Attualità Inchiesta | Traffico del legname in Europa orientale

Come la mafia del legname sta distruggendo l’ultimo polmone verde d’Europa – Seconda parte: Il Sistema

Seconda parte dell’inchiesta di Addendum sul traffico di legname in Europa dell’est. Dove si rivela il sistema di frode, corruzione e minacce alla base del fenomeno.

Pubblicato il 4 Settembre 2020 alle 08:00
Ricardo Herrgott - Addendum |  Una foresta devastata dai taglialegna clandestini in Romania.

Vai alla prima parte: L’Eldorado rumeno

Ana Haţegan è in piedi a lato di  una strada trafficata: enormi autocarri carichi di legno le passano difianco. Sono diretti ai cancelli della Kronospan. Dai suoi camini, dense nuvole di fumo salgono verso il cielo. Qui la società produce la formaldeide, utilizzata per incollare i pannelli truciolari. Al di sopra di una certa concentrazione, il prodotto chimico è classificato dall’Oms come sostanza cancerogena.

“Il nostro gruppo ha combattuto più di dieci anni: abbiamo organizzato proteste a cui ha partecipato metà della città. Questa è una zona residenziale, ci sono bambini che vivono qui e non abbiamo alcuna fiducia nelle misure adottate dalle istituzioni” spiega Haţegan, che prosegue raccontando come Kronospan ha avuto il permesso di costruire la sua fabbrica, che produce 30mila tonnellate di formaldeide ogni anno, senza alcuna forma di valutazione dell’impatto ambientale. Quando la Romania è stata portata dinanzi alla Corte europea di giustizia per questa violazione, in un primo momento è sembrata, almeno, una vittoria parziale. Ma poi Kronospan ha annunciato che stava progettando di raddoppiare la produzione di formaldeide a Sebeș: “L’aria era già irrespirabile, quindi siamo tornati a manifestare in strada. Abbiamo depositato denunce e richiesto valutazioni indipendenti”.

Haţegan descrive l’estenuante battaglia di comuni cittadini contro una preoccupazione a livello globale, forte del sostegno dei politici locali. Ci mostra documenti provenienti dall’ospedale locale: pare ci sia stato un incremento nel numero di disturbi alle vie respiratorie che coinvolge tanti residenti.Ulteriori ricerche hanno rivelato che a Sebeș ci sono più casi di cancro rispetto alla media del distretto in cui si trova. “Continuando a combattere, ottieni i documenti”, spiegaAna Haţegan, “leggiamo qualsiasi cosa così almeno hai una possibilità che le procedure complesse possano iniziare, anche se alla fine non ottieni nulla. Mi è stato detto che serve un anno interno di valutazioni indipendenti che costerebbero 10mila euro. Dove dovrei trovare una somma simile?”

Ti uccideremo

Matthias Schickhofer ha continuato a guardare l’entrata dell’impianto Kronospan per tutto il tempo in cui ha parlato Haţegan, è sconvolto. Si è formata una lunga coda di camion, carichi di tronchi, prevalentemente legno di faggio e di quercia, tutti diretti verso l’enorme sito di stoccaggio della società. “Tronchi come questo provengono quasi sicuramente da foreste antiche e molto probabilmente vergini”, ci spiega. “Kronospan afferma di non utilizzare legname proveniente da foreste vergini o aree protette, ma a giudicare da questo sito di stoccaggio nutro molti sospetti. Un camionista mi ha appena detto che i grandi faggi sul suo tir provengono dalle montagne di Tarcu, un’area protetta Natura 2000″.

Per capire appieno l’entità del disboscamento illegale, bisogna analizzare i dati non pubblicati fatti trapelare dagli attivisti alla fine del 2018: provengono dagli inventari forestali classificati in Romania e dimostrano che circa 38,6 milioni di metri cubi di legname sono stati presi dalle foreste tra 2014 e 2018. La quantità consentita legalmente, secondo i piani di utilizzazione delle foreste, è stata di 18 milioni di metri cubi. Ciò significa che la quantità totale abbattuta è stata doppia rispetto al limite legale e che 20 milioni di metri cubi di questi rappresentano legname definibile “mafioso”.

Abbiamo bisogno di qualcuno che possa contestualizzare il tutto, qualcuno che conosca il sistema dall’interno. Un uomo alto e longilineo con gli occhiali ci attende tra gli alberi: Mihail Hanzu, un ingegnere forestale che ha svolto il compito di ispettore forestale per un comune vicino a Sibiu. Quello che Hanzu ha sperimentato in quei luoghi è la storia delle foreste della Romania: “Ci sono voluti due mesi per farmi diventare sospettoso, quattro per essere certo, e sei per cominciare a ricevere minacce di morte”. L’errore di Hanzu? Ha puntato i riflettori sul più grande segreto di questi scambi: come vengono trasformati in legname prodotto legalmente alberi abbattuti illegalmente e come  gli interessati riescono a guadagnarci milioni.

