Opinione Debates Digital | Ritorno a Minsk
Le proteste contro Lukašenko rappresentate come ricami tradizionali bielorussi.

La pandemia ha cambiato la Bielorussia per sempre

La pandemia di coronavirus ha dimostrato che l’autoritarismo non è la risposta giusta, anzi. La gestione catastrofica della crisi da parte di Aleksandr Lukašenko ha creato una nuova società civile nell'ultima dittatura d’Europa, scrive la giornalista dissidente Iryna Vidanava. Ora non è più possibile invertire la rotta.

Pubblicato il 19 Agosto 2020 alle 09:21
Rufina Bazlova  | Le proteste contro Lukašenko rappresentate come ricami tradizionali bielorussi.

Il virus ha messo a nudo l'incapacità delle autorità di agire rapidamente e in modo responsabile, e il risultato è stato una significativa perdita di fiducia da parte dell'opinione pubblica. La risposta dello stato alla pandemia di Covid-19 ha portato a un maggiore dissenso nella società, in un maggior numero di gruppi, come mai prima d'ora. Con l'avvicinarsi delle elezioni presidenziali del 9 agosto le proteste hanno cominciato a scoppiare. Erano guidate da blogger che cercavano di mettere il governo di fronte alle sue responsabilità e di dire la verità al potere. 

Gli operatori sanitari, delusi dall'incapacità dello stato di proteggerli e sostenerli, si sono uniti alle manifestazioni e hanno parlato apertamente online per la prima volta. Alcuni sono stati arrestati e hanno perso il lavoro. La polizia ha bloccato le proteste e ha perseguitato attivisti, giornalisti e blogger, anche quelli a cui era stato diagnosticato il virus e che erano ricoverati. I tribunali, al soldo del governo, li hanno condannati a pene detentive. Se questo modo di procedere è noto e frequente in Bielorussia, questa volta è stato in qualche modo diverso.

In primavera, i bielorussi si sono concentrati sulla sopravvivenza al virus. Ma per quanto incerta possa sembrare la vita dopo la pandemia, la gente ha cominciato a chiedersi con sempre maggior frequenza se voleva che le cose rimanessero come erano. Trent’anni fa, ci è voluta una tragedia come quella di Chernobyl per spingere le persone a immaginare un futuro diverso e scatenare gli eventi che hanno portato a una Bielorussia nuova e indipendente.

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Questo mese di agosto, tre mesi dopo la parata del 9 maggio che celebra la vittoria nella Seconda guerra mondiale, soldati e mezzi militari sono di nuovo per le strade di Minsk. Solo che questa volta non stanno celebrando la sconfitta sul nazifascismo, ma attaccano i loro concittadini: manifestanti pacifici che chiedono un conteggio trasparente dei voti dopo un'altra elezione sfacciatamente rubata da Lukašenko. La sera, Minsk sembra essere in lutto: strade, piazze ed edifici governativi sono ricoperti di nero dall'infinito numero di forze speciali con le loro uniformi scure e i giubbotti antiproiettile. Invece di offrire fuochi d'artificio per il Giorno della Vittoria, il regime ha usato granate flashbang, proiettili di gomma e gas lacrimogeni contro cittadini disarmati.

Una nuova società civile

Le persone in strada non sono una folla costretta a guardare una parata. Sono la nazione che difende i propri diritti e la scelta di un futuro migliore. Sono un mare di cittadini non confinati nella piazza principale di Minsk, ma che galleggiano in più di 30 città del paese. Fanno parte di una nuova società civile che è cresciuta e maturata durante la pandemia. Nei mesi che hanno preceduto le elezioni il regime ha attuato una repressione senza precedenti, arrestando centinaia di candidati dell'opposizione, blogger e giornalisti politici e attivisti democratici. Ma la società civile ha risposto con azioni di solidarietà senza precedenti, auto-organizzandosi sia online che nelle piazze. Nonostante le detenzioni e i pestaggi, sempre più persone sono scese in piazza. Come per la pandemia, il trattamento disumano che il governo ha riservato alla sua gente prima delle elezioni ha fatto emergere quanto c’è di meglio nei cittadini del paese.

Le protagoniste della campagna elettorale sono state tre donne, costrette a entrare in politica dalla crudeltà del regime contro le loro controparti maschili. Erano guidate da Sviatlana Tsikhanouskaja (fuggita in Lituania dopo la repressione delle manifestazioni), che ha deciso di candidarsi al posto del marito, un popolare blogger imprigionato a giugno. Nel suo blog si potevano leggere dei post sui fallimenti del governo nella gestione della pandemia. Migliaia di persone hanno partecipato ai comizio del trio durante la loro campagna elettorale in tutto il paese.

