school Derkaoui Abdellah

L’istruzione in Belgio, un privilegio che emargina le minoranze

Il bilancio si fa ogni anno più allarmante: in Belgio, l’abbandono scolastico è un fenomeno in continuo aumento. In collaborazione con lo European Data Journalism Network (EDJNet) e nell’ambito del progetto ChatEurope, Voxeurop prova a far luce su una criticità sistemica, fin troppo nota alle famiglie.

Pubblicato il 25 Marzo 2026

“L’abbandono scolastico è fuori controllo”, “la situazione sta precipitando”, “cifre sottostimate”: in Belgio i giudizi sulle falle del sistema scolastico sono senza ambiguità. Eppure, tracciare un quadro concreto del problema rimane un’impresa: tra giorni di assenteismo, tassi di abbandono precoce e media dei voti, gli indicatori statistici e i criteri di analisi sono troppo frammentati per fornire una visione d’insieme.

La Comunità francofona del Belgio (una delle tre comunità linguistiche del paese, competente sul suo territorio nella gestione dei servizi culturali ed educativi in lingua francese) pubblica annualmente i propri “Indicatori sull’istruzione”, offrendo una specifica chiave di lettura: il tasso di abbandono senza qualifica, ovvero la percentuale di studenti che interrompe gli studi senza conseguire un diploma.

I dati mostrano un lieve incremento, dal 3,9 per cento nell’anno 2020-2021, al 5,6 per cento per l’anno 2022-2023. Un aumento, tuttavia, da contestualizzare: il minimo storico registrato nel 2020-2021 rappresenta un’eccezione, mentre la media degli altri anni si attesta stabilmente intorno al 5 per cento.

Genere, età, anno di corso e indirizzo di studi: sono queste le variabili che, secondo il rapporto della comunità francese, determinano l’incidenza dell’abbandono scolastico. Nel 2022-2023, ultimo anno scolastico censito, la componente maschile è risultata più esposta al fenomeno rispetto a quella femminile (con un tasso di uscita senza diploma del 6,5 per cento contro il 4,5 per cento). Le disparità si fanno tuttavia eclatanti analizzando i diversi percorsi formativi: se nei licei il tasso di abbandono si ferma al 2 per cento, la quota balza al 10,1 per cento negli istituti tecnici e professionali, dove un numero elevato di studenti conclude l’anno senza alcun diploma.

Sebbene i dati godano di una buona affidabilità interna, il confronto con altre fonti resta complesso a causa delle diverse metodologie di rilevazione e calcolo. A complicare il quadro interviene la frammentazione del sistema belga, in cui l’istruzione è tripartita su base regionale e linguistica, con criteri di analisi che variano profondamente tra le diverse comunità nazionali (francofona, neerlandese e germanofona).

Secondo Eden Glejser, co-coordinatrice di Coordination des ONG pour les droits de l’enfant (Coordinamento delle ong per i diritti dell’infanzia, Code), le analisi statistiche disponibili richiedono una contestualizzazione: “I casi censiti [dalla Comunità francese del Belgio] riguardano esclusivamente gli studenti per i quali è stata accertata l’inosservanza dell’obbligo scolastico”.

Per Glejser, tuttavia, la dispersione scolastica è un fenomeno a più ampio spettro e include i soggetti “a rischio”, quelli già seguiti dai servizi di supporto e chiunque manifesti un disinteresse a fasi alterne verso l’istruzione.

“L’abbandono scolastico è un processo complesso [e] multifattoriale”, afferma la co-coordinatrice, denunciando un aggravamento della situazione sul campo. Clima scolastico e sociale deteriorato, picchi di ansia, bullismo, perdita di significato del percorso educativo: dietro un fenomeno spesso percepito come un blocco monolitico si cela, in realtà, una crisi sistemica che esige risposte adeguate.

L’Europa dell’istruzione viaggia a due velocità

L’abbandono scolastico rimane da anni una delle principali sfide delle politiche educative europee. Secondo il Quadro strategico per la cooperazione europea in materia di istruzione (2021), l’obiettivo dei paesi dell’Ue è ridurre la percentuale di chi abbandona precocemente gli studi del 9 per cento entro il 2030. Stando alle rilevazioni effettuate a partire dal 2002, gran parte dell’Europa ha già raggiunto la soglia stabilita. 

