Dati alla mano Occupazione e lavoro

Aumentano i lavoratori poveri nell’Ue: più 12 per cento in dieci anni

Il numero di lavoratori poveri è aumentato in 16 paesi dell’Ue. In risposta, la Confederazione europea dei sindacati chiede che la direttiva sui salari minimi della Commissione europea vieti di fissare stipendi minimi al di sotto della soglia di rischio di povertà. In Italia l’aumento registrato è del 28 per cento: “La contrattazione collettiva è il modo migliore di garantire che i lavoratori ricevano la giusta parte della ricchezza creata”.

Pubblicato il 30 Marzo 2021 alle 16:00

Secondo la Confederazione europea dei sindacati (Ces), negli ultimi nove anni il numero di lavoratori poveri è aumentato nella maggior parte degli Stati membri dell’Ue. Tra il 2010 e il 2019, la percentuale di lavoratori a rischio di povertà secondo l’Eurostat è aumentata in 16 paesi.

Questa crescita è in media del 12 per cento: è maggiore in Ungheria (58 per cento), nel Regno Unito (51 per cento), in Estonia (43 per cento), in Italia (28 per cento) e in Lussemburgo (27 per cento).

La percentuale di lavoratori poveri è in media del 9,4 per cento nell’Ue e maggiore in Lussemburgo (13,5 per cento), in Spagna (12,7 per cento), in Italia (12,2 per cento), in Portogallo (10,8 per cento) e nel Regno Unito (10,3 per cento). 

Questo fenomeno colpisce soprattutto i giovani, i lavoratori migranti e i lavoratori part-time.

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In risposta, la Ces suggerisce che la direttiva sui salari minimi proposta dalla Commissione europea in ottobre preveda una clausola che impedisca di fissare i salari minimi al di sotto della soglia di rischio di povertà, fissata al 60 per cento del salario mediano e al 50 per cento del salario medio.

La Confederazione chiede anche un divieto di finanziamento pubblico per le aziende che negano ai loro lavoratori il diritto alla contrattazione collettiva. Esther Lynch, vicesegretaria generale della Ces ha affermato: “La contrattazione collettiva è il modo migliore di garantire che i lavoratori ricevano la giusta parte della ricchezza creata, ma questa direttiva deve essere modificata per garantire che gli Stati membri sostengano i sindacati, in modo che più datori di lavoro accettino i contratti collettivi”.

Infine, la Ces auspica che categorie come lavoratori domestici e giovani non siano più esclusi de facto dal salario minimo legale.

“È scandaloso che, nonostante la crescita economica, più lavoratori vivano in povertà oggi che durante il picco della crisi finanziaria. L’Ue deve agire”, ha dichiarato Esther Lynch.

Questo articolo è pubblicato in collaborazione con lo European Data Journalism Network.


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