Il governo ha fatto del suo meglio per fermare il movimento che andava crescendo, ma la gente ha risposto alle aggressioni della polizia e agli arresti cantando canzoni sulla libertà e impiegando la resistenza non violenta. Quando le autorità hanno chiuso le popolari piattaforme di crowdfunding che sostenevano non solo le persone arrestate, ma anche coloro che lottavano contro la pandemia, gli attivisti hanno sviluppato nuovi strumenti online per diffondere informazioni e condurre un conteggio alternativo dei voti.

Ironia della sorte, il governo ha usato la minaccia del coronavirus come scusa per limitare la libertà di associazione, giustificare la sua repressione durante la campagna elettorale e reprimere il voto. A differenza della parata per il giorno della Vittoria, i raduni e i concerti dell'opposizione sono stati chiusi o annullati "per motivi di salute". Il Comitato elettorale centrale ha deciso di non invitare osservatori internazionali per le elezioni, non ha istituito un centro stampa e ha annunciato che solo i giornalisti governativi sarebbero stati autorizzati a partecipare a una conferenza stampa sui risultati del conteggio dei voti "per garantire il distanziamento sociale". 

Mantenere un dittatore al potere si è rivelato più importante della salute, della sicurezza e del futuro del paese. 

Polizia in uniforme e agenti in borghese indossavano maschere per nascondere il volto quando disperdevano brutalmente le proteste. Il numero di osservatori indipendenti nazionali è stato limitato e gli ingressi ai seggi sono stati controllati. Di conseguenza, gli elettori hanno trascorso ore nella calura estiva in attesa di votare. Molti non hanno mai avuto la possibilità di farlo, poiché il governo ha chiuso i seggi elettorali all'ora prevista piuttosto che prolungarne l’apertura per rispettare i protocolli sanitari.

Inoltre, lo stesso governo che ha scelto di non combattere la pandemia per "ragioni economiche" ha mobilitato tutte le sue risorse amministrative e di sicurezza per rubare le elezioni e reprimere il dissenso pubblico. Mantenere un dittatore al potere si è rivelato più importante della salute, della sicurezza e del futuro del paese. Il disprezzo del regime per i propri cittadini ha fatto arrabbiare la gente quanto un’altra elezione truccata. Ma è rimasta speranzosa e pacifica, finché il regime non ha avuto ricorso alla violenza.

Durante le sanguinose notti di agosto, centinaia di manifestanti feriti sono stati portati di corsa negli ospedali ai quali solo poche settimane fa avevano donato denaro, attrezzature mediche e cibo per aiutare a combattere il coronavirus. Il nostro personale medico si è nuovamente fatto avanti. I chirurghi sono stati chiamati per i turni di notte di emergenza per operare i feriti, mentre altri medici e infermieri si sono uniti volontariamente alle proteste per prestare i primi soccorsi a chi si trovava in prima linea. Alcuni dei primi soccorritori sono stati picchiati dalla polizia.

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Come in primavera, né la repressione né la censura dell'informazione hanno potuto impedire alla società civile di agire. I mezzi d’informazione indipendenti, i cui siti web sono stati bloccati, continuano a fare il loro lavoro utilizzando canali di diffusione alternativi. Gli attivisti lavorano e si coordinano attraverso le messaggistiche, aggirando il blocco imposto dal govero su internet. Da quando è cominciata la repressione elettorale la società civile ha utilizzato i social media per raccogliere l’equivalente di oltre un milione e mezzo di euro per aiutare le persone arrestate e le loro famiglie.

Mentre seguo le immagini delle proteste, sono colpita dalla brutalità del governo, che si comporta esattamente come un delinquente. I manifestanti non sono l'opposizione, ma il popolo, la speranza e il futuro di questo paese. Il regime ha sempre banalizzato gli oppositori, definendoli pochi e deboli. Dopo la pandemia e le elezioni, ora sono milioni. Il regime continuerà a resistere. Ma questa primavera e questa estate la società bielorussa si è svegliata. Il paese non sarà mai più lo stesso. Il cambiamento sta arrivando. 

Questo articolo fa seguito a quello pubblicato il 2 giugno.

Questo articolo fa parte del progetto Debates Digital, una serie di contenuti pubblicati in formato digitale che include testi e discussioni dal vivo di alcuni degli scrittori, studiosi e intellettuali pubblici che fanno parte della rete Debates on Europe.

Iryna Vidanava è cofondatrice di CityDog.by. È un'esperta di media e attivista. Ha raccolto una lista di risorse in inglese e una di lavori artistici relativi alla proteste in Bielorussia.

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