruzione da sei decenni, ancora incompleta ma la cui presenza è diventata una costante per due generazioni.

Certo, è ancora possibile che alla fine trionfi il Brexit. In questo caso si verificherebbe un vero e proprio terremoto, perché molti uomini politici e partiti si precipiterebbero nella breccia per giocarsi le loro carte, la pressione per indire altri referendum simili crescerebbe in tutta Europa e i difensori del progetto europeo si ritroverebbero sulla difensiva. Riprendersi da un colpo del genere sarebbe molto difficile.

L’unica certezza è che, Brexit o non Brexit, l’Unione dev’essere ricostruita da quelli che vogliono andare più lontano verso l’unità politica e quelli che rifiutano di seguirli perché gli basta il mercato comune e non vogliono rinunciare alla sovranità. Nei prossimi due mesi si giocherà il destino dell’Europa, e niente è più importante di questa battaglia.

Questo articolo è uscito in origine in italiano su Internazionale.it

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