Vi ricordate il caso Lautsi vs. Italia? Quello della madre di origine finlandese che si era rivolta alla Corte europea dei diritti dell'uomo (Ehcr) per ottenere la rimozione del crocifisso dalle aule della scuola frequentata dal figlio, sostenendo che il simbolo violava la libertà di pensiero e la laicità santificate da tante Dichiarazioni e Costituzioni, e ottenendone piena ragione? Bene, avrete anche notato che i crocifissi sono ancora al loro posto, nelle scuole e in ogni sorta di luogo pubblico. Le sentenze della Corte sono infatti cogenti in teoria, ma in pratica si tratta di dichiarazioni di principio la cui regolare violazione viene punita solo con un buffetto o una multicina.

Ciò rende ancor più stupefacente la gara di solidarietà di cui è stato oggetto il nostro paese dopo aver presentato ricorso contro la sentenza della Corte: 10 paesi membri del Consiglio d'Europa (Armenia, Bulgaria, Cipro, Grecia, Lituania, Malta, Monaco, San Marino, Romania e Russia) hanno deciso di costituirsi parte civile a sostegno dell'Italia, un record assoluto nella storia dell'istituzione. Perché? Primo perché si tratta di paesi fortemente cattolici o ortodossi, e la manipolazione della vicenda da parte delle locali chiese ha creato un'ondata di pie emozioni assai facile da cavalcare.

Secondo, perché tutti hanno qualche deroga da chiedere ai bei principi comunitari, e con il gran ritorno dell'idiotismo nazionale esigere l'impunità non è più sconveniente, anzi. Oggi si dice "reclamare autonomia", ed è segno di schiena dritta. La solidarietà europea, che si è fatta tanto desiderare davanti alla crisi economico-esistenziale che sconvolge da mesi l'Unione, è invece scattata all'istante di fronte alla minaccia giacobina dell'ingerenza di Strasburgo. Gabriele Crescente