La testata italiana Openpolis, partner dello European Data Journalism Network, ha analizzato le statistiche europee relative ai giovani tra i 18 e i 24 anni in possesso della sola licenza media. Secondo l’analisi, i risultati incoraggianti vanno tuttavia contestualizzati e interpretati con estrema cautela. 


“L’istruzione è un diritto, ma dobbiamo prendere atto che, purtroppo, resta ancora troppo spesso un privilegio” – Eden Glejser


In effetti, il calo nell’abbandono scolastico a livello europeo non è uniforme: se l’Europa meridionale ha affrontato il problema con decisione, riuscendo a trattenere gli studenti tra i banchi, i paesi del Nord sembrano, al contrario, muoversi in direzione opposta. Openpolis evidenzia come “nell’arco di un decennio, Cipro è passato da un tasso inferiore al 9 per cento (6,8 per cento nel 2014) all’attuale 11,3 per cento”. 

“La Germania, che già nel 2014 aveva centrato gli obiettivi fissati per il 2020 con un tasso del 9,5 per cento, negli ultimi quattro anni ha costantemente superato la soglia del 12 per cento. Anche la Lituania, pur restando entro i limiti europei, è passata dal 5,9 per cento del 2014 all’8,4 per cento, mentre in Danimarca, il tasso di abbandono, che nel 2014 era inferiore al 9 per cento (8,1 per cento per la precisione), si è attestato al 10,4 per cento nell’ultimo biennio. 

Secondo le rilevazioni, il Belgio rifletterebbe una dinamica analoga, seppur su scala ridotta: dopo il minimo storico del 6,7 per cento raggiunto nel 2021, il tasso di abbandono precoce nel paese è risalito al 7 per cento nel 2024. 

Questa marcata disparità territoriale trova riscontro anche all’interno dei singoli Stati membri. Secondo l’analisi di Openpolis, “una variabile fondamentale [...] è la perifericità dell’area di residenza”. L’accesso all’istruzione superiore o ai percorsi formativi risulta più ostico per chi vive in zone meno urbanizzate. “I paesi che faticano a coinvolgere gli adulti (25-64 anni) in programmi di formazione sono gli stessi in cui il divario tra centri urbani e aree rurali è più profondo”.

L’analisi conferma che il diritto all’istruzione non è ancora garantito a tutti in egual misura. Tuttavia, il fattore geografico non è l’unica barriera: anche la precarietà economica e sociale giocano un ruolo determinante nel precludere l’accesso al sistema scolastico. 

Minoranze tuttora invisibili

Spesso è proprio tra i banchi di scuola e nei cortili durante la ricreazione che ci si confronta, per la prima volta, con le dinamiche sociali. Purtroppo, la scuola è anche il primo luogo in cui si cristallizzano le disuguaglianze: un alunno con disabilità, reso vulnerabile dalla precarietà economica familiare o marginalizzato per le proprie origini, si ritrova esposto a un rischio di abbandono drasticamente più alto dei coetanei. 

I dati Eurostat confermano che il background migratorio, specie se extra-europeo, è un fattore determinante dell'abbandono scolastico precoce. Nel 2024, la quota di abbandono tra i giovani tra i 18 e i 24 anni nati nel paese si è fermata all’8,1 per cento a livello Ue. Una percentuale che subisce un’impennata al 21,3 per cento per chi proviene da un altro stato membro e raggiunge un allarmante 23,8 per cento per chi arriva da paesi extra-europei.

In sintesi, la popolazione locale è molto meno esposta all’abbandono scolastico rispetto ai cittadini di origine straniera; al contrario, chi proviene da paesi esterni al blocco europeo rappresenta un soggetto strutturalmente a rischio. La disparità varia sensibilmente nel continente. Se in Belgio, nel 2024, il divario tra la popolazione locale (6,5 per cento) ed extra-Ue (17,1 per cento) toccava i 12,3 punti percentuali, a Cipro che si è registrato lo scarto più abissale, con 31,5 punti percentuali (4,2 per cento contro il 35,7 per cento per la popolazione extra-europea). 

Di fronte alle difficoltà di apprendimento degli alunni marginalizzati, riaffiora la tentazione di ricorrere a forme di “segregazione scolastica”, isolando gli studenti in classi o scuole speciali. Tuttavia, questa presunta “soluzione” rischia di accentuare ulteriormente le disparità.

