Attualità Migranti bloccati alle porte dell'Europa | Bielorussia-Polonia
Michalova, vicino al confine con la Bielorussia, novembre 2021. Una casa accende luci verdi per comunicare ai migranti che possono ottenervi aiuto. | Foto: Iryna Arakhouskaya

Tra Polonia e Bielorussia, la solidarietà con i migranti sfida le persecuzioni

I profughi arrivati in Bielorussia dal Medio Oriente con la falsa promessa di un rapido transito verso l'Ue attraverso la Polonia hanno suscitato una mobilitazione silenziosa e solidale sui due lati del confine. Iniziative rischiose perché il regime di Lukašenko proibisce qualsiasi sostegno non ufficiale. Il reportage del giornalista bielorousso Anton Trafimovich.

Pubblicato il 16 Dicembre 2021 alle 11:01
Michalova, vicino al confine con la Bielorussia, novembre 2021. Una casa accende luci verdi per comunicare ai migranti che possono ottenervi aiuto. | Foto: Iryna Arakhouskaya

Dall’estate scorsa i residenti delle città bielorusse hanno cominciato a notare un numero insolito di profughi per le strade, soprattutto vicino agli alberghi e nei mercati. Alcuni hanno piantato tende nei cortili e nei passaggi sotterranei. Nessuno, però, ha prestato attenzione a queste persone, né i passanti, né la polizia.

Molti cittadini bielorussi si sono indignati per la presenza dei migranti e per la successiva escalation al confine polacco all'inizio di novembre: le immagini di centinaia di migranti, perlopiù curdi iracheni, che marciano verso la Polonia, gli enormi accampamenti lungo il filo spinato e le guardie di frontiera che vengono attaccate con pietre e tronchi, non potevano lasciare indifferenti.


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"È chiaro che tutti quei migranti sono bloccati alla frontiera. Questa situazione ricorda l'Olocausto: prima si vedono centinaia di persone vicino alla stazione degli autobus a Minsk, e dopo un paio di giorni vengono pubblicate quelle immagini dal confine", racconta Aryna.

Insieme ad alcuni  amici, Aryna ha cercato di parlare con i migranti sbarcati a Minsk, la capitale bielorussa, dissuadendoli dall'andare al confine. In seguito la donna ha incontrato un gruppo di migranti rimasti in città che affittavano un appartamento e ha deciso di aiutarli come poteva. Le donne irachene dell'appartamento hanno chiesto cibo e vestiti caldi: molti vengono dall'Iraq e non sanno quanto freddo possa fare in Bielorussia a novembre.

Novembre 2021, vicno al confine con la Bielorussia. I volontari polacchi appendono questi sacchetti agli alberi nelle foreste dove passano i profughi. | Foto: Iryna Arakhouskaya

"Ho perso il mio lavoro da poco ma ho ancora un appartamento caldo in cui vivere. Sono in una posizione migliore di quella dei migranti e posso aiutarli. Il nostro obiettivo è dimostrare che siamo tutti essere umani", dice Aryna. "Queste persone non sapevano dove stavano andando. Quello che hanno capito rapidamente, però, è che sono stati manipolati dalle autorità e che la polizia in Bielorussia è violenta", aggiunge.


“Abbiamo paura ad offrire aiuto. I funzionari di frontiera li sorvegliano come fossero schiavi. Alcuni di noi sono andati alla frontiera offrendosi volontari per ospitare le famiglie di rifugiati, ma nessuno ci ha ascoltati. I migranti sono sotto il controllo totale delle forze dell’ordine

Aliaksandr, residente del villaggio di Karobčycy a 10 chilometri dal campo profughi.

Aiutare, ma con il “permesso” delle autorità

Le autorità bielorusse non sembrano vedere alcun problema. Aryna, quindi, come altri volontari, aiuta i migranti da sola. Dopo tutto, sono state proprio le autorità bielorusse a creare questa crisi.

