“Un bambino che non riceve amore né dai genitori né da nessun’altro cresce infelice, spesso è incapace di amare e può causare dolore intorno a sé. Il destino del mondo è determinato dall’infanzia. È durante questo periodo che si decide se gli uomini e le donne di domani diventeranno sani di cuore, persone di buona volontà o individui mutilati che approfittano di ogni occasione per complicare la vita delle loro comunità. Gli uomini politici chedecideranno il destino del mondo di domani sono i bambini di oggi”.
I bambini vedono cosa succede nelle loro famiglie. Una bandiera bianco-rossa-bianca, quella della Repubblica Popolare Bielorussa. è appesa alla finestra. I genitori discutono sempre di qualcosa, guardano le notizie su Internet, ogni domenica vanno da qualche parte e a volte uno di loro non torna a casa: è in prigione ad aspettare il processo “per una passeggiata pacifica”. Il sabato la mamma si mette il rossetto rosso, un vestito bianco, compra dei fiori e va in città per una passeggiata, e la nonna ogni lunedì esce a camminare.
I bambini vedono cosa succede in cortile. La gente si riunisce, discute di quello che succede nel paese, di quali vicini sono stati arrestati, di chi è in prigione, la gente invita musicisti, scrittori e poeti nei loro cortili, cantano canzoni, firmano cartoline e inviano lettere a coloro che sono stati ingiustamente arrestati. La gente appende bandiere alle finestre e decora le recinzioni con nastri bianchi.
I bambini vedono cosa succede all’asilo. Una maestra può rinchiudere un bambino in bagno, punirlo solo perché mentre gioca ripete quello che sente dagli adulti o quello che vede per le strade della città. La maestra dice che quest’anno tutte le bambine si vestiranno da alberi di Natale e indosseranno abiti verdi con fiocchi rossi, e non da fiocchi di neve in abiti bianchi, come hanno sempre fatto.
I bambini vedono cosa succede a scuola. Anche se è loro proibito parlare di politica, sanno chi dei loro insegnanti ha lavorato nella commissione elettorale durante le elezioni presidenziali, chi era a capo della commissione, chi ha firmato un protocollo fasullo, falsificando le elezioni, chi ha chiamato la polizia antisommossa contro la gente che la sera andava al seggio per conoscere i risultati delle elezioni. I bambini sanno quali dei loro insegnanti si sono rifiutati di farlo, chi ha lasciato la scuola perché non poteva continuare a lavorare in un sistema di questo tipo. I bambini vedono e sanno quali genitori sono stati arrestati durante le proteste pacifiche e quali sono in prigione. I bambini sanno quali dei loro compagni di classe hanno dovuto lasciare il paese perché i loro genitori temevano per la loro sicurezza e di essere nuovamente arrestati.
Il lunedì, durante le lezioni, i bambini vedono dalle finestre della scuola la polizia antisommossa dissipare una protesta pacifica di anziani e studenti. Il mercoledì vedono la polizia rinchiudere persone con disabilità nei furgoni della Polizia Penitenziaria per il trasporto dei detenuti.
I bambini disegnano manifesti e avanzano in una piccola marcia scolastica. I loro genitori li raggiungono a scuola portando dei cartelloni, uno recita “Siamo orgogliosi dei nostri figli”. I bambini vedono il loro preside chiamare la polizia antisommossa che, davanti ai loro occhi, arresta i genitori e li mette in carcere.
I bambini sanno quali fra i loro padri lavorano per la polizia. Sono i genitori dei loro compagni di classe, dei loro amici. Insieme studiano e festeggiano i reciproci compleanni.