“Si tratta di una rete criminale organizzata che sta distruggendo ampie zone di foresta. Questa mafia nel frattempo si è arricchita enormemente e ha superato il punto in cui può essere fermata.”

“Era un intero sistema, dal sindaco ai miei colleghi del dipartimento forestale. Ho trovato più di 50 modalità diverse di frode, la più comune delle quali era sottovalutare deliberatamente i volumi. Segnano un albero da tagliare. Nei documenti viene scritto che misura 18 metri, anche se effettivamente ne misura 40, e che ha un diametro di 25 centimetri, anche se in realtà si tratta di 50. Quella differenza rappresenta una grande quantità di denaro, che finisce nel loro sistema. Il comune rilascia una licenza per l’abbattimento, le imprese vendono il legname a intermediari che lo conservano nei loro siti di stoccaggio per poi consegnarlo alle segherie insieme a tutte le necessarie dichiarazioni legali”.

La dimensione della frode ha sconvolto Hanz. Si è segretamente introdotto nei boschi, ha preso le misure e ha scoperto enormi aree eliminate illegalmente. Alla fine si è rifiutato di continuare a firmare i documenti che coprivano la truffa. “Eravamo là, nella foresta, in piedi davanti agli alberi abbattuti illegalmente. Io, il mio capo, un altro ispettore forestale e l’agente di polizia locale. Ho detto che volevo avere più nulla a che fare con questa storia.” Il suo collega si è rivolto a lui sibilando: “Se non lo fai, troverò un paio di gitani che ti uccideranno nella foresta.”

“Se questa non è una mafia, che cos’è?”

Sono seguite altre minacce. Fino a quando finalmente Hanzu ha consegnato la sua testimonianza e si è recato dagli investigatori, con l’intenzione di rivelare tutto e porre fine a un sistema che si stima abbia sottratto 8 milioni di euro in un decennio, e soltanto nel suo piccolo comune. Gli investigatori dell’unità criminale avevano una telecamera nel loro ufficio che registrava tutto. Improvvisamente, è entrata una donna che ha detto loro di continuare il colloquio in un altro ufficio. Così sono usciti in corridoio, dove Hanzu e l’agente erano soli e non osservati. A quel punto, l’agente gli ha detto “esci da qui!” Per caso, Hanzu aveva visto una lettera anonima indirizzata al ministro delle foreste, che lo diffamava in vero stile Securitate (i Servizi segreti della Romania comunista, ndr) definendolo “pericolo per la società” e “malato mentale”. È stato solo più tardi che si è dimostrato che tutto ciò che Hanzu aveva sostenuto era vero.

Quando gli chiediamo se questo sistema è solo un caso isolato, esita brevemente prima di rispondere: “Se questa non è una mafia, che cos’è allora? Si tratta di una rete criminale organizzata che sta distruggendo ampie zone di foresta. Questa mafia nel frattempo si è arricchita enormemente e ha superato il punto in cui può essere fermata.”

Mihail Hanzu è un whistleblower, qualcuno che denuncia un illecito e che lancia un allarme e lo ha fatto perché ama la foresta. Quando gli chiediamo che ne pensa del ruolo svolto dalle aziende austriache in questo sistema, fatica a credere alle loro rassicurazioni. “Sono quelli che immettono denaro in questo sistema. Anche se volessero, non potrebbero fermare tutto.. Ma queste aziende sapevano cosa stava succedendo quando sono arrivate in Romania.”

La ministra avvelenata

Chiunque costituisca una minaccia per questo sistema deve essere preparato al peggio, che sia un attivista per l’ambiente, un ispettore forestale… o anche un ministro. All’inizio di gennaio 2018, la ministra dell’acqua e delle foreste della Romania, Doina Pană, si è dimessa improvvisamente. Fino ad allora aveva cercato di portare avanti azioni forti contro il commercio illegale del legname. È stato detto che si era improvvisamente ammalato, ma in seguito l’ex ministro ha spiegato che, nell’autunno del 2017, si era improvvisamente ammalata, come testimoniato dai medici.  Solo dopo le sue dimissioni, test completi e un rapporto tossicologico hanno portato a un verdetto incredibile: probabilmente la ministra era stata avvelenata con elevate dosi di mercurio per un lungo periodo di tempo.

