Il Mepc, un meccanismo che ha quasi vent’anni
Oltre ai Paesi membri dell’Unione, sei nazioni fanno parte del meccanismo europeo di protezione civile (Mepc): Islanda, Norvegia Serbia, Macedonia del Nord, Montenegro e Turchia. Il programma è stato introdotto nel 2001 e, ad oggi, conta più di 330 azioni congiunte. Se un Paese non riesce a far fronte a un’emergenza, può chiedere aiuto attraverso il meccanismo del Mepc.
Si tratta di una forma di cooperazione adattata particolarmente a situazioni in cui un Paese sa di che tipo di aiuto ha bisogno, ma non può ottenerlo. In questi casi, l’aiuto può essere organizzato rapidamente e efficacemente nelle sedi dell’Ue. È un aiuto non si limita solo agli Stati cooperanti. In seguito ad una richiesta, il Centro europeo di risposta alle emergenze (Erc) può mandare assistenza o perizie. Il Centro segue gli eventi 24 ore su 24 e invia aiuti di emergenza in collaborazione con le autorità nazionali e la protezione civile.
Delle mappe satellitari create dal servizio Copernicus per la gestione delle emergenze (Copernicus EMS) forniscono un aiuto supplementare. Copernicus fornisce informazioni geografiche (GIS) utili a delimitare le zone colpite e pianificare le operazioni di soccorso in caso di catastrofe.
Qualunque Paese, così come anche l’Onu e le sue agenzie o le Ong, possono chiedere aiuti attraverso il Mepc. Questo meccanismo è intervenuto nel 2014 in Africa occidentale e nella Repubblica democratica del Congo nel 2018 durante l’epidemia di ebola, in Mozambico nel 2019 dopo il passaggio dell’uragano Idai, in Albania nello stesso anno a seguito di un terremoto e in Svezia nel 2018 a causa degli incendi nelle foreste; è inoltre intervenuto, nel 2019, in Bolivia e in Grecia.
Il coronavirus ha ridefinito il Mepc
Perché gli eco-investitori si ritrovano a finanziare le “Big Oil”? A quali stratagemmi ricorre la finanza per raggiungere questo obiettivo? Come possono proteggersi i cittadini? Quale ruolo può svolgere la stampa? Ne abbiamo discusso con i nostri esperti Stefano Valentino e Giorgio Michalopoulos, che per Voxeurop analizzano i retroscena della finanza verde.
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