L'Europa tiene al suo ruolo primario nella lotta al riscaldamento climatico e non vuole veder fallire completamente il vertice di Copenaghen, tanto che è disposta a pestare piedi eccellenti per ottenere un risultato positivo, scritto La Stampa. Nonostante l'apparente pacatezza dei toni, quello lanciato agli Stati Uniti e alle maggiori economie emergenti è un rimbrotto piuttosto pesante: gli impegni annunciati fino a questo momento sono un bluff. "Lo sforzo di Obama, fa capire Bruxelles, è una montagna se misurato sulla base del 2005 (-17%), ma diventa un topolino (-3%) una volta riportato al parametro comunitario, ovvero il 1990", spiega Marco Zatterin. "Per l’Ue, che si vota a una riduzione di almeno il 20%, è chiaro che Washington deve fare parecchio di più." L'Europa se l'è presa anche con India e Cina, la cui promessa di ridurre l'intensità carbonica delle proprie economie non eviterà che le loro emissioni arrivino a superare quelle dell'occidente. Ma Bruxelles è conscia che le opposizioni al suo piano originario saranno molto difficili da superare, e ha pronta un'uscita d'emergenza. "La Commissione ammette che è 'improbabile raggiungere a Copenaghen un accordo pieno su un trattato vincolante'. Si deve pertanto cominciare a lavorare su quattro elementi: trovare una visione comune sulla soglia dei 2 gradi; indicare impegni di riduzione delle emissioni ambiziosi e compatibili; definire un pacchetto finanziario che comprenda un’intesa per una partenza rapida; ribadire l’esigenza di un patto legale vincolante da finalizzare a metà 2010 nella conferenza già in programma a Bonn."
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