Opinione Elezioni americane 2020

L’impatto sull’Europa dell’elezione di Biden dipende innanzitutto dagli europei

L'elezione di Joe Biden a Presidente degli Stati Uniti è un dato positivo per l’Europa, a patto che sappia rafforzare la sua unità e non cada nella trappola di un fronte euroamericano contro la Cina, scrive l’analista politico Guillaume Klossa.

Pubblicato il 11 Novembre 2020 alle 10:38

L’elezione di Joe Biden come 46esimo presidente degli Stati Uniti è un dato positivo per l’Europa e per gli europei, a patto che sappiano rafforzare la loro unità e non cadano nella trappola di un fronte americano-europeo contro la Cina.

Questa elezione dato positivo innanzitutto in quanto il nazional-populismo di Donald Trump ha funzionato come una garanzia morale per diversi membri dell'Unione europea come l'Ungheria o la Polonia, e anche per alcuni stati come la Slovenia, il cui premier si è affrettato a congratularsi con Donald Trump per la sua rielezione anche se le schede erano lungi dall'essere contate. La vittoria di Biden va quindi a vantaggio dei difensori dello stato di diritto e della democrazia liberale in Europa contro i sostenitori della democrazia illiberale, di cui Trump era l'alleato oggettivo. 

Questa elezione è un ulteriore fattore di unità nei negoziati finali ed estremamente tesi tra l'Unione europea e il Regno Unito, poiché la pressione è invertita. La prospettiva di un rapido accordo di libero scambio tra Stati Uniti e Regno Unito sta diventando sempre più improbabile e la maggioranza dei conservatori britannici aumenterà la pressione sul Primo Ministro Boris Johnson perché questi assuma una posizione più conciliante e realistica nei confronti dell'Unione europea, nel rush finale dei negoziati di uscita dal mercato interno. 

Vecchia maniera

Inoltre, questa elezione è una buona notizia perché Joe Biden è un sostenitore del multilateralismo vecchia maniera che è al centro della strategia di difesa degli interessi commerciali, di sicurezza, economici, geopolitici e ambientali degli europei. Sul fronte del clima, si prevede che gli Stati Uniti si impegnino nuovamente a rispettare gli accordi sul clima di Parigi del 2015;la cooperazione all'interno del G7, per affrontare la crisi sanitaria e le sue conseguenze economiche e sociali sarà ancora una volta possibile. 

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Gli Stati Uniti dovrebbero anche aderire agli accordi nucleari sull'Iran e ritrovare il loro posto in seno all'Organizzazione mondiale della sanità. Infine, ci potrebbe essere un ritorno allo statu quo ante per quanto riguarda la Nato, cosa che potrebbe contribuire ad allentare le relazioni tra la Turchia e l'Unione europea.

Questo non significa che le cose saranno semplici. Innanzitutto, perché il Oresidente eletto degli Stati Uniti non avrà le mani libere: il Senato non gli è favorevole, l'elettorato isolazionista e a favore di "America first" è ormai largamente maggioritario, e l'Europa è percepita, anche tra una maggioranza delle élite americane, come un argomento di secondo piano. 

Troppo spesso gli europei sono tentati di sottomettersi. È questo il circolo vizioso che deve essere spezzato, nell'interesse sia degli Stati Uniti, e degli europei.

In secondo luogo, perché Biden potrebbe avere i vecchi riflessi della diplomazia americana, cioè condizionare questo ritorno allo statu quo ante a un allineamento degli europei con gli interessi americani. Gli interessi americani sono sempre più divergenti sia in materia economica che di sicurezza. Se, da un lato ci sono innegabili interessi commerciali comuni per quanto riguarda la Cina, gli europei non invece alcun interesse a schierarsi nella nuova guerra fredda che si sta sviluppando tra Washington e Pechino.

Inoltre, è molto probabile che Biden difenda gli interessi delle grandi piattaforme tecnologiche americane, i cui leader hanno sostenuto i Democratici contro gli interessi europei, mentre queste piattaforme si comportano in Europa da predatori, e addirittura come società coloniali che saccheggiano spudoratamente le risorse economiche e umane e destrutturano mercati essenziali per il corretto funzionamento della democrazia europea, come i mezzi di informazione, o per la sua coesione territoriale e culturale come i negozi locali, a cominciare dalle librerie.  

Per riconquistare la sua leadership morale in un mondo frammentato come mai prima d'ora e soddisfare così il desiderio del presidente Biden, l'America ha bisogno di alleati forti. Ma il suo istinto naturale, contrariamente agli insegnamenti dell'arte della guerra di Sun Tzu, è quello di trasformare i suoi alleati in vassalli. 

Troppo spesso, però, gli europei sono tentati di sottomettersi. È questo il circolo vizioso che deve essere spezzato, nell'interesse sia degli Stati Uniti, e degli europei.

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