In un’intervista con la piattaforma online Ziar de Cluj, la politica, che ora si è completamente ripresa, ha rivelato che la responsabilità dell’attentato alla sua vita era la mafia del legname. Le nuove condizioni che aveva imposto aveva reso il disboscamento illegale più difficile e di conseguenza i cartelli avevano avuto “enormi perdite”. L’ex-ministra ricorda inoltre il diritto di monopolio che aveva introdotto nel tentativo di frenare Schweighofer: “Solo questo cambiamento è costato a Schweighofer 150 milioni di euro all’anno. Ma sono comunque andata avanti con le nuove misure, anche se stavano utilizzando tutti i mezzi a loro disposizione per screditarmi. Ma non ho mai pensato che sarebbero arrivati a tanto”. Schweighofer ha spiegato ad Addendum che le affermazioni dell’ex-ministra sono “assurde” e che si riserva il diritto di assumere “azioni legali”. Le indagini sono ancora in corso.

Legname importato

Nel frattempo, i giganti austriaci del legno in Romania hanno un problema: il legname sta finendo. Schweighofer sostiene che deve già importare più della metà del legname di cui ha bisogno e dà la colpa alla burocrazia rumena. Gli attivisti, in ogni caso, avanzano che la ragione risieda nella pressione esercitata dai media da un lato, da leggi più rigorose dall’altro e dalle indagini in corso. Per questo per Schweighofer ottenere legname è più difficile. In ogni caso, la materia prima ora viene importata in grandi quantità da paesi come Slovacchia o Repubblica Ceca.

“Ma il sistema di tracciamento sviluppato da Schweighofer per la Romania non funziona con le importazioni. Ciò significa, ancora una volta, che è quasi impossibile risalire alla fonte del legname. Questa situazione è preoccupante, dato che il disboscamento su vasta scala sta avvenendo anche in Slovacchia”, avverte Johannes Zahnen, un esperto forestale che collabora con il WWF. Zahnen non riesce a capire perché il Regolamento Ue Legname del 2013 non sta avendo alcun effetto:avrebbe dovuto fermare il traffico illegale di legname in tutta l’Unione europea.

“Molte Ong forniscono un gran numero di prove, ma anche allora è stato fatto molto poco. Gli Stati membri Ue stanno mettendo in atto il regolamento in modo estremamente discontinuo”.Fino a poco tempo fa, anche l’Ucraina era considerato un importante paese fornitore. Le linee ferroviarie ucraine arrivavano praticamente alle porte dei siti di Schweighofer e Egger a Rădăuți, nel nord della Romania. L’organizzazione ambientale Earthsight ha rivelato che Schweighofer, da solo, ogni singolo giorno ha ricevuto la consegna di 80 vagoni ferroviari pieni di legname. La famiglia Kaindl ha recentemente aperto una nuova fabbrica di pannelli truciolari in Ungheria, proprio alla frontiera con l’Ucraina.

Anche nei Carpazi ucraini ora ci sono enormi aree disboscate. L’autorità forestale ucraina si sta dimostrando corrotta come la sua equivalente rumena. Il suo ex capo era particolarmente creativo quando si trattava di prendere tangenti. “Al fine di mantenere il prezzo del legname ben al di sotto del prezzo di mercato, le aziende straniere erano disposte a effettuare pagamenti  ad aziende di comodo registrate in Belize e Panama a nome della moglie dell’ex capo dell’autorità forestale ucraina”, spiega Tara Ganesh di Earthsight. “Il capo delle autorità forestale è accusato di aver intascato tangenti da quattro imprese di legname fino a 13,6 milioni di euro tra il 2011 e il 2014″.

In seguito alla pressione pubblica, l’Ucraina ha imposto un divieto di esportazione per il legname. Questo ha posto enormi problemi per gli acquirenti, che hanno reagito assumendo lobbisti per esercitare pressioni su Kiev a livello europeo al fine di eliminare il divieto di esportazione. I “treni fantasma” con documenti falsi e enormi carichi di tronchi hanno attraversato il confine con la Romania di notte. E un direttore forestale è stato arrestato in flagranza offrendo agli agenti di polizia 10mila dollari come “tributo” per chiudere un occhio sulle attività di disboscamento illegale. Poiché solo la legna da ardere e il legno segato ucraino sono esentati dal divieto, l’esportazione di questi sono in forte aumento. Il legname di qualità superiore al momento viene falsamente dichiarato alla stregua dei tipi di legno legali. Le strutture criminali dietro questa attività sono diventate così forti che coinvolgono soggetti a ogni livello, dagli avvocati ai banchieri, dalla direzione forestale all’amministrazione doganale, fino ai funzionari delle ferrovie dello stato.

Distruzione definitiva

Chiunque voglia vedere le conseguenze di tutto questo in Romania, dovrebbe fare un giro in auto lungo valli che si stringono di volta in volta. La strada è accidentata e ai lati ci sono bottiglie di birra di plastica. “Dai taglialegna”, ci spiega Horea Petrehus. . Lui e i suoi amici fanno spesso il lungo viaggio in auto attraverso le ultime foreste di abete rosso verso quello che chiamano l’apocalisse.