In Bielorussia la repressione politica contro i cittadini attivi nella solidarietà continua, e la maggior parte delle Ong sono già state chiuse, comprese quelle che si occupavano di aiutare i migranti.

"La Croce Rossa c'è ancora, ma collabora con le autorità. Non so quanto sia sicuro andarci", dice Aryna. Ma quando si accendono i canali della Tv di stato, ci si sorprende nel vedere le autorità che, presumibilmente, aiutano i migranti, o i politici che sostengono il presidente Aleksandr Lukašenko recarsi al confine per distribuire cibo e vestiti.

"Tutto ciò è estremamente ipocrita. I militari e le guardie di frontiera, prima spingono i migranti verso le foreste al freddo, e poi dicono che hanno bisogno di essere aiutati", dice Yahor.

L'avvocata e attivista per i diritti umani Nasta Lojka, ci racconta che le autorità forniscono ai migranti assistenza umanitaria, ma non permettono ad altri di aiutarli. Fino a poco tempo fa, Nasta lavorava per l'organizzazione Human Constanta che si occupava di aiutare i migranti, ma come molte altre Ong è stata chiusa. Le poche organizzazioni umanitarie rimaste in piedi hanno paura a lanciare nuove campagne per aiutare le persone migranti, poiché chiunque potrebbe ritrovarsi a essere perseguitato dalle autorità bielorusse per un'iniziativa pubblica non autorizzata.

Nasta Loyka
Nasta Lojka, attivista e avvocata di Human Constanta. | Foto: Svaboda.org

"Stiamo cercando di fornire assistenza ai migranti individualmente. Attualmente è impossibile raggiungere il confine, quindi andiamo dove vivono a Minsk", dice Lojka.

Molti villaggi si trovano vicino al valico di frontiera di Bruzhi, dove sono bloccati migliaia di migranti. Alcuni abitanti del posto vorrebbero dare loro da mangiare e persino ospitarli, ma sanno che potrebbe essere rischioso. "Sai, abbiamo paura ad offrire aiuto. I funzionari di frontiera li sorvegliano come fossero schiavi. Alcuni di noi sono andati alla frontiera offrendosi volontari per ospitare alcune famiglie di rifugiati, ma nessuno ci ha ascoltati. I migranti sono sotto il controllo totale delle forze dell'ordine", ha detto a Voxeurop Aliaksandr, un residente del villaggio di Karobčycy a 10 chilometri dal campo profughi.

Il dibattito pubblico sui migranti

"Non capisco perché dobbiamo aiutare persone che lanciano pietre alle guardie di frontiera o che tentano di sfondare le recinzioni al confine", afferma Volha. Volha lavora in una scuola nella città bielorussa di Hrodna e, come è successo ad altri, al lavoro le hanno ordinato di donare denaro per acquistare coperte e vestiti caldi ai migranti.

Invece di suscitare compassione e solidarietà, l'aiuto umanitario forzato organizzato dalle autorità provoca rancore. Anche tra gli opinionisti progressisti bielorussi si percepisce sempre più spesso un sentimento anti-immigrazione. I profughi sono definiti “complici” di Lukašenko, vengono accusati di ignorare la realtà bielorussa e incolpati della situazione attuale.

"Per i migranti, siamo la terra incognita, un paese sconosciuto. Credono alla favola della Germania che alla fine li salverà. Si tratta di persone fondamentalmente analfabete, che non si rendono conto di dove si trovano". Aryna sta cercando di capire le ragioni dei migranti dopo aver trascorso una settimana con loro a Minsk.

Secondo Yury Drakakhrust, osservatore politico per il servizio bielorusso di Radio Free Europe/Radio Liberty, l'atteggiamento cauto e persino sgradevole dei bielorussi nei confronti dei migranti può essere spiegato dalla composizione etnica della società bielorussa.

I bielorussi costituiscono l'85 per cento della popolazione, il 13 per cento viene da etnie dei paesi limitrofi (Russia, Polonia, Ucraina). È   molto raro vedere una persona non slava per le strade di Minsk, o di qualsiasi altra città e, va detto, le precedenti ondate migratorie verso l'Europa hanno sempre aggirato la Bielorussia.

