Confusione sul ritorno nell’Ue dei jihadisti europei

Pubblicato il 30 Settembre 2014 alle 19:56

Il conflitto con lo Stato Islamico sta “scombussolando le discussioni” tra gli stati membri dell’Ue volti a raggiungere un’intesa su come contrastare la minaccia degli attacchi perpetrabili da cittadini europei di ritorno dalla Siria e dall’Iraq
scrive The Guardian.

Il quotidiano riferisce che i ministri dell’Interno dei Ventotto si incontreranno in Lussemburgo a metà ottobre con i “dirigenti delle grandi piattaforme di social media come Twitter, Facebook e Google”, nella speranza di rafforzare le misure di cui discutono da 18 mesi a questa parte:

Sono allo studio vari sistemi, prima di tutto un Registro con i nomi dei passeggeri di tutta l’Ue (Passenger Names Record, Pnr) per tutti i viaggi aerei all’interno dell’Ue con la possibilità di inserire fino a 15 parametri, che in seguito confluiranno in un algoritmo informatico che aiuterebbe a individuare i sospetti. Un sistema avversato nel Parlamento europeo a causa delle libertà civili, in quanto terrebbe sotto controllo milioni di viaggiatori del tutto normali. […] Thomas de Maizière, ministro tedesco degli esteri, sta inoltre caldeggiando un più rigoroso controllo di tutti i documenti di identità e dei passaporti negli aeroporti, ma la proposta è contestata in quanto potrebbe provocare file lunghissime. Un database della polizia conosciuto con l’acronimo Sis, o Sistema di informazione Schengen (Schengen Information System) è disponibile come strumento per segnalare i viaggiatori e gli individui sospetti che sono stati inseriti nel sistema. I servizi di intelligence […] sono cauti, tuttavia, e invitano alla prudenza nell’inserimento delle informazioni in tale sistema, nel timore di compromettere il loro materiale, rendendolo così meno efficace.

Da un’indagine pubblicata sul quotidiano francese Libération si viene a sapere in che modo le relazioni e le comunicazioni con i paesi non facenti parte dell’Ue influiscono anch’esse sul rimpatrio dei sospetti. Il giornale riferisce “l’incredibile fallimento” in virtù del quale tre sospetti jihadisti francesi – uno dei quali è il cognato di Mohammed Merah – sono stati arrestati in Turchia dopo aver lasciato la Siria, per poi essere estradati nell’aeroporto sbagliato. Mentre i servizi di intelligence attendevano all’aeroporto di Orly (Parigi), i tre sono atterrati a Marsiglia, da dove hanno potuto tranquillamente fare rientro a casa loro a Tolosa, per poi presentarsi alle autorità, dato che “sapevano di essere ricercati”. Secondo Libération, all’aeroporto turco le divergenze hanno portato le autorità a scambiare gli aerei “all’ultimo minuto”:

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Il problema è che la polizia turca non ha riferito di aver modificato le proprie strategie ai suoi stessi servizi di intelligence, e costoro a loro volta non hanno avuto la possibilità di avvisare l’ufficiale di coordinamento del Dgsi (il servizio francese di intelligence) all’ambasciata francese di Ankara. Ed è inutile dire quanto questo errore marchiano abbia scatenato le ire del ministro francese degli interni Bernard Cazeneuve.

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