cable car Zermatt Funivia a Zermatt (Svizzera). | ©Sergio Matalucci

Adattarsi o deperire: le comunità montane in Svizzera, Italia e Germania e lo scioglimento dei ghiacciai

La fusione dei ghiacciai e del permafrost è un fenomeno consolidato che impatta la vita delle comunità locali, che si tratti di spopolamento o superturismo, e che ha conseguenze economiche e sociali profonde. Reportage da Cervinia, Chamonix (Francia), Pietracamela, Zermatt (Svizzera) e dal Zugspitze (Germania). Esempi più o meno virtuosi di approccio alla montagna e allo scioglimento dei ghiacciai.

Pubblicato il 30 Ottobre 2023
cable car Zermatt Funivia a Zermatt (Svizzera). | ©Sergio Matalucci
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Provocato dall’innalzamento delle temperature dovuto al riscaldamento globale, lo scioglimento dei ghiacciai europei ha un forte impatto sulle comunità locali. Di fronte a un fenomeno ormai irreversibile, le risposte sono diverse. Per raccontarlo siamo andati in alcune località esemplari di altrettanti modi di affrontare gli sconvolgimenti in corso e quelli a venire: Pietracamela, in Abruzzo; Zermatt e Cervinia, ai piedi del Cervino, a cavallo tra Svizzera e Italia; Chamonix, località francese ai piedi del Monte Bianco, e sullo Zugspitze, la montagna più alta della Germania.

In Abruzzo si scioglie un ghiacciaio, evapora una comunità

Nella puntata precedente del nostro reportage abbiamo visto l’impatto che lo scioglimento del “suo” ghiacciaio ha su una comunità dell’Italia centro-meridionale, Pietracamela. 

Pietracamela è un borgo abruzzese, ai piedi dell’ultimo sistema glaciale negli Appennini. Questa area protetta sta subendo una crisi demografica talmente significativa  che la sopravvivenza della comunità non è scontata. Da 1.389 abitanti nel 1951, è ora a quota 300, ma solo in teoria: i residenti che vivono continuativamente in questo comune in provincia di Teramo sono meno di 30. 

Alle pendici del Gran Sasso, la montagna più alta degli Appennini, il Calderone ha smesso di essere un ghiacciaio e la comunità umana sta scomparendo praticamente alla stessa velocità. Entrambi i fenomeni procedono, rapidi e tangibili. 

La risposta è nel turismo?  Gli esempi di Cervinia e Zermatt  

Esempio specularmente opposto è quello di Zermatt, in Svizzera. La stazione turistica con vista sul Cervino continua ad espandersi. Non ha mai smesso di investire nelle infrastrutture, permettendo un nuovo afflusso di persone, soprattutto ricchi stranieri, e questo si ripercuote su un indicatore chiave: il valore degli immobili. 

Mappa ghiacciai

Mentre a Pietracamela il valore delle case è ai minimi storici, a Zermatt è salito alle stelle. Zermatt è infatti il secondo comune più costoso del paese dopo Zurigo, e circa il 50 per cento più caro rispetto alla pur nota Davos. Il costo di un appartamento per metro quadro parte ormai da 14mila franchi svizzeri (circa 14.600 euro), arrivando a oltre 25mila franchi.

Sul versante italiano, Cervinia dista solo dieci chilometri da Zermatt, e ancora meno dal ghiacciaio Teodulo, il cui scioglimento sta obbligando Svizzera e Italia a ridefinire il loro confine nella regione Testa Grigia/Plateau Rosa. Cervinia è a metà strada tra Zermatt e Pietracamela anche in termini di dinamiche sociali ed economiche: ha un mercato immobiliare in lieve crescita dopo anni di difficoltà, soprattutto durante la pandemia.

“Il mercato immobiliare ha ripreso. Il nuovo arriva a costare 9mila euro al metro quadro, con picchi a 12mila euro. L’usato è sui cinque-seimila euro al metro quadro. I prezzi sono saliti dopo la pandemia. C’è la previsione e la speranza che Cervinia si sviluppi negli anni,” spiega Davide Brunori, responsabile dell’ufficio locale dell’immobiliare Engel&Völkers. 

