L’ondata di caldo che ha colpito l’Europa non ha risparmiato il Belgio, che ha visto aumentare il numero di decessi causati dalle forti temperature. Secondo i dati preliminari, da giovedì 18 a lunedì 29 giugno sono stati contati 1.222 decessi supplementari. Tra questi, 530 erano persone anziane, oltre gli 85 anni. Si tratta del numero più elevato di decessi nel paese dopo la prima ondata di coronavirus.
L’aumento delle temperature ha aumentato le preoccupazioni riguardo ai rischi d’incendio. Dall’aprile del 2026, uno dei mesi più caldi mai registrati, tutto il paese si è ritrovato ad alto rischio d’incendio.
Ad oggi è difficile valutare gli incendi boschivi in Belgio per via della mancanza di dati raccolti in modo sistematico sul territorio. Secondo alcuni dati (parziali) raccolti dal laboratorio Global Land Analysis & Discovery (GLAD) dell’Università del Maryland, il Belgio tra il 2001 e il 2025 ha perso 1.100 ettari di foreste a causa degli incendi. Le perdite di ettari totali per lo stesso periodo ammontano a 130.000; gli incendi boschivi rappresentano quindi meno del 1 per cento.
Se il pericolo rappresentato dagli incendi boschivi per il paese non deve essere occultato, questi dati sono ben inferiori a quelli di altri paesi europei, soprattutto quelli del sud che anno dopo anno vedono i territori boschivi devastati da incendi sempre più ampi.
I paesi del Sud Europa, prime vittime del fuoco
La rete europea del giornalismo dei dati (European Data Journalism Network, EDJNet) in collaborazione con il Mediterranean Institute for Investigative Reporting (MIIR) ha analizzando i dati del Sistema europeo d’informazione sugli incendi boschivi (EFFIS) e racconta l’allarmante scenario europeo.
Secondo le analisi, l’Europa tra il 2015 e il 2025 ha registrato 134 incendi di una superficie superiore a 5000 ettari, dei quali 61 oltrepassano i 10mila ettari. Nonostante questi fossero relativamente rari all’inizio del decennio, dopo il 2017 sono sempre più frequenti.
Gli incendi boschivi più distruttivi si concentrano nel Sud Europa. Spagna e Portogallo contano 49 incendi sui 61 di più di 10mila ettari registrati durante il decennio; anche la Grecia ha affrontato diverse catastrofi, soprattutto l’incendio di Evros nel 2023, il più vasto incendio boschivo mai registrato dal EFFIS dall’inizio del sistema nel 2000.
Durante la stagione degli incendi (aprile-ottobre) in Europa sono bruciati più di 2,6 milioni di ettari di vegetazione.
Il Belgio è poco rappresentato dai dati del EFFIS. Durante il periodo analizzato, il MIIR ha recensito “soltanto” 1092 ettari di vegetazione bruciata, con un apice nel 2021 (588 ettari bruciati). Il paese, come del resto molti altri dell’Europa del Nord, è poco esposto agli incendi rispetto ai vicini più a Sud. Da notare che queste cifre potrebbero essere incomplete.
Se risulta difficile misurare questo fenomeno in Belgio, l’analisi del meteo belga degli ultimi vent’anni mostra un degrado delle condizioni climatiche che potrebbe portare nei prossimi anni all’aumento dei rischi d'incendio.
Uno studio dei dati del Institut royal météorologique de Belgique (IRM) rivela un chiaro aggravamento delle condizioni climatiche del paese. Ne è una dimostrazione il numero di giorni caldi (giorni in cui la temperatura massima è superiore o uguale a 30 gradi) che raggiunge il record nel 2020 (12 giorni) e nel 2022 (13 giorni).
Un'ulteriore dimostrazione dell’aumento dei rischi di siccità è la diminuzione del numero di giorni di pioggia. Questi arrivano a livelli estremi già dal 2018 (142 giorni rispetto alla norma di 198,7 giorni), ma anche nel 2022 (148 giorni, la norma di 189,8 giorni) e nel 2025 (145 giorni, la norma di 189,8 giorni).
Oltre a ciò, i dati dell’Irm permettono di intravedere un altro rischio per il futuro climatico belga, quello che il ricercatore Sébastien Doutreloup (Università di Liegi) chiama “l’estremizzazione del clima”.
Come lo dimostrano i dati, il caldo, le precipitazioni e altri fattori meteorologici sono destinati a diventare sempre più incontrollabili e violenti. Alternando fra anni decisamente aridi ad altri in cui le piogge saranno forti e con terribili conseguenze. In Belgio, il ricordo delle inondazioni del 2021 che hanno causato 39 morti è ancora fresco nella memoria.