Yury Drakakhrust, commentatore politico per il canale bielorusso di Radio Free Europe/Radio Liberty. | Foto: Svaboda.org

"La società bielorussa non è adatta ai migranti, non ha l'esperienza necessaria per poterlo essere", spiega Drakakhrust. Per dimostrarlo, cita i dati di un sondaggio condotto nel 2016 sugli atteggiamenti verso i migranti. Alla domanda "cosa dovrebbe fare l'Europa con i rifugiati?", il 60 per cento dei bielorussi ha risposto che dovrebbero essere rimandati indietro. Inoltre, gli atteggiamenti nei confronti dei rifugiati non dipendevano dalle opinioni politiche: nel 2016, sia i sostenitori di Lukašenko, che i sostenitori dell'opposizione si dichiaravano in maggioranza ostili all'immigrazione.

"Per questo la retorica anti-migranti di oggi non mi sorprende. Anche tra la tradizionale opposizione bielorussa ci sono componenti conservatrici molto forti, con opinioni vicine al PiS (il partito ultraconservatore) polacco, alla leader di estrema destra francese Marine Le Pen e persino alla AfD, la destra sovranista tedesca", dice Drakakhrust, che è piuttosto sorpreso di sentire così tanti bielorussi chiedere un aiuto più attivo per i migranti.

"Penso che ci troviamo nella stessa situazione di altri cittadini europei. Abbiamo bisogno di un grande sforzo spirituale e culturale, di un dibattito pubblico su questo argomento. Dopo tutto, quando la democrazia sarà stabilita e la Bielorussia rifiorirà, il paese diventerà una calamita per i migranti", aggiunge.


“In termini di violenza fisica, la Bielorussia è più pericolosa per i rifugiati. Le guardie di frontiera polacche si limitano a rimandarli in Bielorussia. Comunque, che nessuno di questi due paesi è sicuro

Piotr Bystranin, attivista polacco della Ocalenie Foundation

Nessuna terra “promessa”

La Polonia, il paese che la maggior parte dei migranti sta cercando di raggiungere dalla Bielorussia, non è un luogo sicuro. I volontari polacchi e i residenti hanno aiutato i migranti dando loro cibo e vestiti finché è stato possibile. Dopo l'introduzione dello stato di emergenza nelle regioni frontaliere polacche, però, avvicinarsi ai migranti è diventato troppo difficile.

Piotr Bystranin, attivista della Ong di soccorso polacca Ocalenie Foundation, è appena tornato dalla regione frontaliera e ci spiega che i volontari possono essere trovati solo a pochi chilometri dal confine, dove finisce la zona di stato di emergenza.

"Possiamo raggiungere i migranti solo se superano questa zona. A queste persone diamo cibo e acqua, e contattiamo i medici per chi ha bisogno di assistenza medica. Aiutiamo anche chi decide di rimanere in Polonia a richiedere la protezione internazionale", prosegue Bystranin. "Stiamo comunque rischiando di essere perseguiti dalle autorità. So che i volontari e i medici che si trovano vicino alla frontiera sono sorvegliati, alcuni sono stati minacciati ed è stato ordinato loro di andarsene anche se non stavano infrangendo alcuna legge".

Novembre 2021. Soldati polacchi di pattuglia al confine con la Bielorussia controllano i documenti di un giornalista. | Foto: Iryna Arakhouskaya

Secondo Bystranin, la Ocalenie Foundation ha aiutato diverse centinaia di migranti. La maggior parte cerca di andare in Germania, solo una piccola parte chiede o la protezione internazionale in Polonia.

"In termini di violenza fisica, la Bielorussia è più pericolosa per i rifugiati. Le guardie di frontiera polacche si limitano a rimandarli in Bielorussia. Comunque, che nessuno di questi due paesi è sicuro", dice Bystranin.

