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Gli effetti della pandemia su Spotify

Non tutti vanno al lavoro in questo periodo, tanti lavorano da casa. C’è più tempo per film, serie Tv, per ascoltare e leggere. L’industria della musica dovrebbe trarne profitto:i dati invece suggeriscono l’opposto. Il declino del numero delle riproduzioni delle canzoni nella top 200 in differenti Paesi europei suggerisce una diminuzione nel numero degli utilizzatori durante la pandemia. La tendenza è evidente soprattutto in Italia, dove il coronavirus ha inizialmente colpito più duramente.

Pubblicato il 19 Luglio 2020 alle 10:36

Se cercate “corona…” su Spotify, vedrete dozzine di playlist create per il lockdown. Vi si trovano canzoni che fanno riferimento scherzosamente alle circostanze, come “In the Air Tonight” (1980), “Isolation” (1980) o “It’s the end of the world as we know it”. Quest’ultimo brano, registrato nel 1987 è, forse prevedibilmente, tornato in auge.

Queste canzoni,  tuttavia, non si trovano tra i 200 brani più popolari su  Spotify. E la Top 200 è l’unico dato che il gigante della musica in streaming ha reso pubblico. Possiamo trovare comunque le risposte alla nostra domanda.

Durante una crisi si cercano informazioni

Diamo un’occhiata ai dati riguardanti l’Italia, che, inizialmente, è stato il Paese europeo più duramente colpito. Il grafico mostra il numero di canzoni riprodotte nella Top 200 italiana dall’inizio del mese di febbraio 2019 e fino al 30 marzo 2020. Il numero di riproduzioni cambiaregolarmente. I picchi visibili compaiono una volta alla settimana, durante il week-end. Il maggior numero di riproduzioni appare il venerdì o il sabato, giorni durante i quali si fanno feste per antonomasia, mentre si registra una diminuzione la domenica. In Italia ci sono anche variazioni stagionali: in estate per esempio si ascolta più musica. Un incremento dell’indice di ascolto può anche essere la conseguenza dell’uscita di un film o di una serie. In Italia, un fenomeno del genere si è verificato in occasione dell’uscita di un album del rapper Supreme, il 15 novembre.

Gli italiani non dell’umore di ascoltare primi in classifica. Dati sull’ascolto del Top200 di Spotify, in milioni:

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Il grafico mostra anche un minor numero di riproduzioni a partire da venerdì 6 marzo. Il lunedì seguente, 9 marzo, il Premier Conte ha annunciato la quarantena per il Paese. L’epidemia si è diffusa e possiamo solo immaginare che gli Italiani, rinchiusi in casa, avessero orecchi soltanto per le notizie di attualità.

Come spiegare una tale inversione di tendenza? Ewa Góralska di MullenLowe Mediahub sostiene che ciò sia collegato alla paura. Davanti ad una minaccia, il pubblico cerca informazioni piuttosto che distrazioni, poiché questo accresce la sensazione di avere il controllo della situazione. È anche possibile che gli utilizzatori più giovani preferiscano YouTube, Netflix, oppure i videogiochi. 

Non è tempo di far festa

La classifica delle Top 200 non permette di tirare conclusioni definitive circa il numero di riproduzioni complessivo. L’età media dei fruitori di Spotify può variare a seconda del Paese. In Polonia, Spotify attira un pubblico relativamente giovane, e parecchi artisti della Top 200 potrebbero risultare sconosciuti all’ascoltatore medio di più di 30 anni. Ciò significa che un cambiamento da parte degli utilizzatori che non ascoltano gli artisti più popolari potrebbe non essere registrato. 

Nonostante la diminuzione degli ascolti dei brani nella Top 200, è tuttavia possibile che i fruitori di Spotify utilizzino tale servizio con la stessa frequenza di sempre. Potremmo ipotizzare, sebbene sia improbabile, che abbiano cominciato ad ascoltare dei vecchi brani (come “In The Air Tonight” di Phil Collins, che abbiamo già menzionato) o gruppi di nicchia, come la band inglese Daughter o il gruppo polacco Coals.

Questo fenomeno è evidente soltanto in Italia? E cosa succede in Spagna o negli altri Paesi ugualmente colpiti?

Nel corso delle ultime settimane, alcuni Paesi, tra i quali la Germania, la Spagna e il Regno Unito, non hanno registrato un declino significativo al pari dell’Italia, ma una leggera, costante diminuzione degli ascolti è evidente. Curiosamente, nel caso di Polonia e Spagna, al di là di una diminuzione generale del numero di riproduzioni, notiamo una differenza meno netta nel numero di riproduzioni durante la settimana e nel week-end. Forse tali diminuzioni dipendono dall’annullamento degli eventi del venerdì sera.

Qual è il rapporto tra il numero di riproduzioni della Top 200 in Polonia l’anno scorso e quest’anno? Allo stesso modo dell’Italia, gli ascolti aumentano il venerdì e raggiungono il punto più basso la domenica. Le canzoni più popolari fanno il boom di ascolti nel periodo natalizio, soprattutto il giorno della Vigilia. “Last Christmas” è costantemente in cima alla lista.

Fare un confronto tra il numero di ascolti della Top 200 tra un anno e l’altro, tuttavia, può causare confusione: Spotify, infatti, è in costante crescita ed espansione nei differenti Paesi. Nel grafico, dove tutti i Paesi sono rappresentati, tale fenomeno è spiegato chiaramente. In Polonia, sebbene la popolazione sia maggiore che in Svezia, gli ascoltatori della Top 200 sono di meno. Il potenziale è significativo. E più utilizzatori significa più riproduzioni.

Meno successi durante il lockdown, ma non dappertutto. Numero di riproduzioni dello Spotify Top 200, in milioni.

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In Polonia, al contrario dell’Italia, non si registra una marcata differenza stagionale. Il grafico aumenta gradualmente durante tutto l’anno, probabilmente a causa dell’aumento costante degli utilizzatori. A parte i periodi di vacanza, soltanto l’uscita delle hit provoca un aumento significativo delle riproduzioni, anche del 100%. L’uscita del quarto album di Taco Hemingway, o di “Art Brut 2”, ultimo brano del duo rap Pro8l3m, messo in distribuzione appena due giorni prima che gli assembramenti venissero vietati, sono esempi validi.

Sebbene non al livello dell’Italia, anche in Polonia il numero di riproduzioni è diminuito nel corso delle ultime settimane. In seguito al divieto di assembramento, introdotto l’8 marzo, la differenza tra i brani ascoltati durante la settimana e nel week-end è diminuita. La diminuzione delle riproduzioni da un anno all’altro non è drastica, ma comunque evidente.

Questo articolo è pubblicato in collaborazione con lo European Data Journalism Network.

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