“Abbiamo notato che ancora il cambiamento climatico non era così impattante, negli anni 1950, 1970 e prima ancora avevamo quasi sempre la stessa quantità di pioggia al mese”, spiega Doutreloup. “Nonostante si vada incontro ad un forte riscaldamento climatico, su scala annuale, il Belgio manterrà le stesse quantità di precipitazioni”, questo anche con un’alta variabilità da un anno all’altro. “Però ci saranno molte più precipitazioni durante l’inverno e molte meno in estate”.
Inoltre, secondo il ricercatore, questo cambiamento sarebbe dato da una profonda trasformazione delle correnti atmosferiche che passano sul paese. “Il clima del Belgio si sta mediterraneizzando”, sostiene Doutreloup, sottolineando che i prossimi anni saranno segnati da una minore quantità di pioggia ciò che pone già il problema della conservazione d’acqua durante le siccità.
Nonostante la proliferazione dei parassiti che attaccano e indeboliscono gli alberi contribuisca all’aumento dei rischi di incendi boschivi, la siccità rappresenta il primo fattore fragilizzante per le foreste. “Il paese deve affrontare diverse ondate di caldo”, aggiunge il ricercatore, “questo è il colpo di grazia che potrebbe scatenare gli incendi boschivi”.
Come affrontare questi rischi?
I rischi di incendi boschivi sono seriamente presi in considerazione. Il Centro nazionale delle crisi belga nella valutazione dei rischi nazionali considera alto il rischio di incendi boschivi. “Lo scenario più realistico è quello di un incendio boschivo molto violento che distrugga tra i 50 e i 500 ettari di una zona naturale poco frequentata (≤ 1000 visitatori al giorno) e minaccia una o due zone residenziali o siti di svago”.
Le conseguenze di un incendio non finiscono una volta spenta la fiamma. Per esempio, gli spazi vuoti creati dagli incendi sono potenzialmente colonizzati da specie invasive che a loro volta hanno un impatto sull’ambiente. “Se l’incendio si produce vicino alle nostre frontiere nazionali, potrebbero esserci conseguenze transfrontaliere" aggiunge il documento.
In un resoconto pubblicato nel marzo del 2026 il Belgium Wildfire Network lancia l’allarme. Questa rete di attori che lottano contro gli incendi boschivi in Belgio, creata dall’iniziativa di Gand e Liegi è preoccupata che il paese non sia abbastanza preparato ai rischi sempre più alti di incendi boschivi. “Il cambiamento climatico accresce il rischio di incendi boschivi in tutta l’Europa, compresi quelli che sono tradizionalmente considerati come meno esposti a questo rischio, quali il Belgio”, allerta il resoconto. Le siccità prolungate e il cambiamento dell’utilizzo dei suoli, via l’urbanizzazione e il degrado delle foreste a causa degli insetti ad esempio, creano le condizioni propizie a grandi incendi difficili da controllare.
“In Belgio, l’importante densità di zone di transizione tra aree urbane e aree naturali (WUI), l’insensibilità pubblica, un governo frammentato e la mancanza di competenza in materia di incendi boschivi accentuano questa vulnerabilità” sostiene il documento.
L’organizzazione punta il dito contro la mancanza di dati, di competenza e di considerazione dei rischi di incendi. Per rimediare alla situazione, il Belgium Wildfire Network presenta una lista di azioni possibili: stabilire una base dati nazionale degli incendi boschivi, allinearsi con i paesi vicini in materia di stima dei rischi e di formazione, studiare ulteriormente il fenomeno…
C’è un altro problema tipicamente belga che viene additato: “Le Fiandre e la Vallonia usano spesso dei sistemi diversi (mappe operative e tattiche ad esempio) ciò che porta a delle incoerenze operative e al rischio di confusione durante gli interventi”. Una divisione attraverso la frontiera linguistica a cui il Belgium Wildfire Network cerca di rispondere incitando alla coerenza degli obiettivi e delle procedure.
Per Sébastien Doutreloup, i metodi per affrontare al meglio il riscaldamento climatico possono declinarsi su tutti i livelli: nazionale, regionale e locale. Nonostante il ricercatore sottolinei una mancanza di attenzioni su questo argomento a livello nazionale, ricorda alcune azioni concrete fatte a livello locale in Vallonia (sud francofono e germanofono del paese). “Localmente, ci sono cose che vanno avanti”, assicura ricordando la mancanza di struttura. Soprattutto, aggiunge Doutreloup, queste strategie di adattamento impiegano troppo tempo ad emergere e ad essere messe in pratica mentre il riscaldamento climatico, lui, non aspetta.
🤝 Gian-Paolo Accardo ha contribuito alla stesura di questo articolo, pubblicato in collaborazione con l’European Data Journalism Network (EDJNet) nell’ambito del progetto ChatEurope e disponibile sotto licenza CC BY-SA 4.0. L’articolo si basa sui risultati di un’inchiesta pubblicata dal Mediterranean Institute for Investigative Reporting (MIIR), di cui sono stati riutilizzati alcuni dati. L’articolo originale del MIIR è stato redatto nell’ambito dello stesso progetto ed è disponibile con una licenza simile.

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