La disperazione dei migranti in Bielorussia

"Non sappiamo cosa fare. Non abbiamo più denaro per rimanere a Minsk", racconta una giovane donna che si è presentata con il nome di Dila.

Dila e la sua famiglia sono arrivati per Minsk due settimane fa, ma dopo aver visto i video della violenza al confine, hanno deciso di non andarci. La sua famiglia però non potrà rimanere a Minsk per molto tempo: non si aspettavano di dover affittare un appartamento così a lungo.

"Le persone che vediamo al confine sono spesso quelle che sono andate lì per disperazione perché non hanno altro posto dove andare. Non avevano più niente in Iraq: hanno speso tutto per poter arrivare in Germania", dice Aryna.

Permettere ai migranti iracheni e siriani di rimanere in Bielorussia risolverebbe la crisi umanitaria. Nasta Lojka sostiene che sarebbe la decisione più logica da prendere in questa situazione, perché per molti di loro tornare nel proprio paese è un pericolo.

"La Bielorussia non è un paese sicuro per loro, ma è sempre meglio che vivere in una foresta o in un centro di smistamento", dice Lojka.

Ma questi gesti umanitari da parte delle autorità bielorusse avvengono solo se Lukašenko e la sua cerchia ne ricavano un vantaggio. Il destino dei migranti in Bielorussia è simile a quello di centinaia di detenuti politici bielorussi, sottolinea Nasta Lojka. "Sono diventati entrambi ostaggi delle autorità bielorusse. Sia i prigionieri politici che i migranti hanno un futuro incerto e sono indifesi, e possiamo fare poco per aiutarli. In entrambi i casi, le autorità bielorusse sono responsabili della situazione attuale", dice Lojka.

“Ho rischiato di morire nella foresta in Bielorussia

Musa, 27 anni, fa parte degli oltre 10mila migranti che sono riusciti ad attraversare il confine e a raggiungere la Germania. Ora si trova nel campo profughi di Eisenhüttenstadt, città al confine con la Polonia.

"Sono molto fortunato a essere in Germania. La polizia qui è gentile. Nessuno ci picchia, come in Polonia e in Bielorussia. Se non fossi venuto qui, sarei morto nella foresta in Bielorussia", racconta.

Musa è arrivato in Bielorussia a metà settembre da Erbil, nel Kurdistan iracheno. Con un gruppo di altri curdi ha raggiunto il confine con una guida bielorussa, un uomo sconosciuto in uniforme. Una volta al confine, le guardie bielorusse hanno mostrato ai migranti la strada per la Polonia. Non è stato facile arrivarci, contrariamente a quello che era stato promesso. Per quasi due settimane, Musa e i suoi connazionali hanno vissuto nella foresta vicino al confine. I soldati polacchi spingevano i migranti verso la Bielorussia, mentre le guardie di frontiera bielorusse si rifiutavano di farli passare. "I soldati polacchi ci hanno detto che se fossimo tornati indietro saremmo morti", racconta Musa.

Ma poi, una notte, Musa e una dozzina di curdi sono riusciti a sgattaiolare attraverso il confine e ad arrivare in Polonia. Avevano la posizione GPS di un furgone che li ha portati in Germania dopo un viaggio di circa 10 ore e ora si trova nel campo di Eisenhüttenstadt da quasi due mesi.

"Sto aspettando i miei nuovi documenti, poi andrò in un altro campo. Voglio imparare il tedesco e trovare un lavoro qui. Sono giovane e posso lavorare", dice.

Oggi parla della Bielorussia come di un brutto sogno. Non si aspettava che sarebbe stato così difficile arrivare in Germania. Dopo aver visto idranti e gas lacrimogeni usati contro i migranti al confine tra Polonia e Bielorussia, si è reso conto di quanto fosse stato fortunato a superare la frontiera prima dell'arrivo del freddo invernale e dell'escalation di scontri tra autorità.

"Qui sono al sicuro, ma sono ancora molto angosciato quando leggo le notizie sui curdi che si trovano al confine", dice. "Lì le persone sono trattate come schiavi".

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