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I bambini scrivono lettere e disegnano biglietti per coloro che sono stati feriti durante le violente repressioni delle proteste in agosto, dopo le elezioni presidenziali. Disegnano cuori e scrivono “Grazie”.
I bambini ricevono lettere dai loro genitori, che si trovano in prigione solo per essere coraggiosi, per aver manifestato pacificamente; le leggono la sera prima di addormentarsi. I bambini giocano a fare manifestazioni nella strada sotto casa. Nessuno di loro vuole recitare la parte della polizia antisommossa: persone arrabbiate in abiti scuri che inseguono cittadini pacifici usciti solo per protestare contro violenza e bugie.
A casa, i bambini costruiscono manifestazioni con i Lego: molte figure multicolori con bandiere bianco-rosso-bianche incontrano il cordone di polizia antisommossa in nero.
I bambini chiedono ai loro genitori dove vanno la domenica. Cosa accadrebbe se entrambi i genitori fossero arrestati e imprigionati? Cos’è un furgone/cella? Cos’è l’isolamento? Perché non si può camminare per strada con fiori bianchi o vestiti di bianco?
I bambini vivono e respirano in una costante atmosfera di violenza: in famiglia, all’asilo, a scuola, nel loro cortile, per strada.
L’asilo, la scuola e l’università sono diventati parte del sistema, parte di una dittatura che vuole creare persone ottuse, identiche, passive, crudeli, che non fanno domande.
Il sistema prende in ostaggio i bambini. Il sistema ricatta i genitori che si mobilitano. Il sistema minaccia di togliere i bambini alle loro famiglie. Il sistema indaga le famiglie in cui i genitori sono stati arrestati durante le proteste pacifiche. Il sistema proibisce, il sistema limita, il sistema intimidisce e ricatta.
Il sistema teme il mondo luminoso delle persone libere che hanno conservato la loro immaginazione infantile, il loro pensiero critico, la reattività, l’empatia, l’impegno civile e il coraggio.
Il sistema teme tutto ciò che rende le persone libere. Il sistema teme la storia, la musica, l’arte e la letteratura. Il sistema teme tutto ciò che è collegato all’identità bielorussa, alla lingua bielorussa e alla storia bielorussa.
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Coloro che sono cresciuti in una dittatura, in un sistema costruito nell’arco di 26 anni, stanno cercando di uscire da questo sistema, di uscire dall’atmosfera di bugie, paura e violenza.
I bambini della dittatura immaginano il loro mondo, fantasticano per contrastare la paura, elaborano la paura giocando.
I bambini leggono libri che li rendono liberi. I bambini leggono libri che creano una zona di protezione intorno a loro, un’atmosfera di sicurezza.
I bambini leggono libri che aprono le porte a un mondo diverso, magico, che non li spezza, che non impedisce loro di conservare la loro infanzia.
I bambini escono nei cortili e nei parchi con gli adulti per non sentirsi soli e abbandonati e vogliono partecipare a tutto ciò che succede intorno a loro. Nei cortili, i bambini assistono a spettacoli, ascoltano poesie, cantano canzoni e ballano con i loro genitori.
I bambini della dittatura vivranno il trauma tutta la loro vita.
Noi adulti possiamo sostenere i bambini.
Possiamo dire loro la verità su ciò che sta succedendo.
Possiamo leggere loro libri che non predicano né moralizzano.
Possiamo leggere loro libri in cui i bambini partecipano a pieno titolo agli eventi. Libri in cui l’autore tratta il bambino da pari a pari e non teme di discutere argomenti complessi.
Possiamo amare i bambini, sostenerli, offrire loro speranza e protezione ed essere al loro fianco in questi momenti difficili.

Questo testo è stato scritto per il numero di PENOpp.org sulla Bielorussia e pubblicato dal PEN svedese.
Postfazione
Per Bergström*
Vicino al parco Janka Kupala nel centro di Minsk è si erige una statua del bambino-soldato ed eroe di guerra Marat Kazei. I bambini giocano intorno all’enorme costruzione di pietra, che rappresenta il quattordicenne Kazei mentre lancia una bomba a mano, immobile l’attimo prima che esploda e uccida se stesso e il nemico tedesco. La statua è l’emblema del trauma che i bambini bielorussi hanno ereditato.
Ma ci sono persone che lottano per offrire ai bambini un altro tipo di narrazione. Nadya Kandrusevich-Shidlovskaya è tra queste. Così come la traduttrice di Mamma Mu e Pettson, libri per bambini che ritraggono liberi pensatori come il corvo e Findus o il direttore editoriale di Koska che, oltre a scrittori svedesi come quelli citati, Emma Adbåge e Sara Lundberg, ha pubblicato anche libri per l’infanzia di Maryja Martysevich e Dmitry Strotsev.
Anche durante le recenti proteste Nadya ha lavorato per creare rifugi sicuri per i bambini. Ha organizzato letture e conferenze e ha permesso ai giovani lettori di conversare con l’autrice Jujja Wieslander (Mamma Mu) sul web. Ha aiutato i bambini a incanalare le loro reazioni in disegni lasciandoli parlare liberamente delle loro esperienze.
Nadya è anche una figura chiave nello scambio culturale tra Svezia e Bielorussia. Come interprete, per molti anni, si è mossa tra la gente per aiutare e facilitare, meticolosamente e delicatamente, la comunicazione. Se le viene chiesto di prendere la parola come oratrice, insiste sul fatto che i bambini possono prendere il suo posto. I bambini osservano gli eventi. I bambini conoscono gli eventi del passato. Speriamo che i bambini possano anche immaginare un futuro più luminoso.
*Direttore della casa editrice svedese Rámus e direttore artistico del Malmö International Writer's Stage.

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