Da qui si apre alla vista una vasta area disboscata. Fino all’orizzonte, tutto ciò che resta è sottobosco e ceppi di alberi, niente di più. “Questo è quello che Herr Schweighofer ama chiamare “sostenibile”?”, chiede Horea, prima di raccontarci quello che ha visto qui: “Siamo tra le montagne Apuseni, nella valle degli orsi. Ma gli orsi sono spariti da tanto tempo. Otto anni fa alcuni danni provocati dalla tempesta hanno fornito la scusa. Sono arrivati uomini carichi di denaro e poi i i tagliaboschi. Alla fine c’erano migliaia di tir, tutte diretti da Schweighofer. E questo è ciò che resta. Non c’è stata alcuna operazione di ripristino, e persino dopo tutti questi anni, non s’è fatto nulla per il rimboschimento”, spiega Horea.

Horea ci ha portato qui dopo che Michael Proschek-Hauptmann ha elogiato la sostenibilità delle politiche di Schweighofer durante la nostra visita in fabbrica.

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Dove le foreste raccoglievano l’acqua piovana e, come una delle spugne, ne rilasciavano costantemente nel suolo, ora ci sono frequenti inondazioni. Centinaia di abitanti che si guadagnavano da vivere con la raccolta e la vendita di funghi hanno perso la loro fonte di reddito. “È immorale per aziende come Schweighofer afferma di non sapere nulla di tutto questo”. Non c’è nulla di finto nella rabbia di Horea. È la rabbia di un uomo che conosce le foreste e le vede scomparire davanti ai suoi occhi. “Schweighofer sostiene di essere cambiato; io non ho visto alcun segno di cambiamento. (…) Dovrebbero iniziare ripristinando di ciò che hanno distrutto, ci sono centinaia di siti in Romania come questo”.

Di fronte a queste accuse, Proschek-Hauptmann afferma che un’ampia porzione di quest’area è stata rimboscata dalle autorità forestali locali.

L’ultima foresta vergine

Il giorno seguente, l’attivista Matthias Schickhofer è in cammino attraverso la valle Arpasul nelle montagne Făgăraș con un gruppo internazionale di scienziati. Questi si trovano qui per partecipare una conferenza sulla protezione della foresta vergine. Si tratta di una zona incontaminata, lasciata a se stessa per migliaia di anni. La ragione di questa visita è risiede nel fatto che gli scienziati dell’Università di Praga stanno effettuando uno studio sul lungo periodo sulla più grande foresta vergine d’Europa:stanno cercando di capire come questi boschi incontaminati affrontino sfide come il vento e la siccità. In un periodo di cambiamenti climatici, queste sono questioni importanti.

Solo una parte di questa valle è protetta e i ricercatori temono per la zona dove stanno effettuando la ricerca. I complessi processi ecologici all’interno delle foreste naturali non sono stati ancora completamente studiati, e le foreste vergini sono quasi del tutto scomparse in Europa. “Qui tutto è collegato a tutto. Ogni albero caduto, ogni ramo e ogni fungo ha la propria funzione all’interno di un complesso ecosistema. Gli alberi assorbono grandi quantità di anidride carbonica dall’atmosfera, stabilizzando il clima.  Carpazi sono il polmone verde d’Europa”, spiega Schickhofer.

Insieme agli scienziati, stanno cercando di catalogare il più ampio numero di foreste vergini possibile, il più rapidamente possibile, al fine di assicurarne la protezione.

Si tratta di una corsa contro il tempo: nel frattempo, il servizio forestale di stato può rilasciare licenze di abbattimento qui in qualsiasi momento e questo è esattamente ciò che sta accadendo ogni giorno nei parchi nazionali della Romania e nelle zone di Natura 2000, dove solo piccole aree della foresta sono rigorosamente protette. I progressi sulla catalogazione della foresta vergine coprono attualmente circa 30mila ettari, ovvero nemmeno la metà del 1 per cento del totale delle foreste romene. I ricercatori criticano gli ostacoli burocratici e la mancanza di interesse da parte del Ministero delle foreste. Nessun altro paese dell’Unione europea ha un tesoro paragonabile per quanto riguarda boschi e foreste.

Sulla via del ritorno, diventa chiaro il motivo per cui i ricercatori sono preoccupati. Lungo il percorso, segnato dai cingoli dei bulldozer, si possono vedere siti di stoccaggio di legname, tronchi sul cammino: anche qui la foresta è sotto attacco.

Fine. Vai alla prima parte: L’Eldorado rumeno

👉 L’articolo originale su Addendum.

Questo articolo è pubblicato in collaborazione con lo European Data Journalism Network.

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