Lunedì 10 giugno la Commissione europea ha ripetuto di essere "preoccupata" per il caso Prism, il programma americano di sorveglianza elettronica diretto dall'Agenzia nazionale di sicurezza (Nsa) che gli permette di accedere ai dati esteri e in particolare europei.

Insolitamente discreta, la commissaria alla giustizia Viviane Reding non ha criticato gli Stati Uniti, con i quali – ha spiegato la sua portavoce – parla "sistematicamente" dei diritti dei cittadini europei. Reding sembra soprattutto irritata con i paesi dell'Unione europea, che il 6 giugno hanno bloccato a Lussemburgo il suo progetto di protezione dei dati personali.

In discussione da 18 mesi e dopo 25 riunioni, il dossier Dpr (Data Protection Regolation, regolamentazione della protezione dei dati) è oggetto di tremila emendamenti e divide l'Unione. I ministri della giustizia dei Ventisette si sono riuniti poche ore prima delle rivelazioni dell'ex dipendente della Cia Edward Snowden sul quotidiano inglese The Guardian, che forse avrebbero permesso di avvicinare i diversi punti di vista. Londra e l'Aia considerano la bozza di Reding troppo penalizzante per le imprese, Parigi vuole maggiore attenzione per le reti sociali e Berlino considera i testi troppo vaghi. Ma di fronte alle rivelazioni su Prism anche le capitali europee affermano di essere "preoccupate".

Del resto questo era proprio il termine utilizzato dalla Commissione nel 2000, quando furono svelate le attività europee di Echelon, una rete anglosassone di sorveglianza globale delle telecomunicazioni. L'Nsa dirigeva queste intercettazioni allo scopo di ottenere informazioni economiche, commerciali, tecnologiche e politiche. La legislazione degli stati membri dell'Unione era stata violata, così come i diritti fondamentali dei cittadini.

All'epoca Londra aveva approfittato del suo rapporto privilegiato con Washington per spiare i rivali europei. Le due capitali hanno negato e i dirigenti europei hanno preferito dimenticare che il responsabile della crittografia delle comunicazioni della Commissione aveva dichiarato di essere "in buoni rapporti con l'Nsa", che in questo modo avrebbe avuto libero accesso alle informazioni confidenziali dell'esecutivo europeo. In seguito l'interessato ha "rettificato" le sue dichiarazioni in una lettera al suo superiore.

Dopo gli attentati dell'11 settembre 2001 – che Echelon non è riuscita a prevenire – in nome della lotta al terrorismo gli europei hanno concesso – a volte di propria volontà, spesso costretti – un numero consistente di dati alle autorità americane. Ma nel 2006 l'Europa avrebbe scoperto che Washington aveva segretamente accesso da cinque anni alle informazioni di Swift, una società belga che crittografa i flussi finanziari tra le banche di tutto il mondo.

Una volta passata la sorpresa e dopo aver avviato un difficile negoziato, nel 2010 è stato firmato un accordo. Gli europei hanno ottenuto la possibilità di valutare la pertinenza delle richieste americane per esercitare un controllo, la procedura ed eventuali incidenti sono oggetto di una valutazione semestrale e così via.

Il caso dei dai personali dei paesseggeri aerei (Pnr, Passenger name record) è stato altrettanto complesso e ci sono voluti nove anni di trattative e quattro versioni del testo per permettere finalmente di arrivare a un accordo nell'aprile 2012. Preoccupati soprattutto di evitare la firma di accordi bilaterali che avrebbero offerto poche garanzie, gli europei hanno finito per accettare la trasmissione di 19 dati riguardanti tutti i viaggiatori dell'Ue che vanno negli Stati Uniti o che li sorvolano. Washington aveva inserito nel negoziato la liberalizzazione delle autorizzazioni di accesso al territorio americano. I dati raccolti sono resi anonimi dopo sei mesi, conservati per cinque anni su una banca dati "attiva" e poi per dieci anni in una banca dati "dormiente".

Nessun controllo

Gli europei però non sono riusciti a risolvere una questione fondamentale: tre delle quattro compagnie mondiali che conservano i dati di prenotazione della maggior parte delle compagnie mondiali sono negli Stati Uniti e sono quindi sottoposte alla legislazione di questo paese. In caso di problemi le leggi europee non avrebbero alcun potere su di esse. Come nel caso di Prism, l'Unione è costretta a riconoscere non solo di essere sistematicamente in ritardo sugli avvenimenti, ma anche che la sua capacità di azione è limitata.

Attualmente l'Ue cerca di negoziare con gli Stati Uniti la possibilità per i cittadini europei di far correggere attraverso una procedura giudiziaria dei dati personali errati in possesso di società private americane. I cittadini americani che vivono in Europa godono già di questo diritto.

L'eurodeputata liberale Sophie in't Veld spera che le rivelazioni sulle pratiche dell'Nsa risveglino la coscienza degli europei e li costringa a mostrarsi più esigenti. Ma il parere di un alto funzionario di Bruxelles è molto diverso: "Questo caso conferma ancora una volta che gli Stati Uniti sono i leader in materia di antiterrorismo e che molti stati membri non oseranno contrastarli". Secondo questa fonte è del resto "molto probabile" che il Regno Unito e altri paesi abbiano tratto vantaggio da informazioni ottenute da Prism. La cancelliera tedesca Angela Merkel sarà molto probabilmente la prima a sollevare direttamente la questione con Barack Obama, visto che il presidente americano si recherà a Berlino il 18 e 19 giugno.

La questione è molto delicata, soprattutto in un paese molto attento alla vita privata, e visto che le rivelazioni del Guardian hanno messo in evidenza come la Germania sia stata uno dei paesi più colpiti dalle intercettazioni. Secondo un esperto di Bruxelles questo potrebbe indicare che le autorità americane farebbero anche dello spionaggio industriale – cosa che Washington negava già ai tempi di Echelon. Nel frattempo lunedì 10 giugno un portavoce del ministero della Giustizia tedesco ha fatto sapere che l'amministrazione sta verificando "possibili ostacoli ai diritti dei cittadini tedeschi".