Zermatt, September 2023. | Photo: Sergio Matalucci
Zermatt, settembre 2023. | Foto: ©Sergio Matalucci

Il fenomeno si ripercuote anche sull’attività edilizia: al momento del nostro passaggio c’erano tre gru a Cervinia, impegnate nella ristrutturazione di altrettanti edifici. Almeno 16, invece, quelle in attività nel comune svizzero, per la maggior parte impiegate per nuove costruzioni. “Non è un numero insolito [16 gru]. Il grande sviluppo della città ha avuto luogo negli anni Ottanta e Novanta. Da allora c'è una forte domanda di case e appartamenti”, dice Romy Biner, sindaca di Zermatt. 


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Il comune sta anche investendo in infrastrutture per garantire la sicurezza della zona anche a fronte degli aumentati rischi legati ai cambiamenti climatici: “Stiamo lavorando per aumentare la protezione da valanghe e inondazioni. Per aumentare l'approvvigionamento di energia elettrica con nuovi impianti idroelettrici. Per coprire il fabbisogno di acqua potabile stiamo costruendo un serbatoio aggiuntivo”, ci ha detto Biner.

Entrambe le comunità, Cervinia in Italia e Zermatt in Svizzera, registrano ottimi numeri dal punto di vista turistico. “I ricavi dell’anno scorso sono stati i migliori degli ultimi 12 anni del nostro bar,” dice Berry Pfennings, cameriere dell’Edward’s Bar di Zermatt durante il primo fine settimana di apertura estiva, a metà giugno. Simili i commenti da albergatori ed altri operatori a Cervinia. Ma, mentre  Cervinia rimane una stazione turistica per lo più a vocazione sciistica, Zermatt ha puntato anche sul turismo estivo, il cui fatturato ha ormai raggiunto quello invernale. 

Teodule glacier melting. Sergio Matalucci
Cervinia, settembre 2023. Lo scioglimento del ghiacciaio Teodulo. | Foto: ©Sergio Matalucci

Zermatt è una delle poche località europee dove è possibile sciare anche d'estate, ma molti turisti vengono per lo più per passeggiate o, come nel caso dei turisti asiatici, per passare qualche giorno in questo villaggio di montagna. Gli alberghi riportano che il 49,7 per cento dei turisti arriva d’estate e il 50,3 d’inverno. La località si sta anche preparando all’eventualità che lo sci estivo diventi impossibile a causa della scomparsa dei ghiacciai. Eventualità tutt’altro che improbabile. 

"Attualmente in Svizzera abbiamo 1.400 ghiacciai, molti dei quali piccoli. I piccoli ghiacciai sono i primi a scomparire. Solo negli ultimi 30-40 anni abbiamo perso circa mille ghiacciai.

Molti non avevano nemmeno un nome, ma ora stiamo perdendo ghiacciai che sono considerati importanti", spiega Matthias Huss, responsabile della Rete svizzera di monitoraggio dei ghiacciai (GLAMOS), presso il Politecnico di Zurigo.

Chamonix, la scelta di puntare sul locale

La strategia di spalmare il turismo su tutto l’anno è comune a diverse stazioni turistiche europee, compresa Pietracamela. Non tutte però hanno la stessa capacità organizzativa, gli stessi fondi e la stessa visione per il futuro. Se molte persone che lavorano a Zermatt non si possono permettere un appartamento, ci sono casi in cui la sostenibilità sociale viene prima dell’economia, un esempio arriva dalla Francia.

Chamonix, che ha visto nascere l’alpinismo nel XVIII secolo, richiama 350mila visitatori all’anno, più o meno quanti Zermatt. Ma, visto lo scioglimento dei ghiacciai che la circondano e considerati i rischi connessi, la località turistica francese, che ha organizzato i primi Giochi Olimpici invernali nel 1924, si sta dando altre priorità. 

