Solo dieci anni fa il 22 per cento delle portoghesi lasciava la scuola prima della fine delle elementari. Oggi grazie a questa generazione di donne che si sono convinte che le loro figlie avevano diritto a un futuro fuori dalla casa, molte donne hanno potuto ottenere una laurea o addirittura un dottorato.

Questa rivoluzione non è solo femminile, ma è stata più spettacolare fra le donne. Mentre gli uomini arrivavano almeno fino alla quarta classe [a 7 anni, fine del ciclo di insegnamento primario], molte donne non portavano a termine alcun ciclo. Ed è a partire da questo basso livello che sono partite alla conquista dell'istruzione e dell'indipendenza. Per permettere ai propri figli di compiere degli studi nel Portogallo di 40 anni fa bisognava essere convinti che il sapere era un investimento per il futuro. Solo chi aveva questa incrollabile convinzione raggiungeva il suo obiettivo.

Di certo non mancavano i pretesti scoraggianti, ricorda Maria Teresa Correia, 73 anni. "Ai miei tempi pochissimi bambini terminava la quarta classe, perché la vita era dura. E a scuola ogni scusa era buona per dare bacchettate. Con nostra figlia abbiamo voluto che le cose andassero diversamente. Abbiamo fatto molti sacrifici. Le è stato destinato uno stipendio intero, che doveva pagare la sua camera, il cibo e i libri". Oggi nessuno dubita che ne valesse la pena. Maria da Graça, 49 anni, ha superato ogni aspettativa, e dopo degli studi di psicologia ha avuto successo negli affari.

Dopo la conquista dello stipendio è venuta quella dell'indipendenza, grazie alla certezza che la costruzione di una vita migliore doveva passare per l'istruzione. "Il Portogallo è il paese in cui il divario intergenerazionale in termini di scolarità è il più forte. Le donne di oggi sono sei volte più diplomate delle loro madri. Una portoghese di 29 anni è stata in media a scuola sette anni di più di una portoghese di 69 anni. Nessun altro paese europeo ha conosciuto una simile evoluzione. In linea generale la differenza è di uno o due anni", sottolinea la sociologa Anália Torres.

Tuttavia le disuguaglianze persistono. Lo stipendio medio di un uomo titolare di un dottorato si avvicina a 2.400 euro rispetto a solo 1.600 per una donna. A parità di lavoro le donne guadagnano in media il 30 per cento in meno. Fino al 2000 le differenze di stipendio si giustificavano con un minore livello di istruzione delle donne. Adesso che la situazione si è rovesciata, questi argomenti sono difficili da sostenere, insiste Anália Torres, alla quale si deve la creazione in Portogallo di una cattedra in sociologia di genere: "Mi ricordo che si diceva che le disuguaglianze uomo/donna sarebbero scomparse una volta che il problema del livello di studio fosse stato risolto. In realtà la scolarizzazione non ha risolto il problema delle disuguaglianze".

Maschi fannulloni

Nei laboratori della facoltà di scienze e tecnologie dell'Universidade nova di Lisbona, sulla riva meridionale del Tago, si riempiono provette e si sperimentano reazioni chimiche. Ma anche se la maggioranza di questi esperimenti sono realizzati da donne, negli uffici sono ancora gli uomini a prendere le decisioni. "In Portogallo il 65 per cento dei ricercatori universitari sono donne, ma fra di loro solo il 20 per cento è titolare di una cattedra. Si ha l'impressione che le donne scompaiono, come se venissero inghiottite da una botola segreta". In altre parole la conquista dell'insegnamento superiore non si è tradotta in una presenza equivalente nelle strutture di potere.

Un'équipe del Centro di ricerca sui media e sul giornalismo si è interessata alle fotografie e ai testi pubblicati sugli interventi all'Assemblea nazionale portoghese. L'obiettivo, spiega la ricercatrice Teresa Flores, era quello di analizzare la rappresentazione mediatica dei parlamentari donne. "La voce delle donne è praticamente inesistente, tanto nell'immagine quanto nel discorso. A volte si trovano al centro degli sguardi ma non al centro dell'azione politica. Il modo di presentare le donne contribuisce a renderle invisibili, o a devalorizzarle". Questo vale sia per le istituzioni di potere che per le università, sintetizza Ana Cabrera, un'altra ricercatrice di questa équipe: "Più del 70 per cento dei deputati donne ha una laurea, e l'8 per cento un diploma universitario di terzo ciclo. Questo riflette bene l'attuale società portoghese: le donne hanno fatto un balzo in avanti in termini di formazione, senza però beneficiare di un progresso equivalente in termini di potere".

Un altro fatto della società spiega la scarsa rappresentazione delle donne negli organi di decisione: mentre il Portogallo mostra un'altra presenza femminile negli ambienti universitari e sul mercato del lavoro, è molto indietro nella divisione delle mansioni domestiche. "Le donne hanno saputo conquistare il loro posto nello spazio maschile, ma gli uomini non hanno fatto alcun passo in senso inverso", si rammarica Anália Torres. "Senza una maggiore divisione dei compiti il problema non potrà essere risolto".