Vladimir Khakhanov voxeurop migrants

Lavoratori stagionali di paesi terzi: una risposta imperfetta alla carenza di manodopera in Grecia

I lavoratori migranti sono parte integrante del settore agricolo in tanti paesi europei, come la Grecia, dove spesso sono sottoposti a terribili condizioni lavorative. Gli accordi tra gli stati membri dell’Ue e i paesi terzi possono risolvere il problema?

Pubblicato il 4 Luglio 2024

Il 9 maggio scorso, il ministro del lavoro egiziano, Hassan Shehata, e il quello per la migrazione e l’asilo greco, Dimitris Kairidis (Nuova Democrazia, destra), si sono incontrati al Cairo e hanno concordato di avviare l’incorporazione di 5.000 lavoratori stagionali egiziani nel settore agricolo greco. Il piano era già stato discusso nel 2022 nell’ambito di un accordo per migliorare la cooperazione tra i due paesi sulla migrazione.

L'accordo, entrato in vigore poco dopo la firma nel marzo 2024 del Partenariato strategico e globale europeo (valore di 7,4 miliardi di euro) a sostegno dell’Egitto, e per combattere la migrazione irregolare, offre una soluzione anche alla forte carenza di manodopera della Grecia, in particolar modo nel settore agricolo. 

Nonostante la Grecia presenti il secondo tasso di disoccupazione più alto tra gli stati dell’Ue dopo la Spagna, ha un settore agricolo che impiega lavoratori stranieri, sin dall’arrivo degli albanesi nei primi anni Novanta. Le condizioni di lavoro indecenti stanno portando anche i lavoratori migranti a lasciare la Grecia alla ricerca di migliori opportunità, costringendo il governo a ricorrere ad accordi bilaterali, come quello con l’Egitto.

Nel 2022, la Grecia aveva firmato un Memorandum d’Intesa con il Bangladesh, con il quale si dava il via all’arrivo in maniera regolare di 4.000 lavoratori bangladesi ogni anno, e che avrebbe dovuto avviare il processo di regolarizzazione delle migliaia di lavoratori già presenti in Grecia.

Sebbene questo processo abbia avuto buon esito per molti di coloro che già si trovavano nel paese, difficilmente arrivano nuove persone, e se lo fanno, se ne vanno, riferisce a Voxeurop Vasilis Kerasiotis, avvocato greco specializzato nella migrazione, che ha lavorato come consulente legale nell’elaborazione dell’accordo bilaterale tra Grecia e Bangladesh.

Kerasiotis sostiene che questi accordi “stabiliscono un minimo di garanzie per i lavoratori legali e le procedure d’ingresso regolari”, e che “chi ha i documenti è meno esposto allo sfruttamento” ma, osserva,  “se gli accordi non vengono implementati correttamente, sono inutili”. 

Kerasiotis inoltre dubita che le persone che arrivano in base a questi accordi rimangano in Grecia: “Coloro che sono arrivati tramite altre leggi sull’immigrazione se ne sono andati, non restano”. Il motivo è che le condizioni osservate nei campi in Grecia sono poco diverse da quelle giudicate dalla Corte europea per i diritti umani (Cedu) nel caso noto come “Manolada”.

I rischi dello sfruttamento

Nel 2013, una guardia di un’azienda agricola ha sparato a un gruppo di lavoratori bangladesi perché questi avevano richiesto il pagamento del proprio salario dopo mesi di ritardo. Il caso è arrivato alla Cedu ed è stato usato come esempio per sostenere la necessità di migliorare i diritti dei lavoratori stagionali in Grecia.

“La situazione descritta nel giudizio del caso Manolada è la quella a cui devono far fronte i migranti nel nostro paese”, afferma Kerasiotis, il quale ha rappresentato alla Corte le vittime di Manolada. “Zone economiche con condizioni nelle quali c’è sfruttamento, mancanza di acqua corrente, persone che aspettano il proprio salario in balia […] delle condizioni di schiavitù moderna dei loro datori di lavoro”, riassume l’avvocato.

Mentre Kerasiotis afferma che la sentenza favorevole della Corte e la sensibilizzazione ad essa legata hanno portato a miglioramenti e a piani di regolarizzazione, come gli accordi con Bangladesh ed Egitto, alcune organizzazioni per i diritti umani non vedono le cose con altrettanta positività.

Yonous Muhammadi, co-fondatore del Greek Forum of Refugees, ha vissuto in prima persona proprio quelle condizioni inumane, quando è arrivato in Grecia dopo essere fuggito dall’Afghanistan nel 2001. Secondo lui, le violazioni dei diritti sono ancora in atto, in particolare la mancanza di alloggi adeguati.


“Attirare lavoratori solo con permessi di soggiorno temporanei, senza il diritto al ricongiungimento familiare o il diritto alla residenza a lungo termine o alla naturalizzazione non è un'opzione praticabile” – Generazione 2.0


“Vivono nei campi, in tende con più di trenta persone”, racconta con indignazione. “Anche quando si tratta dei lavoratori stagionali stranieri che finiscono per essere impiegati nel settore turistico, si è assistito persino a casi di persone che dormivano in seminterrati, dove ci sono i motori dell’aria condizionata”.