Chamonix. La Mer de Glace | Méline Laffabry
Chamonix, settembre 2023. La Mer de Glace. La targa a destra segna il livello del ghiacciaio nel 1985. | Foto: ©Méline Laffabry

"Se investiamo nel turismo, è soprattutto per migliorare il benessere dei nostri residenti”, spiega Nicolas Durochat, direttore dell'ufficio turistico della città, aggiungendo che negli ultimi nove anni Chamonix ha "smesso di rivolgersi a clienti provenienti da destinazioni lontane per privilegiare un turismo più locale”. Il comune ha quindi deciso di limitare lo sviluppo immobiliare.

Océane Vibert, direttrice dell'associazione locale La Chamoniarde, che accoglie gratuitamente escursionisti e scalatori prima della partenza, sottolinea che è necessario formare escursionisti e scalatori alla montagna: è in crescita il numero di persone che non conosce la montagna, ma che è soltanto in cerca di paesaggi “instagrammabili” da fotografare e da postare sui social media. 

In Germania le aziende cercano di preservare i propri interessi commerciali

A fine maggio, la stagione estiva sullo Zugspitze è nel pieno. Borsette Chanel affollano la funivia che porta alla cima. Un visitatore spiega amorevolmente al suo bassotto dove si trova: 2.962 metri sul livello del mare. Qui, appena sotto la montagna più alta della Germania, si trova anche uno degli ultimi quattro ghiacciai del paese, il Nördlicher Schneeferner.

"Tra dieci o quindici anni sarà probabilmente scomparso", afferma Laura Schmidt, geografa e portavoce della stazione di ricerca ambientale Schneefernerhaus. A metà del XIX secolo, l'intero Zugspitzplatt, l’altopiano dello Zugspitze, era ancora ricoperto di neve. Oggi è quasi del tutto scomparsa.

Schneefernerhaus Zugspitze ©Benjamin HIndrichs
La Schneefernerhaus Zugspitze. | Foto: ©Benjamin HIndrichs

Harald Kunstmann, vice direttore dell'istituto Campus Alpin del Karlsruhe Institute of Technology (KIT) di Garmisch-Partenkirchen, lavora a pochi chilometri dallo Zugspitze, calcolando gli scenari climatici futuri per le Alpi.

Le sue simulazioni mostrano che l'estate diventerà più secca, che le precipitazioni invernali saranno maggiori, ed arriveranno sotto forma di pioggia anziché di neve, aumentando anche i rischi di inondazioni. 

Il caso tedesco  Germania ci racconta anche che lo scioglimento dei ghiacciai avrà delle ripercussioni economiche non solo per le comunità che vivono a ridosso dei ghiacciai, ma anche per quelle più lontane. 

"La percentuale di acqua glaciale nel Reno è in realtà molto bassa", spiega Jörg Belz, dell'Istituto federale di idrologia di Coblenza. A Colonia, di solito si aggira intorno all'1 per cento. Ma la proporzione cambia quando il livello dell'acqua è basso, durante le ondate di calore estive. 

Nell'agosto 2018 ha raggiunto il 15 per cento. Le rive del Reno vicino a Colonia somigliavano a un deserto di pietra. L'acqua si era ritirata, le chiatte avevano dovuto ridurre il carico. Senza il contributo dell’acqua dei ghiacciai il livello dell'acqua nei pressi di Colonia sarebbe sceso di circa 30 centimetri, causando danni economici ancora maggiori. L’80 per cento del traffico merci fluviale della Germania si snoda lungo il Reno.

Secondo uno studio dell'Istituto federale di idrologia e di altre autorità, eventi estremi come quello del 2018, che prima si verificavano statisticamente ogni 20-60 anni, potrebbero proporsi ogni 5-15 anni entro la fine del secolo. 

Conclusione

Con il ritmo attuale di innalzamento delle temperature e di scioglimento dei ghiacciai – nella sola Svizzera ne sono scomparsi mille sui 2.400 che c’erano 50 anni fa, le settimane bianche potrebbero diventare un ricordo delle generazioni passate di europei. Alcune stazioni sciistiche sopravviveranno adattandosi alle nuove condizioni, mentre altre spariranno. 

Ancora incerto, anche se verosimilmente importante, sarà l’impatto sulle altre attività economiche che dipendono indirettamente dai ghiacciai, come la navigazione fluviale. La vera sfida sarà adattarsi a dei cambiamenti che hanno ritmi spesso molto diversi da quelli della politica.

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