“Non oggi!”
Qual è il punto in comune tra il Bangladesh, la Colombia, l'Egitto, l'India, il Kosovo, il Marocco, la Tunisia e i paesi candidati all'adesione all'Unione europea? Sono tutti considerati dall'Ue come paesi “sicuri”. Cosa significa? Che i richiedenti asilo provenienti da questi paesi vedranno accelerata la procedura di esame della loro domanda e, in caso di rifiuto, la procedura di espulsione.
Il 10 febbraio, grazie a un'alleanza tra la destra e l'estrema destra, il parlamento europeo ha definitivamente adottato due testi che inaspriscono la politica migratoria dell’Ue: uno che stabilisce un elenco di paesi sicuri e l'altro che consente di rimandare i richiedenti asilo in paesi di cui non sono cittadini.
Secondo alcuni critici l'accelerazione delle procedure di richiesta di asilo rischia di far passare in secondo piano le esigenze individuali dei migranti. L'esternalizzazione della migrazione, dal canto suo, potrebbe consentire di mandare i richiedenti asilo in paesi con cui non hanno alcun legame.
Intanto, e in controtendenza con le misure restrittive adottate dal parlamento europeo, a fine gennaio la Spagna ha approvato un piano volto a regolarizzare 500mila migranti privi di documenti, in particolare per motivi economici.
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