Se riconosce che gli accordi bilaterali come quello tra Grecia ed Egitto assicureranno che vengano evitate alcune di queste condizioni estreme, Muhammadi è sicuro che gli egiziani e gli altri lavoratori che arriveranno tramite questi piani rischieranno di essere sottoposti allo stesso trattamento. “Se presentano un documento che dice che lavoreranno per sei ore, finiranno per lavorarne dodici, questa è la realtà”, sottolinea. “Le violazioni continueranno ad avvenire perché le autorità non mettono in atto controlli per verificare che le condizioni vengano rispettate; ci sono movimenti della società civile che se ne stanno occupando, ma non è abbastanza”.

Schiavitù moderna

Quello che Muhammadi racconta non è purtroppo molto diverso da quello che i gruppi per i diritti umani affermano in altri paesi europei, dove i lavoratori stagionali stranieri costituiscono la spina dorsale dietro ai prodotti che poi troviamo nei nostri supermercati.

Quando Yvan Sagnet stava per laurearsi a Torino dopo essere arrivato dal Camerun, è stato assunto per lavorare nella raccolta dei pomodori nella provincia di Lecce: "Pensavo che avrei lavorato come in qualsiasi altro lavoro normale, ma quando ho trovato campi in persone vivevano in alloggi fatti di plastica e cartone, non sapevo dove mi trovavo", racconta a Voxeurop.

Nel 2011, ricorda di essere stato pagato circa 14 euro per quasi 16 ore di lavoro al giorno, che si riducevano a 5 euro perché i proprietari delle aziende facevano pagare loro il trasporto ai campi, il cibo e l'acqua.

Ha deciso di organizzare il primo sciopero dei lavoratori stagionali in Italia, durato due mesi. Nel 2017 ha fondato la sua associazione, No Cap, per combattere lo sfruttamento nel settore agricolo.
"La situazione purtroppo non è cambiata molto dal 2011", dice con franchezza. Ma è ancora impegnato nella lotta, nonostante sia minacciato dai membri delle mafie che controllano il mercato agricolo. Yvan pensa che gli accordi con i Paesi terzi, come quello tra Grecia ed Egitto, non funzionano "perché le condizioni di lavoro rimangono le stesse".

"L'argomento principale per la firma di accordi bilaterali sull'impiego di lavoratori stagionali cittadini di paesi terzi è che le lacune del mercato del lavoro greco vengono colmate in modo legale e immediato", spiega a Voxeurop Generation 2.0, un'organizzazione greca per i diritti che monitora le condizioni di lavoro e di vita dei lavoratori agricoli migranti nel paese. "Tuttavia, [...] i precedenti accordi di questo tipo hanno incontrato ostacoli nell'attuazione, a causa di procedure burocratiche e lunghe", affermano. "Inoltre, non tengono conto della possibilità di colmare queste lacune con lavoratori che sono già nel paese da anni, che vivono in modo invisibile e che contribuiscono in modo decisivo alla crescita dell'economia greca pur essendo impiegati senza contratti ed esposti a condizioni di lavoro deplorevoli".

All’apertura della stagione di raccolta, gli agricoltori greci hanno iniziato a chiedere alle organizzazioni di migranti, come il Forum greco per i rifugiati di Muhammadi, lavoratori irregolari, mentre il processo di assunzione degli egiziani è ancora in corso. La risposta di Muhammadi però, è che non ci sono persone interessate. "Le persone non vogliono fare questi lavori, quello che vogliono è lasciare questo paese".

Macchine da lavoro

Anche se i programmi di regolarizzazione degli ultimi anni hanno concesso a molti lavoratori documenti che consentono loro di impugnare la propria situazione in caso di sfruttamento, secondo Muhammadi non riescono a trattare i lavoratori stranieri come qualcosa di più della manodopera. "Questi programmi sono belli, ma solo se si considerano le persone come macchine da lavoro", sostiene Yonous. "I migranti e i rifugiati fanno parte di questa società e non cercano solo un lavoro, ma anche una prospettiva di vita qui con le loro famiglie e i loro figli, come esseri umani".

"Attirare lavoratori solo con permessi di soggiorno temporanei, senza il diritto al ricongiungimento familiare o il diritto alla residenza a lungo termine o alla naturalizzazione non è un'opzione praticabile", sostiene Generazione 2.0. "Il governo vuole solo trovare una soluzione per il lavoro. "Il governo vuole solo trovare una risposta in termini di comunicazione verso l'estrema destra e chi è contro l’immigrazione, per dire loro che stanno firmando accordi che portano le persone a lavorare e poi le rimandano indietro", aggiunge Muhammadi.

Dopo le elezioni europee, che hanno visto la destra rimanere al potere e l'estrema destra guadagnare terreno con oltre il 20 per cento dei seggi in Parlamento, le organizzazioni per i diritti dei lavoratori migranti sono più preoccupate che mai.

In Grecia e ovunque in Europa, sperano che gli accordi bilaterali con i paesi terzi vengano sospesi fino a quando non si arriverà a una vera regolarizzazione e integrazione dei lavoratori stranieri già presenti nei loro territori. Se già firmati, questi accordi bilaterali dovrebbero almeno essere adeguatamente monitorati per garantire il rispetto dei diritti dei lavoratori, indipendentemente dalla loro provenienza.

Ti piace quello che facciamo?

Contribuisci a far vivere un giornalismo europeo e multilingue, in accesso libero e senza pubblicità. La tua donazione, puntuale o regolare, garantisce l’indipendenza della nostra redazione. Grazie!

Sei un media, un'azienda o un'organizzazione? Dai un'occhiata ai nostri servizi di traduzione ed editoriale multilingue.

Sostieni un giornalismo europeo senza frontiere

Fai una donazione per rafforzare la nostra indipendenza

Sullo stesso argomento