Come già denunciato in una pubblicazione del 2017 del Commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa: “I bambini con disabilità inseriti in istituti speciali raramente conseguono un titolo di studio riconosciuto, vedendosi precluso l’accesso all’istruzione secondaria e superiore. Nonostante la carenza di dati attendibili, sembra che, una volta confinati in tali strutture, riescano difficilmente a rientrare nel percorso scolastico ordinario”.

Un simile isolamento, secondo il Commissario, non si limita a perpetuare la marginalizzazione delle persone con disabilità, ma colpisce trasversalmente anche altre minoranze, come i bambini con background migratorio o appartenenti alla comunità Rom.  

Il disinteresse di alcuni governi, rivolto non solo verso le fasce più vulnerabili ma verso l’intero comparto educativo, solleva profonde preoccupazioni circa un possibile degrado futuro del sistema scolastico. 

In Belgio, la quotidianità di docenti che si ritrovano a gestire classi numerose con alunni privi di conoscenze di base della lingua veicolare è ormai un’emergenza strutturale, denunciata con forza dalla Code. Secondo Eden Glejser, all’origine del problema c'è un manifesto “disprezzo politico e istituzionale”.

Un’accusa che poggia su fatti concreti: l’esecutivo continua a ignorare le migliaia di sentenze sull’obbligo di fornire un alloggio ai richiedenti protezione internazionale, preferendo accumulare milioni di euro in sanzioni pecuniarie. “C’è un disprezzo crescente verso i bambini e, più in generale, le persone migranti che arrivano in Belgio ogni anno”, sottolinea Glejser. Un disinteresse che, secondo la co-coordinatrice, si tramanda di legislatura in legislatura, finendo per cronicizzare il problema. 

“Sappiamo bene che i bambini stranieri hanno diritto all’istruzione al pari di ogni altro studente belga, ma si avverte una palese riluttanza [da parte delle autorità] nello stanziare le risorse finanziarie necessarie a garantirlo”, denuncia Glejser. Riflessioni che, a suo avviso, restano confinate a livello territoriale e faticano a risalire verso i vertici decisionali.

Come invertire la rotta? Secondo la co-coordinatrice di Code, la vera sfida si gioca a monte: l’obiettivo è prevenire i debiti formativi e decongestionare i servizi di supporto, tutelando, al tempo stesso, la salute mentale degli studenti. Un’azione di prevenzione efficace passa per un orientamento mirato, in grado di proporre percorsi formativi che rispondano realmente ai bisogni e alle aspirazioni del singolo individuo.

È impossibile ignorare la natura sistemica delle criticità che colpiscono il mondo dell’istruzione. Se da un lato la tentazione è quella di ridurre l’abbandono scolastico a una deriva individuale, è invece necessario ribadire che esso è il prodotto di disuguaglianze sociali che, lungi dal risparmiare i banchi di scuola, vi si riproducono anzitutto al loro interno.

Le minoranze sessuali e di genere, i giovani con background migratorio o le persone con disabilità ne avvertono gli effetti più brutali. Come riassume Eden Glejser: “L’istruzione è un diritto, ma dobbiamo prendere atto che, purtroppo, resta ancora troppo spesso un privilegio”. 

🤝 Questo articolo è stato pubblicato in collaborazione con lo European Data Journalism Network (EDJNet) nell'ambito del progetto ChatEurope ed è disponibile sotto licenza CC BY-SA 4.0. Si basa sui risultati di un sondaggio pubblicato da Openpolis, di cui sono stati riutilizzati alcuni dati. L'articolo originale di Openpolis è stato realizzato nell'ambito dello stesso progetto ed è disponibile sotto una licenza simile.
ChatEurope EDJNet

Ti piace quello che facciamo?

Contribuisci a far vivere un giornalismo europeo e multilingue, in accesso libero e senza pubblicità. La tua donazione, puntuale o regolare, garantisce l’indipendenza della nostra redazione. Grazie!

Sei un media, un'azienda o un'organizzazione? Dai un'occhiata ai nostri servizi di traduzione ed editoriale multilingue.

Sostieni un giornalismo europeo senza frontiere

Fai una donazione per rafforzare la nostra indipendenza

Sullo stesso argomento